Ultima modifica 28 Aprile 2021

Caro Federico,

intanto permettimi di chiamarti così perché sto scrivendo all’uomo e non al personaggio. Concedimi questa intimità anche se non ci conosciamo ma rivolgermi a “Fedez” non mi farebbe essere sincero quanto vorrei.

fedez

Intanto devo premettere che mi piaci come artista: anche se non posso definirmi un tuo fan (ho smesso di esserlo di chiunque circa 15 anni fa) adoro le tue canzoni.
Hanno dei testi che, dal punto di vista della scrittura, sono interessanti e per nulla banali. Quasi delle urla silenziose che non possono non fare breccia. Usi delle associazioni linguistiche che potrebbero essere da esempio per molti dei poeti di qualsiasi tempo.

E poi mi piace anche molto il modo in cui fai il giudice a X-Factor: sei diretto, dissacrante e sopra le righe senza mai essere esagerato e offensivo e (lasciamelo dire) a tratti “educativo” verso chi vuole intraprendere la tua professione.

Apprezzo infine il tuo essere partito dal nulla ed essere arrivato dove sei: conosco Rozzano, il luogo da cui provieni, e comprendo bene quanto tu abbia dovuto sgomitare per raggiungere certi obiettivi.
Sai, io vengo da Viale Cermenate (non so se conosci) ad una manciata di fermate di 15, il tram che utilizzavo tutte le settimane per raggiungere la palestra dove giocavo a pallavolo, schivando i tossiconi e le prostitute che si potevano incontrare a ogni angolo di strada. Insomma: so cosa significa vivere fuori dalla Circonvalla.

Ma non ti sto lisciando, credimi.

Sto solo premettendo alcuni miei pensieri su di te perché tu possa fare attenzione a quello che ti dirò tra poco che, ne sono sicuro, non ti piacerà.

Ecco: ora arrivano le dolenti note.

E mi dispiace molto dover essere io a dirtele perché so di non essere nessuno, ma non posso più stare zitto. Anche se, ti giuro, ci ho provato per giorni.

Questa volta hai toppato.

Non mi sto riferendo al compleanno che hai deciso di festeggiare in quel supermercato, dimostrando pochissima attenzione all’importanza del rispetto per il cibo e per il lavoro altrui come hanno urlato tanti benpensanti radicalchic in rete.

(Lo so: il fatto che mia madre abbia fatto per 35 anni la cassiera in un supermercato differente da quello in cui ti hanno fatto gli auguri per i tuoi 29 anni ma altrettanto, se non di più, famoso mi fa essere particolarmente verso la categoria)

Dicevo che non mi sto riferendo a quella scelta (permettimelo) discutibile, che forse non è stata completamente tua. Non è quello l’aspetto in cui hai toppato.
Alla fine lo categorizzo nelle estremizzazioni che certi personaggi devono agire (a volte obbligati dalla necessità di ottenere like per rimanere sulla cresta dell’onda).

E non è neanche quel labiale che hanno buttato in rete.
Sì, quello in cui cerchi di arrampicarti sugli specchi per trovare una via d’uscita.
Qualsiasi essere umano avrebbe fatto lo stesso.
Appena si fosse accorto di fare una cazzata avrebbe cercato una via di fuga credibile. (Anche se, permettimelo ancora, non dà lustro alla tua autonomia ma, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, ti posiziona in quelli che hanno necessità di qualcuno con cui confrontarsi prima di prendere una decisione difficile. E questo è segno di grande autonomia).

Scommetto che ti stai chiedendo a cosa mi riferisco quando dico che hai toppato.

Stai pensando alle lacrime con cui hai chiesto scusa, forse?

Se così fosse ti stai sbagliando ancora, brancoli nel buio addirittura.
Perché le lacrime (se sincere) non sono segno di debolezza ma, anzi, di estrema forza. Apprezzo le persone che sono in grado di chiedere scusa in modo sincero anche mostrando il loro lato umano.

So che non stai leggendo queste parole ma, se fosse, sono certo che un po’ di rabbia e di fastidio ti starebbero salendo nel cervello.

Dove diavolo vuole andare a parare questo rompiballe che si permette di dirmi che ho toppato?

Ti accontento. E te lo spiego.
Ma permettimi di essere ancora un po’ prolisso (come è nella mia natura, purtroppo) per farti capire esattamente dove voglio arrivare.

Hai 29 anni. Questo non fa necessariamente di te un uomo fatto e finito perché conosco orde di quasi trentenni che ancora si comportano (e forse sono) degli adolescenti. Non è sempre colpa loro: la società e la famiglia ci mettono del loro per evitare che questi tardo adolescenti crescano e si trasformino in un uomo.

Ma tu hai fatto una cosa che non può più darti alcun alibi.

Hai messo al mondo un figlio.

la famiglia Ferragnez

Questo fa di te, che ti piaccia o no, un uomo.

Perché diventare padre implica l’assunzione di una responsabilità che non può essere delegata ad altri. Non è proprio il tuo amico (lo è ancora?) J-Ax nel testo di una delle vostre canzoni che apostrofa i genitori e la loro credibilità nei confronti dei figli?

“E come faranno i figli a prenderci sul serio
con le prove che negli anni abbiamo lasciato su Facebook.
Il papà che ogni weekend era ubriaco perso
E mamma che lanciava il reggiseno ad ogni concerto”

Puoi tranquillamente tradurre “Facebook” con “Instagram”, il social dove vivi (o dove mostri uno stile di vita, che – mi auguro – non è esattamente il tuo reale) e che molti ragazzi, poco più adolescenti di te, guardano con interesse alla ricerca di modelli da imitare.

Ecco dove hai toppato, caro Federico.

So che ci ho messo molto ad arrivarci ma avevo necessità di spiegarti.
Come farai a sopravvivere ad un figlio adolescente quando il piccolo Leo (ormai un brufoloso ominide con i piedi più lunghi della sua altezza) guardando le immagini di ciò che hai fatto metterà in discussione le regole che (faticosamente) cercherai di imporre?

Quale credibilità avrai nei confronti di tuo figlio con 15 anni in più sulle spalle e la maledetta voglia di dargli una direzione di senso?

figlio adolescente

Perché sono certo che adempirai al tuo ruolo di padre. D’altra parte hai avuto (così dici tu) dei modelli genitoriali che per te sono stati fondamentali e che ti hanno fatto diventare ciò che sei. Mi piace quindi pensare che non mollerai sullo stile educativo nei confronti di tuo figlio. Al netto dell’agio economico in cui, l’ormai brufoloso e ribelle, Leo crescerà grazie alla fatica che hai fatto.

Da padre a padre mi permetto, nel mio piccolo, di darti un semplice consiglio. Ogni volta che devi prendere una decisione o una scelta o semplicemente compiere un’azione pubblica fatti una semplice domanda.

“Leo come utilizzerà questa mia azione contro di me?”

Si chiama pragmatica educativa che, altro non è, che sopravvivere ad un figlio adolescente. Che, te lo garantisco se poco poco ti conosco da quanto ho scritto su di te in questa mia lettera, sarà il tuo cruccio per almeno un decennio. Almeno fino a quando tuo figlio non sarà diventato l’adulto che vorresti diventasse inciampando negli errori tipici dell’adolescenza. Quelli che hai commesso tu, che ho commesso io e che hanno commesso orde di ragazzi.

Non voglio che tu viva questa lettera come un giudizio, ma come una proposta di aiuto.
Se hai bisogno di qualche dritta scrivimi. Io sono qui.

(P.S. può sembrare strano – perché è fin che mai facile additare gli altri dimenticando che lo stolto indicando la luna osserva solo il proprio dito – ma questo messaggio non è diretto solo a Federico. È un invito alla riflessione a tutti quei genitori che dimenticano di essere dei modelli per i loro figli. Federico, e per questo lo ringrazio, altro non è che l’occasione per ragionare su una cosa fondamentale)

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