Cellule staminali: un confronto tra donazione e conservazione

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Sono sempre più note le proprietà delle cellule staminali, utilizzate in ambito clinico per contrastare molte e diverse patologie. In particolare è costantemente in crescita il numero di studi che prevedono il trapianto delle staminali presenti nel cordone ombelicale di ogni nuovo nato.

Ma quali possibilità abbiamo in Italia per non sprecare  una risorsa di questa portata?

Nel nostro Paese le vie possibili sono due: la donazione cordone ombelicale in banche pubbliche o la  conservazione delle cellule staminali presso biobanche private. Entrambe le scelte sono meritevoli ma il servizio offerto non è lo stesso e per fare una scelta consapevole è bene informarsi sulle differenze tra queste due realtà.

Scegliere di affidarsi al sistema pubblico significa cedere la proprietà delle cellule di proprio figlio, che vengono donate al sistema sanitario nazionale e utilizzate ai fini di trapianti allogenici in caso di riscontrata compatibilità con il paziente che necessita di un’infusione di cellule staminali. L’uso autologo delle cellule cordonali è concesso dal Ministero della Salute soltanto nel caso in cui durante la gravidanza vengano riscontrati rischi per il neonato di contrarre patologie ereditarie [1].

E’ bene sapere, inoltre, che sul territorio nazionale sono presenti 19 biobanche pubbliche, un numero molto alto se confrontato con la media europea e mondiale. Nonostante la capillarità sul territorio, però, il numero di campioni che dopo il prelievo vengono effettivamente conservati nelle strutture è ancora molto basso. Secondo il Centro Nazionale Sangue (CNS) nel 2011 di circa 22mila campioni prelevati ne sono state bancati meno di 3142 [2], mentre i bimbi nati nel corso dell’anno sono stati circa 550mila [3]. Dati allarmanti, che dimostrano che nel nostro Paese la maggior parte dei cordoni non viene conservato ma finisce in mezzo ai rifiuti.

L’altra strada possibile per due futuri genitori è quella di conservare le staminali di proprio figlio in biobanche private. La legge italiana, infatti, prevede la possibilità di conservare le cellule staminali cordonali per uso familiare presso strutture con sede all’estero [4].

In questo caso le cellule rimarranno di proprietà della famiglia, che potrà richiederle in qualsiasi momento in caso vi sia necessità di utilizzarle ai fini di un trapianto per il bimbo (autologo), per un fratellino o per uno degli stessi genitori (allogenico intra-familiare). Gli effetti positivi dei trattamenti che prevedono l’utilizzo delle cellule cordonali sono dimostrati dai risultati dei numerosi trattamenti effettuati dai ricercatori in tutto il mondo. Un esempio di trapianto che ha portato evidenti miglioramenti nelle condizioni del paziente è quello di Jan [5], un bimbo malato di anemia aplastica a cui sono state infuse le cellule staminali del fratello minore, conservate dai genitori al momento della nascita. Le condizioni del piccolo paziente sono migliorate velocemente e oggi Jan può vivere un infanzia serena. Non mancano nemmeno i casi di successo da trapianto autologo, come quello di una ragazzina malata di un grave forma di leucemia che grazie alle sue stesse cellule è tornata ad essere una bimba sana e serena [6].

A cura di Sorgente

Note
1-4. Decreto Ministeriale 18 novembre 2009.
2. Dati riportati dal CNS relativi al 2011.
3. Dati Istat relativi al 2011.

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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