Ultima modifica 17 Giugno 2023

Scrivo questo post perché la scuola invisibile, prima o poi dovrà uscire allo scoperto in tutta la sua complessità che da un bel pezzo vivono solo gli insegnanti.

Non è esattamente tutto semplice semplice.

La geometria è matematica.
La geometria piace tanto ai bambini ed è una lettura matematica della realtà.
In passato avevo una gran paura di affrontarla, perché erano serie di definizioni e formule dirette e inverse da imparare.
E chi non aveva memoria? Mah, boh, bah… era dura per chi non riusciva a ricordare.

Però un insegnante alle prime armi, parliamoci chiaro, prima della laurea in scienze della formazione aveva solo il libro come compagno di banco.
Sì, c’erano le guide, ma ogni volta che provavo a seguirle non mi tornava nulla: tempi, reazioni dei bambini, risultati.

bambini pensano

Non avevo allora grandi soluzioni perché non avevo termini di paragone: come l’avevo imparata, la insegnavo.

E qua casca l’asino: insegnare concetti come imparati a scuola era piuttosto pericolante.

No, no, non ho sbagliato.
Spiego “pericolante”: qualsiasi variabile io avessi introdotto nei miei insegnamenti, nei problemi da risolvere, nelle domande, i bambini sarebbero inesorabilmente caduti.
Poi qualcuno che ha letto tra le righe, visualizzando astrattamente ciò che spiegavo, sarà sicuramente rimasto in piedi…ma non tutti.
Di questo sono tristemente consapevole.
A dire la verità una maestra di grande esperienza mi disse che dovevo fare, costruire, montare…ma cosa?
Lei evidentemente aveva le idee chiare di suo. Io per niente.

Oggi abbiamo una serie piuttosto cospicua di obiettivi da raggiungere
Indicazioni Nazionali pag. 49

Gli obiettivi specifici solo per Spazio e figure:

Descrivere, denominare e classificare figure geometriche, identificando elementi significativi e simmetrie, anche al fine di farle riprodurre da altri.
Riprodurre una figura in base a una descrizione, utilizzando gli strumenti opportuni (carta a quadretti, riga e compasso, squadre, software di geometria).
Utilizzare il piano cartesiano per localizzare punti.
Costruire e utilizzare modelli materiali nello spazio e nel piano come supporto a una prima capacità di visualizzazione.
Riconoscere figure ruotate, traslate e riflesse.
Confrontare e misurare angoli utilizzando proprietà e strumenti.
Utilizzare e distinguere fra loro i concetti di perpendicolarità, parallelismo, orizzontalità, verticalità,parallelismo.
Riprodurre in scala una figura assegnata (utilizzando, ad esempio, la carta a quadretti).
Determinare il perimetro di una figura utilizzando le più comuni formule o altri procedimenti.
Determinare l’area di rettangoli e triangoli e di altre figure per scomposizione o utilizzando le più comuni formule.
Riconoscere rappresentazioni piane di oggetti tridimensionali, identificare punti di vista diversi di uno stesso oggetto (dall’alto, di fronte, ecc.).

Non li ho messi tutti per sport: li ho messi tutti per comprendere un paio di cose importanti.

Intanto emerge la componente creativa e costruttiva del lavoro in geometria, che non è solo “impara le formule e risolvi i problemituttiuguali”.
Poi si comprende bene che le figure non sono più sole, ma devono essere messe in relazione tra loro per comprendere che un’area non si calcola solo con una formula, ma riflettendo sulle “sottofigure” in cui può essere suddivisa.
Il lavoro strettamente meccanico di un tempo studia-memorizza-applica non serve più, non si fa più… non si deve fare più.
Anzi, proprio non viene considerato.

Dobbiamo quindi portare i bambini, conoscenza dopo conoscenza, a costruirsi le loro formule, a dedurle attraverso un filo logico.

Ad esempio: che i parallelogrammi hanno necessariamente i lati opposti uguali è una deduzione che si formano da soli osservando due strisce di piano che si incontrano.
Io alle elementari non ne avevo idea.

I bambini e la loro scuola non sono più l’accoppiata di una volta.

Oggi i bambini devono capire e non solo ricordare perché le cose che imparano dovrebbero permettergli di cambiare il mondo e agire al posto di chi non riesce.
Crediamoci tutti, e anche loro ci crederanno.
Diamogli importanza e anche loro gliela daranno.
Pensare invece di ricordare. Suona meglio.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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