Il mio peccato: un matrimonio civile

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Ultima modifica 24 Maggio 2021

Amore mio, avrei voluto dirti “Per sempre” davanti a Dio in abito bianco, in quella Chiesa nascosta nel bosco, in una sera tiepida d’estate, e ballare, col mio vestito frusciante, ballare fino al mattino alla festa con gli amici..

…chissà cosa hai pensato mentre mi aspettavi arrivare sotto le logge del Comune…

…Cosa avrai pensato quando mi hai visto arrivare con quel vestito blu, di Cavalli, con il pizzo nero e la schiena nuda (anche nella scelta dell’abito ero stata trasgressiva), elegante, snella nonostante il quarto mese di gravidanza, non emozionata come tutte le spose.

…Cosa avrai pensato quando ci siamo presi per mano e siamo entrati insieme nella porta del Comune, mi sono rifiutata di entrare in braccio di mio padre, ormai la mia famiglia era con te e si era creata da tempo.

Questa sarà mia moglie, e la donna che mi darà un figlio

Questi sono stralci di ciò che scrivevo a mio marito nel settembre del 2007, qualche settimana dopo il nostro matrimonio civile.
Ebbene sì, mi sono sposata civilmente, nonostante fin da piccola avessi sempre sognato un matrimonio religioso e avessi un passato da cattolica praticante e piuttosto attivo nella mia vecchia parrocchia.
Mi sono sposata perché ero incinta della mia piccola, i miei ci tenevano, venivo da un piccolo paese, sono un’insegnante elementare (e le maestre devono essere di al di sopra di ogni scandalo!!!).

Ebbene sì, nel terzo millennio c’è ancora chi ragiona così!
Ma ci pareva di far bene ad accontentare tutti, poi, con calma, avremmo fatto il matrimonio religioso. Magari al battesimo della piccola.
Ma poi mio marito non era così propenso al matrimonio in Chiesa, quando accennavo all’argomento si discuteva, e poi problemi al lavoro, la crisi che si sente, le spese, la casa da sistemare e poi e poi e poi…

Sono rimasta sposata solo in Comune e non ho realizzato il mio sogno, ma vabbè, è andata così, ragionavo. Fino a quando…

Nel 2009 si è sposata la mia migliore amica.

Ci siamo conosciute vent’anni fa e il feeling scattò subito. “Tu sarai la testimone al mio matrimonio, tu sarai la madrina dei miei figli, tu sarai…e viceversa”.

Lei lo è stata. Io no. Perché essendo sposata in Comune il sacerdote che l’ha sposata mi ha permesso di essere testimone ma non di prendere la Comunione.
Così. Un fulmine a ciel sereno.

Sono sincera: non pensavo.

Non pensavo che questa scelta, fatta soprattutto per gli altri, per tutelare un figlio, per dare una certa stabilità sia a me che a mio marito sia agli occhi della società, potesse escludermi dalla Chiesa, che avevo sempre frequentato.

Non pensavo di vivere nel peccato.

Non pensavo di essere una cattiva moglie o una cattiva madre.
Non pensavo davvero.

Da quel giorno, se prima facevo la Comunione con una serenità immensa, non l’ho più fatta perché avevo l’impressione di rubare qualcosa.

Chiaramente non sono potuta essere neanche la madrina del figlio della mia amica, due anni dopo. Ma ormai ci avevo fatto il callo. Le ho solo chiesto di scegliere una sua parente e non un’altra amica, magra consolazione senz’altro ma che mi avrebbe fatto sentire meno esclusa. E nel 2011 il corso di abilitazione all’insegnamento della religione cattolica nella scuola primaria.

La metà delle insegnanti partecipavano per avere la possibilità di insegnare più ore possibili vista la politica della riduzione di organico della Ministra Gelmini. Non per volere sparare a zero sulle mie colleghe ma solo per far capire che, a parte qualcuna, non erano investite chissà da quale sentimento religioso.
Aule strapiene, molta gente che ridacchiava e giocava col telefonino, solo poca gente nelle prime file che prendeva appunti.

Io faccio il mio corso, do il mio esame e manifesto la mia situazione personale.

Mi viene risposto, chiaramente, che la religione non la posso insegnare.
O meglio: all’esame mi danno l’idoneità perché dimostro di essere competente in materia ma poi me la ritirano perché la mia situazione personale non va bene.

Sono sposata in Comune, vivo nel peccato.

Se poi si viene a sapere…non è giusto nei confronti delle altre”.
Mollo il corso, mollo tutto, non frequento l’aggiornamento e mi ritiro.
Credetemi, ormai sono quasi anestetizzata. Quando vado alla Messa mi metto in fondo perché mi sembra quasi che è meglio che io non mi faccia vedere.

L’altro giorno, a scuola, una collega mi ha detto che frequenta il mio medesimo corso.
E’ separata ma solo per aver dichiarato per iscritto che non vive con nessun uomo sembra idonea ad insegnare religione cattolica ai bambini.
Non ci vivo, ma che ne sanno se ci vado?” Ridacchia e se ne va. Resto basita.

Da lì nasce un mio post di Facebook.

Che ha creato una vivace discussione sulla mia bacheca. Chi mi ha espresso solidarietà, chi mi ha trattato da peccatrice, chi ha cercato di farmi capire la posizione della Chiesa Cattolica, chi invece ci ha sparato a zero, ecc.

Io mi interrogo solo sul fatto che nessuno si è mai chiesto il perché delle mie scelte.

Chiaro che nessuno mi ha costretto ad andare in Comune a sposarmi, ma forse ci sono altre motivazioni su cui indagare. Forse il valore della famiglia in me c’è, e si può trovare anche un germe di quello che predica la Chiesa.
Ed invece è stato usato solo il mio stato civile come sbarramento su quello che potevo fare ma soprattutto su quello che potevo essere. Nessuno ha mai indagato il mio cuore e cercato di capire quello che c’era dentro. Ecco, da chi predica carità, amore e comprensione verso il prossimo, questo lo reputo profondamente ingiusto.

Maestra, mamma, donna con mille interessi ed attività ... non necessariamente in quest'ordine! Motto della vita: Ama e fai quel che vuoi ... per tutto il resto c'è tempo

2 COMMENTS

  1. è solo una questione di scelta. Chi convive, chi si sposa civilmente, chi in chiesa con il matrimonio concordatario, e che, in chiesa, solo col religioso. E poi ci sono tutte le altre confessioni. Ripeto è una questione di scelta. Non si tratta si essere più o meno brave mamme o buone mogli, si tratta solo di AVERE SCELTO UN SISTEMA e non possiamo
    chiedere ad altri, tantomeno alla chiesa, di adeguarsi e di condividere le nostre scelte. Con questo non vogliio dire di essere daccordo con le leggi ecclesiastiche, anzi. Ma non pretendo che la chiesa si adegui alle mie idee, e non mi preoccupo più di tanto, perchè in ogni caso, sono tante, troppe volte solo leggi di uomini fallaci:

  2. Non posso non pensare al mio parroco! Io sono divorziata… peccatrice! E poi ho convissuto e mi sono sposata dopo 2 figli… (battezzati!). Il mio parroco mi disse: io la comunione non te la negherò mai perché sei sicuramente più cristiana tu di tanti che vengono a messa anche ogni mattina e poi appena fuori si comportano da peccatori. Quanta ragione. Purtroppo come lui ne ho conosciuti pochini… solo un paio forse!

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