Crescere i figli risparmiando. Eccovi qualche suggerimento utile.

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Ultima modifica 1 Luglio 2019

Crescere un figlio nel suo primo anno di vita costerebbe, secondo la Federconsumatori, da un minimo di 6.800 euro a un massimo di oltre 14.000.

Volendo essere caparbi, o per meglio dire, masochisti, e decidere di mantenere un figlio fino ai suoi 18 anni, invece, può comportare un investimento totale che oscilla tra i 117.000 ed i 171.000 euro.
Altre fonti, parlano addirittura di 300.000 Euro!

Crescere i figli risparmiando, si può!

Crescere i figli risparmiando

Ecco, direi che, vista la mia sindrome cronica di Paperon di Paperoni, volgarmente detta da amici e parenti “ del brasin curt”, se avessi letto questi dati prima di avere i miei bimbi, avrei chiesto al veterinario di sterilizzarmi insieme alla gatta, magari strappavo un prezzo speciale! Anzi, forse no.
Magari, già che c’ero, avrei risparmiato sulla gatta, per concentrarmi su me stessa, evitando, così, di trasformarmi in una specie di bancomat ambulante per i successivi 18 lunghi anni.

Invece, per fortuna, la gatta non figlia più, mentre io, pur avendo due bimbi di 7 e 5 anni, non sono ancora sull’orlo della bancarotta!

Eh no, non ho avuto la montata petrolifera al posto della lattea e nemmeno trovavo, nei pannolini dei miei figli, filini d’oro accettati dal banco dei pegni.

Semplicemente mi sono ingegnata ed impegnata per trovare  modi per risparmiare e, così, posso dire con certezza che, nel primo anno di vita ho speso, al massimo 1.500 euro per Sara, tutto compreso, e forse la metà per Diego.

Ora, sul jackpot finale non mi posso esprimere, essendo neanche a metà strada ma, a meno che mia figlia non si ammali improvvisamente di ParisHiltonite, sono sicura che rimarrò ben al di sotto delle stime spaventose di Federconsumatori.

Ragazzi, ma io con 14.000 euro in un anno mi pagavo l’intervento di chirurgia estetica per la costruzione di due mammelle aggiuntive, così, oltre a diventare un caso umano, avrei allattato anche i figli dei vicini che, a loro volta, avrebbero risparmiato sul latte formula.

Cioè, nemmeno riservando una tata tailandese, dedicata al massaggio neonatale h/24, in affiancamento ad uno chef stellato per la preparazione di pappe gourmet, sarei riuscita a spendere quella cifra in un solo anno per i miei bimbi!

Naturalmente sto parlando di situazioni che rientrano nella normalità e non di quelle che, purtroppo, hanno a che fare con disabilità o sfortunati imprevisti ma, d’altro canto, anche i dati di cui sopra si riferiscono alla media.

Dicevamo: crescere i figli risparmiando, si puo’.  Ecco come fare.

Intanto, occorre distinguere bene ciò che è indispensabile da ciò che non lo è.

Poi procedere nella distinzione tra ciò che è utile e ciò che è superfluo. Infine capire cosa è uno sfizio, che non è vietato, per carità, ma non può rientrare in un computo di spesa minima.

Allora, lo ammetto, con Sara in pancia, tutto era avvolto da un alone di indispensabilità che mi spingeva a fare acquisti di dubbia ragionevolezza.
Con Diego, invece, persino il fasciatoio mi sembrava un inutile ingombro.

Ho allattato entrambi a lungo. Non sono entrata nel tunnel del latte in polvere, però non sono stata di quelle che, usando i pannolini lavabili, risparmiavano anche su quelli.
Certo, non ero nemmeno una mamma che al minimo movimento sismico nei piani bassi correva in bagno e buttava pannolini quasi puliti. Già questo aiuta a non spendere un patrimonio, oltre a non contribuire più di tanto allo sfacelo planetario.

Creme, olii, detergenti?

I miei figli hanno avuto l’essenziale. Complice il fatto che la loro mamma ha un beauty case dimensione Barbie e che l’unico prodotto anti age che fa entra in casa nostra è il vino!

Pappe? Tutto fatto in casa.

Niente omogeneizzati e soprattutto nessuno di quei prodotti che finiscono in “Ino”.
Il sughino”, la “pastina”, la “merendina”, la “fruttina”.
A torto o a ragione, dopo le prime settimane di svezzamento, quel che mangiavamo noi, veniva frullato e offerto ai miei due piccoli buongustai.

Per quanto riguarda l’attrezzatura, tutto era di seconda mano.
Tutto, ad eccezione del trio, che, acquistato per Sara, ha poi portato a spasso, la sua cuginetta ed il suo fratellino.

Capitolo vestiti.

Qui arriva il bello, perché è in questo frangente che il risparmio si moltiplica e interessa anche gli anni ben oltre il primo. Occorre un po’ di impegno, un bel po’, per la verità, ma ne vale decisamente la pena. Alla fine, ci si rende conto di quanti soldi rimangono nelle proprie tasche e di quanti bambini possano crescere con gli stessi vestiti.

Non c’è bisogno di frequentare quei carinissimi negozi di usato specializzati in articoli per l’infanzia, basta creare una piccola rete di mamme, in entrata e in uscita.

Nel mio caso, ho tre fornitrici ufficiali. Una per Sara, una per Diego e una per l’abbigliamento “da battaglia”.
Le mie clienti, invece, sono mia sorella e la mia migliore amica, che mette i vestiti di Diego al suo bimbo, più piccolo di un anno. Devo dire che la mia fornitrice di abbigliamento maschile è come se fosse un negozio d’alta moda. I vestiti che ricevo da lei, spesso firmati, mi arrivano profumati e stirati come non saranno mai più una volta entrati in casa mia!

A volte, sì, mi piacerebbe fare baby shopping, anziché chiudermi in soffitta e passare ore a catalogare i vestiti dei miei figli. Poi, però, penso che con i soldi che risparmierò da qui ai 18 anni dei miei figli, magari posso crescerne altri due o, volendo, pagare alla gatta sterilizzata una cura per ridarle la fertilità rubata, perché, i figli sono una gran risorsa e il costo che comportano non è poi così alto come vogliono farci credere!

4 COMMENTS

  1. Bravissima, condivido! Io ho due fratelli maggiori e ho messo per anni i loro vestiti e quelli di cugini e cugine senza problemi…

  2. Anche io li adoro…Però, io non volevo dire che sia vietato spendere e togliersi qualche sfizio, per carità! E’ che un conto è parlare di spese necessarie, un altro conto è parlare di spese “opzionali”. Voglio dire, è bello spendere dei soldini per loro e per noi, se si hanno, ma non deve passare il messaggio che, per crescere un bimbo, sia obbligatorio affrontare delle uscite galattiche!

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