Ultima modifica 28 Aprile 2021

Nello scorso articolo ho parlato della gelosia, tipica emozione presente tra fratelli o sorelle. 

Avete mai pensato che in famiglia questo sentimento può essere presente anche da parte di un genitore verso il figlio o figlia? 

Forse è meno tipico, ma c’è chi lo vive.
Capiamo allora come si manifesta, il significato che ha e cosa si può fare.
Rispetto all’espressione, questa può essere più o meno esplicita.

Un adulto potrebbe verbalizzare chiaramente  tale vissuto, esprimerlo ad esempio con atteggiamenti di rabbia verso il figlio o adottando dei comportamenti che lasciano intendere che qualcosa non va all’interno di tale relazione. 

Potrebbe anche succedere che un genitore trattenga questo sentimento, in una sorta di intento di protezione verso il proprio bambino, e manifesti distacco, sia fisico che emotivo, disinteresse, incuria.

padre geloso del figlio

Ma quale significato può assumere questa emozione?

In alcuni casi, potrebbe essere il corrispettivo della ricerca di attenzioni perse.
Mi spiego.

Capita spesso che all’arrivo di un bebè le dinamiche di coppia subiscano dei mutamenti.

Se prima, vi era reciproca attenzione totalizzante, ora le attenzioni devono dividersi e, ad esempio, la mamma può essere totalmente dedita al proprio bambino trascurando di conseguenza il papà, il quale potrebbe soffrire tale negligenza. 

In questi casi, onde evitare che la gelosia si trasformi in uno tsunami investendo sia la coppia coniugale che quella filiale, è importante proteggere i rapporti.
La coppia deve poter conservare i propri momenti, di condivisone, si intimità, di relazione, cercando di calibrare l’affetto dentro e fuori di essa.
È giusto che l’amore circoli al suo interno, come all’esterno verso il figlio.

Un secondo esempio di gelosia potrebbe invece essere rappresentato da un papà o una mamma che vivono il proprio bambino come un rivale in alcuni suoi comportamenti o come persona a se’.

Mi spiego.

Un genitore potrebbe nascondere dietro la gelosia una sorta di invidia perché, ad esempio, il proprio bambino è bravo, capace, bello o possiede altre qualità che si desiderano come proprie. 

Rispetto al “cosa si può fare” qui è più complesso.

Perché, in tal caso, si è spesso inconsapevoli di tali dinamiche.
Dunque può essere ad esempio utile il confronto con l’altro, che può fare da specchio di tali aspetti; bisogna  tuttavia essere pronti ad accettarli come parti di se’ , per poterli poi modificare o eliminare.

Se in autonomia ci si rende conto di cadere in tale trappola è invece utile apportare fin da subito dei cambiamenti, per proteggere così il rapporto con il bambino e la famiglia in generale.

Voi avete esperienze a riguardo? Quali significati altri pensate si possano nascondere dietro tale sentimento? A voi la parola. 

Sono mamma di una splendida bambina. Terapeuta EMDR, Psicoterapeuta (specializzata in psicoterapia dell'infanzia, dell'adolescenza e delle coppie), Consulente per il Tribunale di Varese in materia di separazione/divorzi e Formatrice in progetti di prevenzione al maltrattamento ed abuso infantile. La psicologia non è solo un lavoro ma una vera e propria passione.

1 COMMENT

  1. Si, ho sempre pensato che mio padre fosse geloso di me, delle mie capacità a risolvere, sin da bambino, i problemi che si presentavano in casa, dai più semplici ed elementari a quelli via via sempre più complessi.
    E proprio da lui non ho mai avuto amore, se non assenza TOTALE, fisica e mentale. Assenza, solo assenza e, poi, durante l’adolescenza solo mortificazioni e umiliazioni, quando mi rimproverava che “non sapevo fare niente, mai avevo saputo fare niente e che non volevo fare niente”. Forse davvero ero il suo specchio, davvero parlava di lui.
    Ma non ero capace di reagire perché la mia è stata confermata una famiglia totalmente disfunzionale, ed io ero anche un young careegiver in quanto figlio INCONSAPEVOLE di due malati mentali, ma che per anni hanno manovrato i fili della mia vita per me, dagli studi al lavoro, sempre secondo le loro convinzioni (sbagliate), secondo i loro desideri/sogni (desideri sempre ridotti, “umili”, sogni sempre da “ultimi” come se il figlio, a cui veniva imposto di non sognare per non avere amarezze poi dalla vita, non avesse potenzialità nella vita), secondo “medioevali” tradizioni familiari, secondo “quello che poi la gente pensa”.
    Quando ho cercato di ribellarmi in adolescenza, mio padre nel pieno della sua gelosia (e ignoranza) ha bloccato ogni mio tentativo di far emergere la mia personalità mentre mia madre decideva sul mio futuro di istruzione, relegandomi in una scuola-non scuola, un diplomificio di mer**, dove persi le mie ultime velleità di far uscire il mio “io”, affossato da zero autostima, zero fiducia in me, zero sicurezza.
    Quando a 27 anni tentai di spiegare la situazione, nel momento delle mie maggiori frustrazioni lavorative, io che avrei meritato davvero molto di più, lo stesso padre mi disse: “io non ti capisco. Cerca di farti capire da uno psichiatra”. Purtroppo fu così.
    Fu la mia rovina. Quella sottospecie di medico, alla prima visita, mi prescrisse dei farmaci (che presi sempre su consiglio, ovviamente sbagliato, della famiglia) che dopo pochi giorni mi indussero a tentare il suicidio. Da lì ricovero e un’etichetta che mi sono dovuto portare addosso per anni, quando con psicologa e altro psichiatra ho ricostruito tutto e FINALMENTE era molto chiaro quanto vissuto inconsciamente. Un burattino gestito dai genitori, genitori, loro sì, con reali problemi di natura psichiatrica.
    Ma una volta scoperto, pochi mesi fa, è stato DEVASTANTE.
    Vediamo ora la storia come va a finire.
    Tutto questo per un monito: si, i padri possono essere gelosi dei figli e soprattutto molte famiglie sono MOLTO DANNOSE, PERICOLOSE E LIMITANTI PER I PROPRI FIGLI.
    Se lo capite, allontanatevi, fuggite. SALVATEVI.

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