E se il papà è geloso del figlio?

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Nello scorso articolo ho parlato della gelosia, tipica emozione presente tra fratelli o sorelle. 

Avete mai pensato che in famiglia questo sentimento può essere presente anche da parte di un genitore verso il figlio o figlia? 

Forse è meno tipico, ma c’è chi lo vive.
Capiamo allora come si manifesta, il significato che ha e cosa si può fare.
Rispetto all’espressione, questa può essere più o meno esplicita.

Un adulto potrebbe verbalizzare chiaramente  tale vissuto, esprimerlo ad esempio con atteggiamenti di rabbia verso il figlio o adottando dei comportamenti che lasciano intendere che qualcosa non va all’interno di tale relazione. 

Potrebbe anche succedere che un genitore trattenga questo sentimento, in una sorta di intento di protezione verso il proprio bambino, e manifesti distacco, sia fisico che emotivo, disinteresse, incuria.

padre geloso del figlio

Ma quale significato può assumere questa emozione?

In alcuni casi, potrebbe essere il corrispettivo della ricerca di attenzioni perse.
Mi spiego.

Capita spesso che all’arrivo di un bebè le dinamiche di coppia subiscano dei mutamenti.

Se prima, vi era reciproca attenzione totalizzante, ora le attenzioni devono dividersi e, ad esempio, la mamma può essere totalmente dedita al proprio bambino trascurando di conseguenza il papà, il quale potrebbe soffrire tale negligenza. 

In questi casi, onde evitare che la gelosia si trasformi in uno tsunami investendo sia la coppia coniugale che quella filiale, è importante proteggere i rapporti.
La coppia deve poter conservare i propri momenti, di condivisone, si intimità, di relazione, cercando di calibrare l’affetto dentro e fuori di essa.
È giusto che l’amore circoli al suo interno, come all’esterno verso il figlio.

Un secondo esempio di gelosia potrebbe invece essere rappresentato da un papà o una mamma che vivono il proprio bambino come un rivale in alcuni suoi comportamenti o come persona a se’.

Mi spiego.

Un genitore potrebbe nascondere dietro la gelosia una sorta di invidia perché, ad esempio, il proprio bambino è bravo, capace, bello o possiede altre qualità che si desiderano come proprie. 

Rispetto al “cosa si può fare” qui è più complesso.

Perché, in tal caso, si è spesso inconsapevoli di tali dinamiche.
Dunque può essere ad esempio utile il confronto con l’altro, che può fare da specchio di tali aspetti; bisogna  tuttavia essere pronti ad accettarli come parti di se’ , per poterli poi modificare o eliminare.

Se in autonomia ci si rende conto di cadere in tale trappola è invece utile apportare fin da subito dei cambiamenti, per proteggere così il rapporto con il bambino e la famiglia in generale.

Voi avete esperienze a riguardo? Quali significati altri pensate si possano nascondere dietro tale sentimento? A voi la parola. 

Sono mamma di una splendida bambina. Terapeuta EMDR, Psicoterapeuta (specializzata in psicoterapia dell'infanzia, dell'adolescenza e delle coppie), Consulente per il Tribunale di Varese in materia di separazione/divorzi e Formatrice in progetti di prevenzione al maltrattamento ed abuso infantile. La psicologia non è solo un lavoro ma una vera e propria passione.

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