Fiction, che passione

Ultima modifica 18 Giugno 2018

Amo la bella fiction italiana. Penso di poter dire di appartenere alla categoria della classica spettatrice “nazional-popolare” e potrebbero considerarmi come indice auditel per avere la conferma di un eventuale successo!
Non mi sto facendo complimenti, mi rendo conto, per una sorta di puzza sotto il naso, di una fetta di pubblico che mai confesserà di passare qualche ora piacevole guardando una fiction.
Ma tornando seri, trovo che negli ultimi anni si siano prodotte ottime fiction di qualità, passando da Elisa di Rivombrosa 1 (le serie successive non si possono vedere), a Tutti pazzi per amore, Don Matteo, ad A un passo dal cielo, Il Restauratore fino a Questo nostro amore, e altre che ora mi sfuggono.
Ma non posso non commentare e scrivere qualcosa sulla fiction in due puntate appena trasmessa dedicata alla storia di Domenico Modugno “Volare”.
Perché?
Perché faccio parte di quella generazione di bambine innamorate di Domenico Modugno. Sono cresciuta con “Siamo rimasti in tre, tre somari e tre briganti solo in tre…..”, ma soprattutto con le avventure di Scaramouche uno sceneggiato televisivo in costume ambientato nel XVII secolo andato in onda nel 1965.
Ebbene, nonostante i miei 3 anni ho stampato dentro di me quel bellissimo cavaliere che ogni inizio sceneggiato cavalcava nel bosco cantando “Quanto è bella l’avventura, senza ieri né domani, tutto il mondo tra le mani e una voglia di cantar…”.
Rivivere certe emozioni attraverso la sua storia, interpretata da un ottimo Beppe Fiorello (e confesso di non aver mai visto un lavoro con lui come interprete) e dalla bella Kasia Smutniak lo dichiaro: mi ha fatto bene.
La risposta del pubblico, oltre 10 milioni di spettatori, conferma quanto sia amato e quanto ancora sia nei cuori di tutti questo straordinario artista che ha fatto grande l’Italia nel mondo.
Senza nulla togliere agli attori, alla produzione, ai costumi, alle ricostruzioni fedeli di una Italia del tempo, tutti globalmente eccellenti, il successo, a mio parere, è molto legato alla sensibilità e alla grandezza dell’uomo Modugno, il cui ricordo, e qui si è dimostrato, è ancora vivo e reale nella mente e nel cuore della maggior parte di noi che siamo cresciuti neglia anni in cui ha operato.
Mia madre, ai tempi di Scaramouche, scherzando con me, ogni volta che mi trovava ipnotizzata davanti alla tv, rigorosamente in bianco e nero, a guardare Modugno mi ripeteva: – ti piace Modugno? Ma è vecchio!- e io piangendo rispondevo – noooo è “nuovo” –

Paola Bianconi

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