Ultima modifica 14 Ottobre 2019

L’altro giorno ho letto un articolo scritto da una giornalista che mi piace moltissimo, e pubblicato su Repubblica.
L’articolo raccontava di una bimba che era stata esclusa da una gita perché non frequentava l’ora di religione.

Bambina esclusa dalla gita perché non fa religione. Succede anche questo

esclusa dalla gita perché non fa religione

È successo all’Istituto comprensivo Fabrizio De André, una scuola di Peschiera Borromeo, vicino Milano.
Il caso è scoppiato all’indomani di una decisione presa a seguito di un consiglio di classe “fiume”, con presenti docenti e genitori, e ha fatto il giro di quotidiani di carta e online.

In pratica il fatto: durante l’ora di religione è stato realizzato un progetto che aveva tra l’altro in programma la visita ad un museo africano che si trova a Basella Urgnano.

Io devo dire sconoscevo totalmente questa location, e dopo avere visto il sito sono rimasta piacevolmente sorpresa.

All’interno di questo museo si trovano una collezione permanente di oggetti provenienti dal continente africano, una sala per allestire spettacoli di danza e canto, un laboratorio, e un grande spazio dove organizzare pic-nic e giochi all’aperto.

Il museo è visitato da famiglie e scolaresche, e si trova all’interno di un convento di padri passionisti.
Questi ultimi hanno realizzato il museo nel 1984, con l’ovvio scopo di fare un po’ di propaganda, sanissima per carità, ma sempre propaganda (diceva Totò “Vota Antonio Vota Antonio” no?).

Ed ecco cosa è successo nella scuola di Peschiera Borromeo dove una bambina esclusa dalla gita perché non fa religione ha fatto scoppiare un caso.

L’insegnante di religione di questa classe di prima media (ricordiamo che gli insegnanti di religione dipendono dalla Curia), dopo avere preparato i ragazzini durante la sua ora per questa uscita didattica, e, sembra, dopo averne discusso ampiamente con colleghi e genitori, ha (hanno) deciso che alla gita non avrebbero partecipato le alunne che si erano avvalse della facoltà di non frequentare l’ora di religione cattolica.

Una di queste bimbe, al diniego della scuola, è scoppiata in lacrime, e sono intervenuti i genitori.
A quel punto, per difendere la bambina, è partita una petizione, firmata da alcune mamme anche di altre classi, che hanno scritto alla scuola sostenendo  “I nostri figli si sentono esclusi e penalizzati”.

Nella lettera queste mamme hanno invitato la scuola a pensare al carattere inclusivo che sia la scuola che queste uscite, seppur o maggiormente se organizzate dalla Curia, avrebbero dovuto avere.

Ecco, io davanti a questa vicenda ho un sentimento ambivalente.

esclusa dalla gita perché non fa religione

Da un lato mi metto nei panni della mamma di quella bimba, che è tornata a casa con gli occhi gonfi di lacrime, sapendo che quel giorno si sarebbe ritrovata quasi sola in classe, pensando ai suoi compagni che erano in gita. Penso anche al carattere inclusivo della scuola e della chiesa, che hanno chiesto a gran voce quelle dodici mamme schieratesi dalla parte delle piccole escluse.

E a niente, se fossi la mamma di quella bambina,  sarebbe valsa per me la giustificazione della preside Marina De Marco, che a Repubblica ha spiegato:

È un tema molto delicato e interessante, perché da un lato dobbiamo rispettare la libertà di non frequentare l’ora di religione, dall’altro dobbiamo fare lo stesso con il lavoro di questi insegnanti: quell’uscita è stata preparata a lezione, fa parte del programma che la professoressa ha svolto in classe, non è una gita di svago: vanno a parlare con missionari cattolici e le loro famiglie hanno fatto una scelta all’inizio dell’anno su questo“.

La preside inoltre si è giustificata sostenendo che molte altre uscite, come quella a Expo o al museo del fumetto, hanno previsto la partecipazione di tutte le classi e di tutti i bambini, ma che quella incriminata invece era stata decisa da un consiglio, che aveva inoltre aperto un dibattito sull’utilità di realizzare gite e visite che avessero un taglio “universale” anche quando si fosse trattato di religione.

Penso ancora che il carattere inclusivo non sia dunque né della scuola né della chiesa, certo non sempre e non ovunque, ma purtroppo un gesto simile sembra quasi ritorsivo (“Tu non frequenti, e io non ti porto in gita, ecco!”). E fa purtroppo più tristezza sentire anche un solo caso di questi che mille altri dove invece nelle parrocchie e sui banchi di scuola si realizza la vera inclusione, non solo religiosa, ma anche di bambini disabili, di altre razze o figli di genitori gay.

E poi posso anche affermare senza pericolo di essere smentita che a volte i bambini e ragazzi che entrano a contatto con l’ora di religione, pur non essendo battezzati o comunicati trovano quell’ora molto più proficua e interessante che la cosiddetta “ora alternativa”, che è scelta dai ragazzi più grandi e maturi con consapevolezza, ma si riduce ad un nulla, con altri alunni tutti insieme in una classe a bighellonare (testimonianza diretta!).
Anzi, sono poi quegli stessi bambini, figli di genitori atei, o chessò buddisti,  che decidono di frequentare anche le parrocchie e il catechismo per avvicinarsi a quel mondo comunque destinato ai più piccoli.

Sulla scia di questa notizia della io farei un appello a tutti i genitori, proprio come pensiero del tutto personale.

Io ho spesso seguito le lezioni di religione dei miei figli.
Ho visti i loro libri e conosciuto le insegnanti.

Sono credente, di quelli non assiduamente praticanti, ma non mi piacciono i preti che fanno fare i compiti durante i pomeriggi di catechismo ai bambini che frequentano i corsi per la prima comunione, e tante altre cose che ho sentito negli anni, dette in nome del Signore.

Rispetto anche molto quelli che non la pensano come me, reputo sempre istruttivo il confronto con altre culture, altre razze e altri credi politici e religiosi.

Quando ho sfogliato i libri di religione dei miei figli, e quando ho visto gli studi, le ricerche, e persino quando ho letto di questa uscita didattica ho pensato che in fin dei conti non frequentare l’ora di religione a scuola fosse un errore (vogliamo parlare di quello che fanno durante educazione motoria???)

Mio figlio maggiore per esempio ha fatto ricerche su Malala, sull’Onu, sulle organizzazioni governative e non, sui rifugiati. Ha studiato tutte le religioni dal cristianesimo all’Induismo.

Questa è quella che potrebbe essere per me una lezione di inclusione e di sensibilizzazione dei più piccoli.

E allora, care mamme atee e convinte che il catechismo catechizzi (che non è che non sia vero in molti casi, per carità), pensate anche che quando fate una scelta, o peggio, quando la fate fare ai vostri bambini (cosa peggiore perché comunque imposta e non consapevole), dovete essere pronte a subirne le conseguenze.

Dovete essere coerenti.

Dovete sapere che non frequentare l’ora di religione è comunque una presa di posizione, e a volte penalizza non voi, ma i vostri figli. E dovete anche ripensare soprattutto, se siete coerenti e fiere di esserlo, che l’albero di Natale e gli auguri (e i regali soprattutto) sono il frutto di una festa religiosa.

Dovete evitare di fare feste per l’onomastico dei vostri piccoli, dovete chiudervi in casa e spiegare ai vostri figli perché non andate con gli altri a fare la scampagnata a pasquetta, oppure dovete dire che potreste anche organizzarla la domenica successiva. E dovreste essere contente che vostra figlia non sia andata ad una gita dai Padri Passionisti.

Perché se invece al contrario partecipate a tutte queste “celebrazioni religiose” non potreste prendervela con l’insegnante della Curia, che pensa piuttosto che un gesto come questo sia un po’ più coerente!

Alessandra Albanese

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