Harry e Meghan: perfetta metafora dell’educazione affettiva che dovremmo proporre ai nostri figli. 

0
1040

Ho lasciato che passasse circa un mese dalla buriana mediatica che ha travolto il mondo con l’annuncio che Harry Windsor e Meghan Markle hanno annunciato di fare un passo indietro rispetto alla loro posizione nella famiglia reale del Regno Unito.
Rinunciando a una possibile (per quanto lontana) Corona.

Non è stato un caso. Volevo che la storia si sgonfiasse prima di dire ciò che penso rispetto a questa storia. Prima che “usassi” Harry e Meghan come esempi viventi di un pensiero educativo che porto avanti da tempo.

Ma facciamo un passo indietro.

Meghan Markle è la “figlia di nessuno” che a un certo punto incontra il Principe Azzurro. Harry Windsor è uno degli ultimi scapoli più ambiti in Europa rimasti appetibili per il titolo nobiliare che porta con sé, per la favola che rappresenta, per il sogno di ogni ragazza che vuole incontrare il Principe Azzurro. Anche se lui è rossiccio.

I due ragazzi (perché al netto del loro essere over 30 appaiono come tali) si innamorano e decidono di trascorrere la loro vita insieme.
Fanno progetti, si sposano, fanno un figlio.
E si scontrano, inesorabilmente, con l’etichetta della famiglia reale di Elisabetta II e dei vincoli che questa porta con sé.

E allora che fanno? Mollano tutto e se ne vanno.

harry e meghan

Quanto mi importa la loro storia (e la loro scelta) al netto della simpatia che provo per la loro trasgressione? Poco e nulla se non trovassi un parallelo con il mondo (quello educativo) che attraverso ogni giorno.

Perché la storia di Harry e Meghan mi offre l’occasione per riflettere.

Riflettere sull’eredità emotiva e sociale che stiamo lasciando ai nostri figli.
Maschi o femmine che siano. 

Ascoltare e leggere tutto ciò che si muove intorno alla loro storia non fa altro che riportarmi al mio quotidiano: quello fatto di una figlia di quasi 14 anni che, prima o poi, dovrà fare i conti con le sue relazioni affettive e i suoi progetti di vita.

Quattordici anni: adolescenza piena. E io, come padre, non posso che interrogarmi sul tipo di educazione affettiva che le sto proponendo con i miei discorsi e (soprattutto) con il mio esempio.

L’imprinting sociale vorrebbe che educassi la mia piccola in un verso solo: sei una donna e devi trovare un uomo che ti ami e ti protegga. Per tutta la vita.
Finché morte non vi separi. 

Cerca il Principe Azzurro e sposalo.

Ma anche no, mi viene da rispondere. Quello che voglio raccontare a mia figlia è che non ha bisogno di un Principe Azzurro perché lei stessa può essere Principe Azzurro di sé stessa. Anche se, in questo modo, rimarrebbe una mezza mela incompleta.

Perché, diciamocelo, trovare l’altra mezza mela che ci completa è il massimo a cui potremmo ambire.

Occorre ragionare, allora, sul tipo di (mezza) mela che i nostri figli dovrebbero cercare.

Vorrei essere abbastanza femminista (anche se il mio essere uomo non mi permette di esserlo al 100%) per dire che una donna può bastare a sé stessa, a prescindere dal tipo di coppia che può costruire. Ma non ce la faccio. Non è nella mia natura, anche se mi rendo conto che questo è un vincolo forte.

Sono convinto che la realizzazione massima di una persona sia di trovare chi la completa.

In un rapporto di parità, non di sottomissione. Facendo a “pari e patta” con i diritti e i doveri di ogni giorno.

Ecco perché Harry e Meghan sono, per me, la perfetta metafora dell’educazione affettiva che dovremmo proporre ai nostri figli. 

Harry rappresenta il Principe Azzurro che incarna in sé in sé tutte le doti che un uomo dovrebbe avere. Meghan rappresenta la donna del terzo millennio: quella che cerca l’esatta metà della mela che le manca ma che è disposta a lottare fino all’ultimo respiro per non rinnegare sé stessa. E che trova un uomo che accetta questo, come un segno del suo amore.

Harry e Meghan diventano allora un esempio di educazione: una coppia dove ognuno è disposto a perdere un pezzo di sé per l’amore che prova per l’altro senza sconfessare sé stesso.

Un perfetto equilibrio instabile da costruire ogni giorno. Come è la quotidianità dell’amore.

E allora, amore mio, questo è l’augurio che ti rivolgo oggi.

Trova il tuo Principe Azzurro ma sii pronta a rinunciare al Castello.

Rispondi