Il doposcuola con le maestre lo pagano i genitori

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Ultima modifica 15 Luglio 2019

 

Smettere di lavorare per stare a casa con i bambini è pensabile?
Nella maggior parte delle famiglie italiane in questo momento storico diremmo proprio di no.
Allora chi può va alla ricerca di baby sitter, di un aiuto compiti pomeridiano, di un doposcuola organizzato in parrocchia. Tutte realtà sicuramente valide per la socializzazione… ma per la maggior parte non specializzate.
I bambini che hanno necessità di aiuto nei compiti potrebbero avere difficoltà che non sempre trovano il giusto sostegno.

il doposcuola

Una formula diversa e valida, ma forse non molto diffusa, funziona in modo esemplare in quel di Treviso: alcuni genitori hanno creato un’associazione no-profit che, soltanto attraverso le quote (sostenibilissime) versate da genitori soci, hanno investito in un’attività pomeridiana di qualità per i loro bambini.
Nasce così l’associazione  “Canguro-Fanna” che assume insegnanti non in servizio, sia a tempo indeterminato che determinato (questi ultimi per coadiuvare l’attività pomeridiana nei giorni di maggiore frequenza dei bambini), per coordinare il servizio mensa e il dopo-scuola.
Un’iniziativa  pratica e sicuramente positiva, perché, in un tempo in cui la qualità della vita e del futuro per i nostri figli sembra messa in second’ordine sia dalla politica scolastica che dalle politiche sociali, si mostra come  esempio di quanto sia facile sfruttare le nostre risorse ferme.
Se per i nostri figli ci interessa solo che siano “badati” a mo’ di baby sitter, allora va bene. Ma, sicuramente, il valore aggiunto di una professionalità lo dobbiamo considerare.
Ci sono cooperative che assumono personale validissimo, ma comunque non specializzato per aiutare i bambini al pomeriggio. Mi chiedo, perché non pensare ad assumere insegnanti non in servizio? Anche loro sono in cerca di occupazione.
Da insegnante apprezzo l’iniziativa presa dai genitori di Treviso per l’organizzazione di un doposcuola di qualità. E’ uno dei rarissimi segnali di  rivalutazione della professione insegnante che vive, fondamentalmente, della fiducia dei genitori. 
D’altro canto, come diceva commentando la collega Arianna Simonetti, con la quale concordo in pieno, potrebbe essere un “cuscino comodo” per la politica scolastica che, consapevole della nascita di queste realtà virtuose (qualora iniziassero a diffondersi) , risparmierebbe sforzo e finanze per ripristinare d’ufficio il tempo pieno in contesti che ne avrebbero bisogno.
Comunque, visto il declino della qualità dell’offerta scolastica (diminuzione delle ore e delle risorse finanziarie ed umane) e visti i tempi di attivazione italiani per iniziative statali, proposte intelligenti, veloci come questa, perfettamente in contesto nel Welfare fai da te che in molti paesi europei risolve situazioni sociali a rischio,  sono senza dubbio da emulare. 

Ylenia Agostini

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