Contatta 23 ospedali per abortire. L’odissea di una donna padovana

Ultima modifica 3 Marzo 2017

Quando ho letto la storia di questa donna ho avuto un moto d’ira nel sentire che aveva contattato 23 ospedali per abortire.

Contatta 23 ospedali per abortire. L’odissea di una donna padovana

23 ospedali per abortire

La storia, leggo, è accaduta a dicembre scorso.
Soltanto adesso questa donna, in un’intervista al Gazzettino di Padova, ha avuto la forza, o forse solo la voglia di raccontare.

Non so se vi sia capitato di leggerla, ma ne hanno parlato tutti i tg nazionali.
Brevemente, perché ormai è noto, vi racconto cosa è successo.

A dicembre questa donna di 41 anni si accorge di essere incinta. Usava la spirale, aveva già due bimbi.
Non entro nel merito della scelta, ma la sua sarebbe stata quella di abortire.

“Inizialmente mi sono mossa pensando fosse relativamente semplice, contattando il mio ginecologo, l’ospedale di Padova. Mi sono accorta subito che tentennavano, da lì è iniziata un’odissea” ha raccontato.

Ha cominciato a telefonare al primo, al secondo ospedale. “Mi spiace, è Natale”, “No, non abbiamo tempo”, “No, non abbiamo spazio” “No siamo obiettori”.

Per farla breve, questa donna contatta 23 ospedali per abortire. Riesce ad ottenere l’intervento solo dopo essersi rivolta alla CGIL.

Nel primo ospedale che aveva contattato.

Okay, gli ospedali sono al limite della capienza.
Ok, era Natale.
E okay, anche se non capisco come sia possibile, la legge 194 prevede l’obiezione di coscienza.

E io questa Legge me la sono andata a leggere.
La legge 194 è una Norma “per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della Gravidanza”.

23 ospedali per abortire

È intesa, come dice l’articolo 1, non come mezzo di controllo delle nascite.

E fin qui ci siamo.

Io Stato NON posso legiferare in tal senso: se fate troppi figli siete autorizzate ad abortire.

L’interruzione di gravidanza è una scelta che è sempre parte di un percorso duro e difficile.
Da donna e madre, anche se grazie al cielo non mi è capitato, immagino quale dramma possa essere arrivare ad una soluzione del genere.

L’articolo 9 della legge prevede inoltre che:

“Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione.”

Tale obiezione esonera così il personale alle procedure di interruzione di gravidanza.

C’è però un’altra parte dell’articolo, che se fossi in quella donna che ha dovuto chiamare 23 ospedali per abortire farei notare. Davanti ad un tribunale.

L’articolo infatti continua così: Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti….”

Ora, ci sta che questa donna che ha contattato questi 23 ospedali per abortire non fosse in pericolo di vita. Ci sta che tutti hanno operato secondo legge.

23 ospedali per abortire

Ma io continuo a chiedermi: ma se tu hai intenzione di fare il medico. E sei un obiettore. E credi alla sacralità della vita. Ma perché non scegli gastroenterologia? Odontoiatria? Dermatologia che non devi neanche operare???

Perché una donna, che è madre, e che sa cosa vuol dire la gioia di avere un figlio, per una decisione così delicata, deve attraversare queste forche caudine e chiamare ben 23 ospedali per abortire?

E poi, come è possibile che dopo l’intervento di un sindacato magicamente si risolva l’obiezione?

Devo pensare che la decisione del governatore del Lazio Zingaretti (che ha voluto medici non obiettori per un reparto ospedaliero dove viene praticata la Legge 194, ndr) sia stata idonea?

Che si sia d’accordo o meno, la soluzione non fa una piega (anche Nonna Lì aveva espresso il suo commento pochi giorni fa). In un reparto dove si pratica interruzione di gravidanza, il concorso per l’ammissione dei medici ginecologi viene riservato a specialisti non obiettori.

La donna protagonista di questa vicenda ha infine raccontato di come abbia subito la mancanza di professionalità e di umanità del personale che ha incontrato durante il suo dramma.

Certamente non è mancando di umanità che si convince una donna a scegliere la vita.

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