Coppie e famiglie social: realtà vs finzione

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E’ sera. I bambini sono a letto, la cucina è sistemata, ci siamo struccate e lavate i denti… è il nostro momento, quello di moglie e marito intendo.
Una volta si guardava un film insieme, si parlava, ai tempi di mia nonna si faceva (addirittura) l’amore.
Quella era la realtà.

Ai nostri tempi si sta su internet. Questa è la finzione.

Ebbene si, secondo alcune statistiche, i momenti prima di andare a dormire sono quelli di maggior affluenza sui social network. Ci si “aggiorna” sulla vita degli amici di Facebook, si posta la foto del giorno su Instagram, si risponde a tutti i gruppi WhatsApp ancora in attesa.

coppia al cellulare

E questa scena purtroppo si presenta in moltissime famiglie ormai. Lui e lei, ognuno davanti al proprio smartphone, in silenzio, con la luce del minischermo ad illuminarne i volti. Occhi che non si guardano, bocche che non si baciano, braccia che non si stringono.

Purtroppo è un dato di fatto: i social network stanno invadendo la nostra vita e la nostra intimità.

E quando uno dei due ha un attimo di lucidità e se ne esce con un: “amore dai, mettiamo via i cellulari stasera”, l’altro spesso risponde: “scusami amore, oggi non ho avuto un attimo per stare al telefono, dammi 10 minuti”.
Addio.

Eppure basterebbe incrociare anche solo per un attimo lo sguardo della persona che amiamo per capire che la vita è un’altra cosa. 

La vita vera è molto più di quello che vediamo sui social network, che invece ci mostra solo ciò che gli altri VOGLIONO FARCI VEDERE.
Nessuno posta pianti e urla dei bambini, nessuno scrive di crisi e momenti no… solo sorrisi, abbracci, ritratti di famiglie perfette, di figli felici, di ricorrenze commuoventi e attimi di gioia.

E chi più posta selfie di baci (ritoccati attraverso i filtri) o di abbracci così perfetti che sembrano finti, è proprio chi cerca conferme nella propria relazione. E’ chi aspetta di sentirsi dire “che bella famiglia” o “che bella coppia” nei commenti, per andare a letto felice.

Scusatemi… ma che tristezza!

Siamo diventati così dipendenti da questo fenomeno di condivisione totale, che quasi si fa a gara a chi ha più like, più commenti e più follower. Come se ad un certo punto si vincesse un premio per essere diventati una “celebrità”.

Lo ammetto: la sera mi faccio un giro sui social, soprattutto per aggiornarmi su quello che succede ai miei amici lontani. Ma lo faccio in bagno, prima di mettermi a letto, perché quello è un luogo solo mio e di mio marito, in cui le nostre gambe si intrecciano mentre ci raccontiamo la giornata. Che nessuno me lo tocchi, soprattutto Facebook, Instagram o chi per loro.

E ammetto anche questo: sono spesso su Whatsapp.

Sono una mamma che non lavora più e mi serve per mantenere le relazioni sociali.
Ma quando mio marito lamenta la mia assenza, lo metto via.
Risponderò più tardi, nulla è più importante di un marito che richiede attenzioni.

E infine ammetto anche di postare foto personali quando ne ho qualcuna che mi piace particolarmente. Fino a poco fa il web non conosceva i volti dei miei figli, adesso si. Ma lo faccio come se scrivessi un “diario digitale”, per avere memoria dei nostri momenti più belli, senza curarmi di chi mi segue o chi non lo fa.

Eppure forse anche io, seppur nel mio modo molto tranquillo di utilizzare i social network, sto alimentando questa “febbre da social”. Mea culpa.
Per questo mi ripeto sempre (ed ognuno dovrebbe farlo) di utilizzarlo solo lontano dai miei figli e da mio marito. Perché quando sto con loro, sto con loro. Punto.

Ogni sera, prima di andare a dormire, prendiamo esempio dai bambini: leggiamoci un buon libro, o beviamo del latte caldo (magari una tisana) ed abbracciamo chi amiamo.

Il resto del mondo può aspettare a domani.

® Riproduzione Riservata

Mi chiamo Andreana, ho 34 anni, un marito che definirei "workaholic" e due figli: Matteo, 4 anni, e Camilla, 1 e mezzo Il mio messaggio a tutte le mamme (lavoratrici o meno) è: non dimenticate chi eravate prima di avere figli, e se amate davvero i vostri bambini... allora prendetevi cura della loro madre (e un po' anche del loro padre)!

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