Come mai quel bambino laggiù è nero?

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Fin da piccola sono stata sempre molto curiosa.
Sono figlia di uno strano incrocio fra un padre calabrese e una mamma francese.
La mia mamma ha dato a me e mia sorella i capelli rossi di mia nonna e, di conseguenza, quel pallore color latte alla pelle.
L’opposto di mio padre, sempre “abbronzato” tutto l’anno, e che d’estate diventa come il personaggio della famosa canzone di Vianello “sei diventato nero, nero nero. Sei diventato nero… come il carbon!”.

razzismo

Dei racconti di mia madre prendo spunto per raccontarvi un particolare.

Nella mia innocente curiosità di bambina un giorno, in mezzo all’autobus, chiesi a mia madre con voce bella squillante: “Mamma perché noi siamo bianche e papà è nero?“.

Si, io papà lo vedevo diverso da noi tre visi pallidi, e la cosa m’incuriosiva alquanto.

Io trovo eccitante e bellissima la diversità fra le persone.
Mi stimola a pensare, a pormi domande e a confrontarmi.
La curiosità è femmina si sa, ma anche il mio piccolo Tommaso ne ha ereditata un bel pò.
Mi fa, da sempre, tantissime domande e ne sono felice e, anche se non è sempre facile dare delle risposte, io ci provo.

Non sono mai riuscita a sopportare, in nessun caso e per nessun motivo, che il colore della pelle (o il colore dei capelli, il modo di vestirsi ecc.) di una persona possa influenzare il giudizio o il comportamento da tenere con essa.
Purtroppo Il pregiudizio e il razzismo esistono.
Esistono da sempre, e forse non si riuscirà mai a superarli del tutto.

Che i bambini si pongano delle domande è normale ed è giusto.
Il problema però nasce prevalentemente dalle risposte che egli riceve dall’adulto.

Giorni fa al parco, ho assistito ad una breve conversazione tra un bambino di 5-6 anni e sua madre. Il bimbo ha chiesto alla mamma: “Come mai quel bambino laggiù è nero?”.
La mamma gli ha risposto con queste testuali parole: “Non lo so, ma non mi piace. Tu gioca solo con i bimbi bianchi come te”.

Sono rimasta di sasso. No, di sasso è troppo poco. Mi ha ferito, umiliato, indignato.
Io che vado fiera del mio essere francoterronica, non potevo davvero credere alle mie orecchie.

Lei ha ripreso a chiacchierare, come se niente fosse, con la sua amica. Io sono rimasta qualche minuto con la bocca aperta, incredula. Ma poi ho sentito nascere dentro di me un fuoco, impossibile da domare se non vomitandole addosso tutto il mio disprezzo.

Per come abbia liquidato una domanda tanto importante.
Come abbia mentito dicendo di non saperlo.
Per come abbia detto a suo figlio che quel bambino non le piacesse.
Per come abbia osato intimare al figlio di non giocare insieme a bimbi dal colore di pelle differente

A distanza di diversi giorni ancora mi fanno male quelle sue parole.

Eppure è da queste piccole cose che si semina l’intolleranza, la diffidenza e il rifiuto verso ciò che è diverso da noi. Anche se di diverso c’è solo un colore.

L’amore per il prossimo, per la diversità che poi è uguaglianza, il rispetto e la curiosità verso questo grande mondo in cui viviamo va insegnato da piccoli, piccolissimi.
Deve essere quello che è: una cosa naturale. Una cosa bellissima.

Ho provato a chiedere a mio figlio se trovasse strano giocare con i suoi amichetti, al parco o a scuola, che abbiano la pelle scura.
Lui mi ha guardato con l’espressione sorpresa e mi ha risposto: “E perché? Ma che RAZZA di idee mamma…

Svalvolata ben riuscita. Precisa e attenta sul lavoro, giocherellona e sbadata in casa, tanto che spesso e volentieri dimentico le cose in giro (per fortuna mai marito o figlio).

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