L’eterna lotta tra genitori e figli

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Ultima modifica 1 Giugno 2021

“Mamma! Ehi Mamma! Mamma mi ascolti??”
“Sto parlando amore. Dopo, dai”

Quante volte ci è capitato di vivere questa situazione?

Eppure sono i nostri amori più grandi, le nostre ragioni di vita.
Non vedere l’ora di passare del tempo con loro, dedicargli tutte noi stesse, ma comunque l’istinto di conservazione ci dice che ci siamo anche noi.
L’eterna lotta tra genitori e figli.

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Sembra che non riusciamo mai a conciliare quello che vogliamo noi e quello che vogliono loro.
E’ sempre così.
Lo è fin da quando nascono. O meglio da prima, dal parto.
E’ una lotta: loro vogliono uscire,
devono uscire, è l’istinto, la sopravvivenza della specie; e noi vogliamo tenerli dentro, perché fa male o perché non vogliamo separarci fisicamente da ciò che era in simbiosi con noi.

Ci sono madri che non riescono proprio a partorire, nonostante il dolore, perché non vogliono psicologicamente separarsi dal loro bambino.

Dentro: “Fa male, ma ti prego resta ancora un po’. Resta ancora un po’ dentro di me, dove sei al sicuro, dove posso illudermi di proteggerti.”
FUORI!: “Mamma sono pronto, lasciami uscire. Ti terrò la mano, ti insegnerò a conoscermi”
Dentro: “Mamma ho paura lì fuori, da solo… ce la farò? Tienimi la mano, ti prego”
FUORI!: “Esci amore, sei pronto, io ti sarò sempre accanto e ti insegnerò a conoscere il mondo”

L’urlo che esce liberatorio dalla gola di una mamma nel momento in cui il bambino viene letteralmente alla luce, è come quando si urla tuffandosi da un alto scoglio, o da un aereo con il paracadute. Un salto nel buio, che terrorizza, che eccita, che sa di promesse, ma soprattutto è sopravvivenza.
Riprendere possesso del proprio corpo, separarsi dall’ospite con cui è stato condiviso per 9 lunghi mesi.

Il pianto del bambino, la sua paura, ma anche per lui un urlo liberatorio: finalmente VIVO!

Da quel momento in poi sarà sempre così.
E’ il dovere e il piacere dell’essere genitori.
Volerli proteggere per sempre, pensare che forse se li stringiamo forte a noi non potrà succedergli niente, con la consapevolezza che il loro bene, ciò che davvero vogliamo in fondo ai nostri cuori, invece è insegnargli a farcela da soli.

Sai che hai fatto bene il tuo lavoro quando li vedi che mangiano da soli, che sanno quando è il momento di andare a letto, quando (eh già, persino) ti dicono “mamma hai rotto, faccio io”.

Dal canto loro, i bambini, hanno voglia di sperimentare da soli, salgono su scale in bilico sprezzanti del pericolo, salvo chiamare “MAMMAAA AIUTO!” quando si rendono conto che forse sono davvero troppo in alto.

E’ un continuo tira e molla e più crescono, più la forbice controllo/indipendenza si allarga.

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Mi si rimprovera, alle volte, di essere una mamma troppo spregiudicata a lasciare che provino a saltare dalle sedie, o tagliare una mela col coltello a due anni.
Loro non lo sanno (e con “loro” intendo sia i miei bambini, sia chi giudica), ma sudo settecento camicie mentre li vedo arrampicarsi in alto o fare giochi pericolosi; preferisco che sperimentino mentre sto a debita distanza, piuttosto che un giorno magari provino da soli mettendosi davvero in pericolo.
Voglio che sappiano fare le cose, che conoscano i loro limiti e sì anche che cadano e si facciano un po’ male.

Del resto se non cadi mai, come fai a sapere che il pavimento è duro?

Forse è vero, un po’ spregiudicata lo sono, ma ho solo un obiettivo in mente: che un giorno, quando sarò vecchia e poi non ci sarò più, siano degli adulti indipendenti e responsabili.

Purtroppo mi sembra che ultimamente, tra registri elettronici e altro, si lasci troppa poca libertà di sbagliare ai nostri figli. Imparare a prendersi la responsabilità degli errori e delle leggerezze che commettono.

Non saremo per sempre lì a stirare i loro panni …

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Avete presente il cortometraggio della Pixar “Piper”?
Un piccolo uccellino ha fame e si aspetta, come sempre, che la sua mamma lo imbocchi, ma la mamma sa che lui è pronto per affrontare la risacca del mare da solo per cercarsi il cibo.
Il piccolo pulcino non lo sa, ha paura, guarda la mamma offeso e spaventato e lei pare ignorarlo.
Cattiva mamma, che non si cura del rischio che corre suo figlio!”, urla l’istinto protettivo insito in ognuna di noi. “Brava, saggia mamma”, dice la Natura.

Il piccolo viene travolto dal mare, piange, si dispera, ha fame. E allora cosa fa? Impara.
Si studia un sistema tutto suo e addirittura lo insegna a tutti i grandi.

Ecco, questo dobbiamo insegnare ai nostri figli.
Il mondo deve andare avanti e lo farà solo con adulti temerari (non incoscienti), coscienziosi, intelligenti.

E si sa, dietro un grande uomo (o donna), c’è sempre una Grande Mamma coraggiosa, che ha superato le sue paure per amore dei suoi figli e ha insegnato loro ad affrontare lo spaventoso, ignoto, futuro.

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