I nostri figli sono una nostra responsabilità

Ultima modifica 17 Marzo 2016

Rimango ogni giorno più basita, a volte interdetta, a volte schifata e troppo spesso anche inorridita da come si comportano certi genitori. Genitori biologici che vuol dire davvero molto poco. Perché mi sembra chiaro che conta più ciò che fai e che sei di quali siano i tuoi cromosomi x e y.

Mi è stato chiaro fin dalle famose due liniette.
Mentre per alcune è stato l’apparire di una nuvoletta con imput tipo “di che colore dipingo la cameretta ? “ fra i miei primi pensieri subito mi sono detta…”un figlio? ma io ne sarò in grado?”.

Tenete conto che l’ho cercato tantissimo e che ne ero felicissima come non credevo di poter essere mai.
Quindi non fraintendete i miei pensieri ansiosi per puro maniacale senso del dovere ma si, mi hanno insegnato ad essere responsabile delle mie cose e delle mie azioni. E ora la più grande responsabilità al mondo, oltre che gioia, dentro di me. E nella mia nuvoletta è apparso “ aiuto..!!”.

Per alcuni questo senso del dovere è come un cartello stradale: senso unico, senso vietato e senso del dovere.
Ma in realtà come molti guidatori che dovrebbero andare solo a piedi e possibilmente accompagnati, non hanno idea di cosa sia quel misterioso senso del dovere. E non è un qualcosa di cui si posa fare a meno.

Perché i figli sono una nostra responsabilità.
E ciò che fanno, pensano e dicono dipende molto da ciò che gli abbiamo insegnato e trasmesso.
Con le nostre parole e soprattutto con il nostro esempio.

Non possiamo controllare tutto o prevederlo. Ma possiamo cercare di cambiarlo se sbagliato, correggerlo e impararne una lezione da insegnare. Ma oggi come oggi sembra che in pochi siano disposti a riconoscere di essere responsabili per i propri figlie, e che quando si sbaglia in parte possa dipendere da noi.
Da un messaggio non insegnato a dovere o mai impartito.

L’educazione che ti fa dire grazie se ti tengono la porta e che ti spinge a fare lo stesso con gli altri.
L’empatia sufficiente a farti sentire una stretta al cuore se vedi qualcuno che soffre e una sorta di impulso che ti spinge ad aiutarla se puoi.
Il senso civico che ti dice che non vivi da solo in un palazzo, in una scuola, in una città o stato. Che ogni tua azione ha una conseguenza su qualcuno. E che tu ne sei responsabile. Che la tua responsabilità parte dalla tua azione e finisce alla tua conseguenza. Quale che sia.
Il rispetto per chi è ‘diverso’. Che sia la pelle, la lingua, il paese, il modo di vestire o di mangiare. E che niente ti da il diritto di giudicarlo o condannarlo senza sapere o capire. Che anzi è un dovere cercare di capire e conoscere.

Il valore delle cose che è diverso dal valore delle persone. Che le cose importanti davvero non si comprano con i soldi. E che se ne hai tanti o pochi non importa, te li devi essere guadagnati. Senza nuocere a nessuno.

Queste sono le cose importanti da dire ai nostri figli. Ed è nostra responsabilità insegnarle e far si che vengano apprese.

Se tuo figlio non saluta e non dice grazie sei tu che non gli hai insegnato a dirlo.
Ripetendolo un milione di volte si. Fino allo sfinimento.

Se tuo figlio vede un compagno di classe far fatica e si unisce al gruppo che lo prende in giro e fa il bullo la responsabilità è tua di non avergli insegnato a sentire con il cuore.

Se tuo figlio butta la carta per terra è responsabilità tua non avergli insegnato che il marciapiede è un bene di tutti e non suo. E che se anche fosse suo non dovrebbe gettarla a terra comunque.

Se tuo figlio parla di odio verso una qualsiasi razza o diversità è tua responsabilità non avergli insegnato il rispetto e la grande bellezza che vi è nel riconoscere e imparare da chi ha tanto di diverso da noi.

Se tuo figlio pensa che avere un telefonino da ottocento euro sia il massimo della bellezza la responsabilità è tua nel non avergli insegnato quanti sono ottocento euro. Quanta fatica costa guadagnarli e che ci sono molte cose che hanno più valore dell’ultimo telefonino alla moda.

E quindi se non le senti come tua responsabilità poi diventa normale che i figli si trasformino nel bullo di quartiere,  diventino maleducati, menefreghisti, incitino all’odio razziale, non rispettino nessuno e pensino che con i soldi si possa fare e avere tutto, E ancora peggio essere tutto.

Allora è normale pensare di andare a scuola a prendere a calci un insegnante.
Allora è normale pensare di uccidere qualcuno per vedere che effetto fa.
Allora è normale pensare che la responsabilità è di qualcuno, ma non tua.

Nathalie Scopelliti

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