Generazione Z: dagli influencer alle sottoculture per adolescenti. Tik Tok.

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Le feste sono finite.
Alla possibilità di dormire (più o meno) quanto si vuole si sta per sostituire nuovamente la sveglia prestissimo. Zaini e libri, momentaneamente accantonati per lasciare spazio alla noia e al divertimento, stanno per essere ripresi in mano.

Tra i divertimenti principali dei nostri preadolescenti e adolescenti c’è di sicuro l’utilizzo dei social. Tutti i canali di comunicazione che li tengono in contatto con i loro amici o con il mondo più ampio che conoscono meglio di noi.

Anche a livello di social, però, stiamo assistendo a una evoluzione sempre in divenire. Sappiamo già che Facebook è stato da tempo accantonato dalla nuova generazione perché “roba da vecchi” mentre Instagram è diventato il loro punto di riferimento. Il passaggio dall’espressione di un pensiero all’esibizione dell’immagine di cui abbiamo già parlato in passato (qui).

Instagram è diventato in breve il mondo degli influencer, dei modelli ai quali gli adolescenti guardano in cerca di qualcuno da imitare.

Perché ormai lo abbiamo capito. Benché vivano la loro fase di crescita nel segno dell’emancipazione dal mondo dei grandi, gli adolescenti continuano ad avere bisogno di modelli adulti. In questa lunga fase di passaggio i genitori non possono però più essere i principali punti di riferimento e le principali guide.
Essi rappresentano l’infanzia da cui l’adolescente sta uscendo e da cui si sta emancipando, proiettandosi verso il futuro. Un futuro che lo attrae e lo spaventa.
Un futuro dal quale non si può sfuggire, come le modificazioni del suo corpo stanno a ricordare a lui e a chi gli sta intorno.

Ecco perché l’adolescente cerca confronto nel gruppo dei pari che stanno vivendo le sue stesse vicende evolutive e con i quali può parlare, confrontarsi, apprendere e sperimentare nuovi modi di comportamento. Ma sono comunque alla ricerca di modelli adulti.

Perché un viaggio (e il processo di crescita altro non è che un viaggio) deve avere una meta, un potenziale punto di arrivo al quale guardare per trovare la giusta direzione. Anche se forse la meta può modificarsi durante il tragitto.

Oggi però stiamo assistendo ad una nuova evoluzione, un nuovo passaggio.

Anche Instagram sta perdendo di interesse per gli ado-alieni che vivono nelle nostre case. L’impressione è che l’ultra-patinato mondo degli influencer abbia ormai stancato e finalmente sia nato un nuovo modo per trovare consigli.

Se sbirciamo tra le le app sui cellulari dei nostri figli o notiamo movimenti strani che ogni tanto fanno apparentemente persi in un mondo di musica presente solo nella loro testa, potremmo scoprire che il nuovo social è Tik-Tok.

instagram vs tik tok

Tik-Tok, in realtà, è più di un social. si tratta di una comunità.

Una comunità molto coesa, dove ognuno crea la propria dimensione ma tra utenti ci si aiuta a vicenda per crescere, facendo collaborazioni e cose del genere. «Non è come Instagram, dove ognuno vive il social network in modo individualistico postando foto e ogni tanto qualche video» dicono i ragazzi. È un luogo sicuro in cui esprimere la propria creatività, ma che al contempo difende una serie di valori e di atteggiamenti incredibilmente inclusivi.

Ecco allora che gli influencer sono stati sostituiti da sottoculture nelle quali sono gli adolescenti stessi a dire la loro, diventando a loro volta influencer tra gli influencer. In un rapporto paritario come è quello del gruppo dei pari.

Sono nate così le E-girl: ragazze che amano i giochi e i videogiochi, spesso si acconciano con le trecce e si vestono anni ’90. O le Vsco-girl eco-consapevoli e apparentemente ricche. Fino alle Soft-girl: ragazze che vogliono mostrare meno dell’età che hanno e apparire delicate e innocenti buttando un occhio al mondo orientale.

tik-tok girls

In queste sottoculture troviamo la massima rappresentazione della necessità del mondo degli adolescenti: cercare l’identificazione nei gruppi di pari.

Perché se gli adolescenti rifiutano le regole dei genitori, si adeguano invece con grande facilità a quelle dei coetanei. Fare ciò che gli altri fanno, dire ciò che dicono è un modo per avere un riferimento e una guida e non sentirsi smarriti nel processo di crescita.

Nonostante l’indiscutibile importanza dei coetanei come modelli, non bisogna fare l’errore di ritenere che gli adolescenti non sentano più il bisogno di avere come riferimenti anche degli adulti significativi. L’esperienza infatti mi ricorda che sono tanti gli adolescenti che, spesso inconsapevolmente, hanno trovato in adulti fuori dalla famiglia – insegnanti, educatori, allenatori – degli importanti modelli che li hanno accompagnati nel difficile viaggio tra l’infanzia e il mondo adulto. Anche se, spesso, sono questi stessi adulti a non essere pienamente consapevoli di questa responsabilità.

Gli adulti, in quanto tali, offrono agli adolescenti un modello più forte e sicuro di quello dei coetanei.

Ecco, quindi, che noi genitori di adolescenti non dobbiamo dimenticare che se i nostri figli non ci guardano più come modello hanno intorno altri adulti che svolgono questa funzione. Adulti con i quali dobbiamo avere un canale comunicativo chiaro e condiviso per far sì che gli obiettivi siano i medesimi.

per educare un bambino ci vuole un intero villaggio

Ma, anche, che noi stessi potremmo essere il modello adulto per i figli adolescenti di altri che abbiamo intorno.
Di cui siamo altrettanto responsabili.

 

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