Il gioco è vita

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È passata in sordina, almeno per quanto mi consta, la notizia che un sindaco di un paese emiliano ha emesso un’ordinanza che obbliga i condomini a permettere ai bambini di giocare nei cortili interni.

bambini cortiliC’era, si vede, la necessità di un’ordinanza visto che, a quanto pare, gli inquilini della maggior parte delle case di quel paese non permettevano ai piccoli di giocare.

I bambini, si sa, si sfogano giocando, magari alzano le voci, strillano, si chiamano, fanno un po’ di caciara, un po’ di baccano, questo succede da sempre, ma mai come oggi le persone, sono insofferenti a tutto e, principalmente alle intemperanze dei bambini, preferiscono la tranquillità, il silenzio, la monotonia di una vita magari senza sorrisi.

Molti di loro non pensano alla loro infanzia, alla possibilità di gioco nelle strade e nelle piazze, oltre che nei cortili delle case, quando il traffico era quasi inesistente, quando la maggior parte della popolazione si muoveva a piedi e con ritmi decisamente più lenti di quelli di oggi.

Non ricordano, o meglio, non vogliono ricordare pensando al loro odierno benessere, a cullarsi nel proprio enorme egoismo senza pensare che il gioco, per i nostri piccoli, non è cosa marginale, di poco conto, ma che per loro il gioco è vita, è lavoro, attraverso il gioco imparano molto, in poche parole, per loro, non c’è nulla di più serio del gioco.

Giocando il piacere che provano è immediato, da piccolissimi, quando non dormono, giocano, più tardi il gioco, specie quello all’aria aperta in compagnia degli amici, è una cosa molto, molto seria, in esso impegnano tutte le loro energie, applicano tutte le loro risorse fisiche e mentali, incrementano la loro fantasia sviluppano la loro immaginazione perchè è un mezzo per  l’inserimento nella società dei piccoli in cui si trovano ad interagire.

Ma per raggiungere migliori traguardi il bambino deve poter vivere i suoi giochi anche con compagni diversi, magari occasionali, per acquisire nuove esperienze, nuove possibilità, ampliare la sua mente ed il suo cuore.

Oggi, però, molti dei nostri piccoli giocano da soli nelle loro case o tutt’al più frequentano corsi di diverso tipo, da quelli sportivi, a quelli di lingue o musica o anche ludici, ma guidati, obbligati a seguire un percorso dettato dai grandi, che si occupano di loro, è vero, li stimolano, li aiutano, ma non li lasciano liberi di giocare come a loro più piace.

Ho conosciuto un bambino di 7 anni che non aspetta altro che torni l’estate quando, alla spiaggia, ha una certa libertà di gioco: “posso fare quasi quello che voglio”, mi ha detto, “ci lasciano scegliere a quale gioco giocare, mentre in inverno ho un impegno tutti i giorni, anche più di uno, oltre la scuola, non ho la possibilità di fare qualcosa che mi piace!”

Che c’entra questo con il poter giocare in cortile?

C’entra perché non sempre qualche familiare può condurli nei parchi o nei giardini, allora sarebbe comodo poter scendere in cortile a giocare.

Ammesso e non concesso che esistano ancora i cortili, che non siano stati trasformati in posteggi per le care automobili, che, per alcuni, meritano più cure dei loro bambini, soprattutto perché non sempre ci si rende conto che, per i bambini, il gioco è vita.

Nonna Lì

 

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