Amate il primo giorno di scuola e appassionatevi degli altri 200

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

“Rubo” e faccio mio il titolo di una riflessione di un insegnante-giornalista apparsa qualche tempo fa qui. Mi ha colpito in maniera particolare questa frase “Ho portato il primo giorno di scuola un fiore sulla cattedra. Perché quella pianta resterà con noi tutto l’anno. Ho chiesto agli alunni di portare ognuno un fiore perché possiamo imparare che solo prendendoci “cura” di una pianta, di una persona, di noi, della scuola, possiamo crescere”. Più di tante parole, di tante cerimonie e di tante emozioni un simbolo che accompagnerà maestro ed alunni per tutta la vita.pianta

Maestre e maestri, professori e professoresse per sempre.
Così capita anche a me quando incontro i miei alunni dopo anni al supermercato, sull’autobus, in piazza e sono adesso adolescenti dalla voce profondissima o soavi e graziose donnine, mi salutano diversamente da quando avevano sei anni, magari non mi abbracciano e non mi mandano baci, ma resto sempre la loro “maestra”.

Ecco perché è importante amare il primo giorno di scuola, renderlo emozionante e pieno di cerimonie, ma soprattutto prendersi cura di tutto l’anno. Perché è in quei duecento giorni che ci saranno le difficoltà, le incomprensioni, le paure di non farcela e si costruisce quel rapporto tra alunno e insegnante (e anche genitori quando si parla di bambini) di cui parlavo sopra.
Bisogna saper far crescere quel fiore che ha posto simbolicamente quel maestro sulla sua cattedra con pazienza e con costanza.

Durante la prima riunione con i genitori dei miei alunni di prima ho chiesto proprio di comunicare. Specialmente nei momenti difficili e quando ci saranno delle incomprensioni perché è così che si costruisce un vero e proprio rapporto.

Perché i problemi della scuola si risolvono a scuola.

Ho partecipato al primo giorno di scuola di mia figlia. Devo dire che la scuola e le maestre avevano fatto un gran bel lavoro: a noi genitori è stato permesso di stare quasi un’ora con i bambini ed i loro “tutor” di quinta elementare e ci hanno permesso di entrare fin dentro la loro classe dove si è svolto un vero e proprio “taglio del nastro”. I nostri piccoli seienni erano molto emozionati e noi genitori più di loro, la cerimonia è stata davvero stupenda e ci ha toccato il cuore ma, soprattutto chi ci lavora, sa che la scuola non è questa.

La scuola spesso è quella senza maestro perché non ci sono i fondi per mettere la supplente, della macchina fotocopiatrice rotta e della LIM in una classe sola. Quella che non ha i fondi per comprare il materiale scolastico o per le gite e viene chiesto ai genitori.

Ma dovremmo continuare ad amarla, noi docenti e noi genitori, e a credere nell’istituzione scolastica e nel suo valore,  soprattutto in questi momenti di difficoltà e durezza.

Mi viene un paragone che probabilmente non è calzante ma è quello che penso spesso ultimamente che vedo molte coppie di giovani sposi separarsi solo dopo pochi anni di matrimonio. Alcuni li conosco, di alcuni ho visto le foto di sfarzosi matrimoni su Facebook con occhi e visi pieni di amore. Magari è vero, anzi, sicuramente è vero. Ma anche il matrimonio non è quello.
Il matrimonio non è la festa, è il giorno dopo.
Sono le difficoltà, la durezza di venirsi incontro e di capirsi, le difficoltà nell’educare un figlio, le incomprensioni…è lì che bisogna incominciare ad amarsi.

Forse sono andata fuori tema, perciò scusatemi. Vi auguro (e mi auguro) quindi di amare e di appassionarvi a questi duecento giorni di scuola che ci vedranno protagonisti insieme!

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