Anoressia, genitori e figli

Ultima modifica 28 Giugno 2019

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un articolo dal titolo “La dieta choc di una bambina di 7 anni: tre mele e 34 flessioni”.

Parla di una madre che fa una scoperta terribile, legge sul diario della propria figlia la lista limitatissima di alimenti che lei avrebbe potuto mangiare e tanti esercizi fisici da fare. Nella mia esperienza, in realtà, non ho mai seguito casi di piccoli bambini con queste “fisse” alimentari; ho, al contrario, insieme ad un’ équipe, seguito giovani adolescenti di 13 – 14 anni con problemi di anoressia.

Il rapporto con il cibo nasconde spesso una condizione psicologica particolare perché il cibo rappresenta uno degli strumenti con cui interagiamo con il mondo. Nei casi di alterato rapporto con il cibo si possono, poi, avere degli effetti collaterali non sempre facili da accettare e da compensare, in questo caso esso stesso diviene causa di disagio: chi mangia troppo potrebbe ingrassare rischiando di non piacere. Si crea, quindi, una sorta di conflitto fra due bisogni, quello di saziarsi e quello di piacere, e non sempre se ne esce con equilibrio.

Le turbe che portano ad un cattivo rapporto con il cibo in termini di rifiuto o di eccesso chiamate anoressia e bulimia complicano spesso l’età dell’ adolescenza quando la relazione che si costruisce con il mondo, e veicolata spesso dal cibo, può diventare così critica da incidere profondamente sulla formazione della personalità.

I genitori possono fare molto intanto per prevenire il problema in quanto spesso sono parte in causa in questo disagio di partenza e di fondo che porta alla situazione patologica: una relazione sana, affettivamente positiva senza assenze ma anche senza invadenze può essere efficace; possono fare molto prestando attenzioni ed attenzione a ciò che sta accadendo attorno ed accorgersi del disagio attraverso quei piccoli e grandi segni che lanciano i figli per dimostrare il proprio disagio e chiedere aiuto, prima che il problema si manifesti in tutta la sua virulenza.

Un percorso di aiuto psicologico e clinico per adolescenti, con un approccio multidisciplinare, è quello che tanti ambulatori di psichiatria dell’adolescenza forniscono (uno fra i più rinomati è quello del Policlinico “Gemelli” di Roma).

Non sottovalutate se i vostri figli tentano di controllare il loro aspetto fisico e finiscono in un ossessivo calcolo delle calorie e nella negazione della fame e dell’evidenza del proprio stato. Proprio l’adolescenza, con i suoi problemi di crescita, accettazione ed autostima è il periodo più critico.

I dati sui disturbi alimentari riscontrati, rapportati su scala nazionale, fanno ritenere che ne soffrono 10 adolescenti su 100, di cui 1 – 2 in forma grave.

Attenzione: ogni fanciullo ha bisogno di essere ascoltato.  

Dott.ssa Samantha Amato – Dietista

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