Fare la spesa in Cina. Supermercati, Cina vs Italia

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Prima di espatriare in Cina, come molte altre di noi, il momento della spesa settimanale era per me fonte di noia e borbottii. Evitavo come la peste il sabato, dicevo che i negozi erano “troppo affollati”.
Poi sono approdata in Cina… e i miei orizzonti sono inevitabilmente cambiati!

A Suzhou c’è l’Auchan (a dirla tutta, il più grande Auchan di tutta l’Asia) e per grande, intendo che ha più di cento casse!

Il sabato all’Auchan c’è una folla che solo chi è stato in Cina può comprendere.
Non mi lamenterò mai più per la coda di dieci persone al mio ipermercato italiano preferito!

E poi i cinesi sono disordinati, distratti.
Piazzano il carrello in mezzo (anche io l’ho sempre fatto, ehm ehm… ora mi sento meno deprecabile!), intasano le corsie, si incastrano e spingono. Dopo cinque minuti che sei dentro mandi alle ortiche la bontà d’animo e inizi anche tu a falciare piedi con le ruote del carrello!

La spesa in Cina. Il supermercato.

SUPERMERCATI IN CINA

E la fila per le uova?
Ebbene sì, i locali (per lo più anziani) si mettono in fila per acquistare le uova fresche e sono disposti ad aspettare ore.

Se cerchi di passare attraverso la fila per le uova (che si snoda attraverso tutto il negozio, di solito poco prima delle casse), potresti seriamente rischiare la vita, essere azzannato da qualche vecchietta che non vuole perdere il posto, restare ad ammuffire finché non si apre un varco.
Per non parlare dei prodotti: ci vuole pratica per cercare di capire cosa stai mettendo nel carrello. È capitato di comprare il glutammato al posto del sale, lo yogurt al posto del latte.

E per chi, come me, ama leggere le etichette, l’impresa è pressoché impossibile!
Qua in Cina, a mio avviso, usano un sacco di additivi e miglioratori del gusto e non saprai mai che ti porti in tavola. Voi direte: anche in Italia è così. E io rispondo: secondo me in Cina è peggio, aggravato dal fatto che non capisci le etichette.
La sezione pesce è fantastica: vasche e vasche di pesci vivi, rospi, tartarughe. La prima volta che ci sono passata davanti coi bimbi si sono spaventati (anche perché un povero pesce ha tentato la fuga – o il suicidio – saltando fuori dalla vasca).

supermercato pesce cina
Ora, quando torno in Italia, fare la spesa è la mia priorità, il mio “momento magico”: entrare in un negozio con le corsie quasi vuote (sì lo so, non è bello per l’economia italiana. Ma per una massaia che proviene dalla Cina è paradisiaco!), camminare con calma tra i frighi di formaggi e salumi, posare lo sguardo su prodotti conosciuti ed amichevoli.
Riempire il carrello di leccornie dimenticate: il gorgonzola, i biscotti per la colazione, la marca di yogurt preferita.
Sostare in estasi di fronte all’ordinato reparto carne, lasciando che gli occhi vaghino felici su tagli conosciuti e prelibati: le salsicce di carne fresca, l’arrosto, la tagliata… mmmmh!

Trotterellare felici di fronte al banco del pesce, ammirando branzini e orate (e qualche volta, dalle mie parti, perfino pescate in mare e non allevate!): niente rospi, rane e tartarughe, niente pesci d’acqua dolce che sanno di fango e metalli pesanti.
E poi le mozzarelle, le burrate, la pasta e gli gnocchi freschi… insomma l’avete capito, per noi espatriate cinesi la spesa in patria è un’esperienza quasi mistica!

Classe 1972. Sono nata a Trieste, trasferita prima a Gorizia poi a Suzhou (dove vivo tuttora). L'Asia è stata sempre presente nei miei pensieri e quest'avventura mi sta regalando molte soddisfazioni

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