Ultima modifica 4 Luglio 2026

E già, la tecnologia corre sempre più in aiuto alle mamme.

Corre troppo, almeno secondo il mio personalissimo parere. Sì, lo so. Questa è l’era dei nativi digitali, delle donne che postano le foto della primissima ecografia sui social network ancora prima di dire al compagno che sono incinte, l’epoca in cui se non sei geek sei tagliato fuori dal mondo. Ne prendo atto, per carità, e mi sforzo di fornire un parere che sia il più possibile impersonale.

Mi sforzo, ma non ci riesco…

Immaginatevi la scena: un’aula con venti marmocchi muniti di cellulare che, invece di scambiarsi bacini e caccole e giocare con le costruzioni, rispondono alle incessanti chiamate ansiose delle mamme. Un concertino mica cavoli di trilli e suonerie, che va ad aggiungersi al giocoso chiasso chiasso che infesta qualsiasi asilo degno di questo nome. E la chiamata giunge, magari, proprio nell’istante in cui ha smesso di piangere perché gli manca la mamma. E quindi, povero piccolo, ricomincia a disperarsi.

O pensate magari a un pargolo che è su un fasciatoio con qualcuno che gli cambia il pannolino. Risponde al telefono, rassicura la mamma, il cellulare scivola dalla sua manina paffuta e si tuffa dritto dritto in un mare di cacca.

Non aggiungo altro, sono troppo di parte e questo non è affatto professionale. Però, giusto per curiosità, qualcun altro la pensa come me, oppure faccio male a vivere ancora come quando il cellulare era un lusso per pochissimi eletti e pesava più di un esemplare adulto di bufalo nero africano?

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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