Fecondazione eterologa: facciamo un po’ di chiarezza

Ultima modifica 18 Giugno 2018

 

Partiamo dalla base. Cos’è?

La fecondazione eterologa è un tipo di fecondazione assistita medicalmente da poco introdotta legalmente anche in Italia.

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In seguito all’approvazione di questo tipo di fecondazione, negli ultimi tempi si è assistito in un vero e proprio boom di coppie che hanno richiesto la fecondazione eterologa. Tale metodo di fecondazione, definita anche artificiale, consiste nell’utilizzare il seme o l’ovulo esterno alla coppia “preso” da un donatore, per eseguire l’inseminazione. I donatori in pratica lasciano l’ovulo o il seme alla banca, la quale conserverà il materiale che in seguito sarà utilizzato. A differenza della fecondazione omologa, il bambino non avrà il patrimonio genetico dei due genitori ma solo di uno di essi.

Chi può usufruirne?

Possono accedere a questa tecnica solo le coppie, in cui uno dei due coniugi, abbia problemi di fertilità accertati e dichiarati da un medico. Inoltre sono accettati solo i maschi con età compresa fra i diciotto e i quarantacinque anni mentre le femmine fra i diciotto e i trentacinque anni. La coppia deve essere maggiorenne e nel caso non sia sposata, convivere stabilmente. È assolutamente necessario che i coniugi presentino all’atto della richiesta della fecondazione eterologa un certificato che attesta l’infertilità o la sterilità.

In seguito all’approvazione della legge, c’è stato un vero e proprio aumento di richieste. Si è registrato un aumento negli ultimi tre anni del 20%. La fecondazione eterologa è effettuata in maggior misura nei centri privati, i quali si stanno diffondendo uniformemente in tutte le città italiane. Anche se la legge ha deliberato in favore, non sono state ancora fornite delle indicazioni per l’accettabilità del donatore, né è stato fissato un numero massimo di donazioni che può fare lo stesso individuo.

Come funziona?

In seguito all’ok dato dal medico per accedere alla fecondazione assistita, si passa all’applicazione delle tecniche le quali sono distinte in tre livelli in base al metodo che si utilizza per fecondare l’ovulo:

  1. inserimento del liquido seminale dell’utero
  2. formazione dell’embrione su piastra
  3. impianto di ovuli e sperma nelle tube

La prima tecnica consiste nell’inserimento del liquido seminale nella cavità uterina. Questa pratica non è per niente invasiva, è praticata in ambulatorio e non richiede anestesia. In pratica il medico dopo aver stimolato le ovaie tramite cura ormonale, inietta direttamente nell’utero della paziente, utilizzando cannule apposite, il liquido seminale opportunamente preparato.

La tecnica di secondo livello invece è più invasiva, consiste nel prelevare attraverso la vagina uno o più ovociti. Tale procedimento prende il nome di FIVET ovvero Fertilizzazione in Vitro e Trasferimento Degli Embrioni. Secondo la legislazione in materia, possono essere prelevati al massimo tre ovociti, così è possibile avere più probabilità di fecondazione. Gli ovociti estratti si pongono su un sistema di cultura opportuno e sono iniettati con lo sperma. In caso di fecondazione e quindi formazione dell’embrione, dopo 2/5 giorni si traferiscono le cellule nell’utero per permettere lo sviluppo del feto. Attualmente è la tecnica più utilizzata, giacché presenta un alto numero di riscontri positivi. Tra le problematiche si evidenzia un difficile attecchimento dell’embrione alle pareti uterine.

La terza tecnica è chiamata GIFT ovvero Gamete Intra-Fallopian Transfer. È un misto tra le due tecniche descritte sopra. In pratica nelle tube della donna vengono iniettati sia gli ovuli sia lo sperma. Entrambi sono posti nelle tube tramite un’operazione in laparoscopia, quindi è richiesta un’anestesia locale. Nel punto deciso è praticato un piccolo foro nel quale sarà introdotto il laparoscopio che permetterà al medico di vedere e di inserire i gameti.

Valentina

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