Bambini in carcere

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Sono meno di 50 i bambini che vivono nelle carceri italiane, non è un numero considerevole, ma….sono bambini da 0 a 6 anni ristretti in carcere perché affidati alle madri, non hanno altri parenti ritenuti in grado di accudirli, non hanno nessuno tranne le loro mamme che hanno commesso un reato e devono scontare la loro pena.

bambiniincarcere

Ma sono bambini costretti a vivere dietro le sbarre i primi importantissimi anni della loro vita, anni in cui, come è noto, si forma la loro personalità, il loro pensiero cognitivo e sociale contestualmente al linguaggio.

Quale fantastico privilegio accorda loro la legge!

Il privilegio di restare con la madre in cella!

Essere reclusi è traumatico, segna il loro presente come segnerà il loro futuro.

Vivere entro le mura del carcere, e fino a 6 anni, non ha senso, quei piccoli, senza colpa, non possono essere privati del mondo, dei suoi suoni, colori, odori, dei suoi spazi aperti come delle strade e piazze piene di traffico e di vita.

Non possiamo condannarli a restare a guardare una porta chiusa che, per un attimo, si apre per poi rinchiudersi e rinchiuderli dentro con un tonfo che riempie tutto il loro mondo!

Pensate ad un bambino malato, ricoverato nella tetra freddezza di un’infermeria di un carcere oppure … oppure in un ospedale senza la presenza di qualcuno che ama e che conosce.

Pensate al suo dolore, alla sua disperazione…che sono insopportabili tanto che, la regione Lombardia è ricorsa ad un escamotages: fa ricoverare anche la madre!

Eppure, eppure chi ha sbagliato deve pagare, ma chi deve pagare è la madre e non il bambino!

Soluzione?

Hanno pensato a Case Famiglia dedicate, protette, simili a comuni case, ma sorvegliate con discrezione dall’interno, senza sbarre, armi o divise, con un giardino dove i piccoli possano giocare e respirare, ma costruire quelle case costa e i denari non si trovano almeno non si vogliono trovare, poiché altre sono le priorità dei nostri governanti.

Altri i loro desideri, le loro aspirazioni.

Magari acquistare degli aerei per modernizzare la nostra flotta, magari festeggiare annualmente ricorrenze che ricordate già ogni 10 anni sarebbe troppo, utilizzare scorte e aerei per la propria sicurezza, magari spendere denaro per ricevimenti fastosi e viaggi di poca utilità, sono realmente più importanti?

Queste case esistono, per ora, solo a Milano, Venezia e in un piccolo paese della Sardegna.

Ho sentito vantare il nido di Rebibbia come un oasi di bellezza, ma è in carcere!

Per arrivarci vedono muri, varcano porte sbarrate, che si aprono davanti a loro e immediatamente si chiudono al loro passaggio con uno sferragliare di chiavi e sbarre.

Vedono solo un pezzo di cielo, sbirciando dalle sbarre delle celle o nei tristi cortili grigi dove non nascono fiori, pensate forse che non sappiano che non li vedano?

Li vedono eccome e ne soffrono!

Soprattutto da quando hanno l’opportunità di uscire, di vedere il mondo fuori dal carcere. Ma quando tornano non vogliono più entrare, anche quando tendono le braccia alle loro mamme, voltano il viso all’indietro con occhi tristi, pieni di desiderio e di rimpianto.

Forse il loro numero è esiguo, forse è un problema marginale per gli altri, ma non per loro.

Sono piccoli che soffrono, sono bambini che non vivono una vita tranquilla e serena.
Per colpa delle loro mamme certo, ma anche per colpa nostra, di chi non fa nulla per rendere la loro vita accettabile.

Eppure la legge c’è, inadeguata? Migliorabile? Forse!

Di sicuro, però INAPPLICATA !!!!!

Nonna Lì

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