Ultima modifica 25 Gennaio 2021

Quando si diventa mamme le cose da imparare per poter “sopravvivere” alla nuova condizione sono tante, ma forse la più importante è “saper riconoscere il pianto del neonato”.

Perché il nuovo esserino che è appena venuto al mondo, pur essendo molto piccolo, ha i suoi bisogni e le sue necessità e non sapendo parlare l’unica modalità a sua disposizione per comunicare con il mondo che lo circonda, e in particolare con i genitori, è il pianto.

Il pianto del bambino

Con il pianto il bambino comunica se ha fame o sete, se è bagnato, se è stanco, se ha male da qualche parte. Spetta poi alla neo mamma interpretare il tipo di pianto così da poter intervenire quanto prima per farlo stare bene e contemporaneamente farlo anche smettere di piangere.

Ahimè non un compito facile, soprattutto se si tratta del primo figlio.

In genere è l’esperienza ad aiutare le mamme ma quando non si sa cosa fare di solito si procede per tentativi: prima si prova a dargli da mangiare, se però il pianto continua o riprende, si prova a cambiare il pannolino e via così.

Da “mamma bis” ho capito che in realtà non è poi così difficile riuscire ad interpretare il pianto del neonato.

E’ sufficiente stare un po’ attenti per accorgersi che quando il pianto da breve e ritmico diventa sempre più intenso il piccolo potrebbe avere fame. Se il pianto  è “lamentoso” il piccolo  potrebbe essere stanco o annoiato, se il pianto è improvviso e inconsolabile, dove nemmeno offrigli il seno serve a farlo diminuire e a poco a poco il volto diventa paonazzo, allora potrebbe essere sinonimo di dolore e a quel punto bisogna anche capire dove ha dolore.

Io quando non riesco a capire cosa sta succedendo per prima cosa provo ad offrigli il seno visto che ho la fortuna di allattarla, e molto spesso questo stratagemma funziona.
Mi sono però resa conto che se il bisogno non è quello di mangiare subito dopo poco il pianto riprende e lei continua ad essere irrequieta, allora provo a cambiarle il pannolino e spesso questo serve (sarà anche perché a lei piace molto stare sul fasciatoio) ma se il pianto è inconsolabile niente di tutto ciò serve per calmarla e a quel punto sono certa che si tratta di dolore.

Ho letto però che quando non si sa cosa fare può essere utile adottare questi accorgimenti:

  • offrirgli dell’acqua o una tisana o il ciuccio o del latte
  • prenderlo in braccio cullandolo, possibilmente in maniera decisa e non lenta
  • accarezzarlo delicatamente parlandogli con dolcezza tenendolo a pancia in giù sulle ginocchia
  • controllare che il pannolino non sia bagnato o che il piccolo non sia sudato e accaldato o che non abbia il nasino chiuso o che gli indumenti non siano troppo stretti
  • sistemargli la testa sulla spalla picchiettandolo sulla schiena in modo da favorire la fuoriuscita di aria dallo stomaco
  • fargli un bagnetto tiepido in modo da rilassarlo
  • sistemarlo nel marsupio in modo da avere le mani libere e non doverlo tenere in braccio troppo a lungo.

Concludendo, la mia esperienza mi ha insegnato che un lattante di pochi mesi di vita non piange mai solo per capricci o per fare un dispetto, ma sempre per esprimere uno stato di malessere oppure per attirare l’attenzione.
Questo, ovviamente al fine di comunicare le sue esigenze.

Io credo che sia un errore ignorare le sue lacrime o abbandonare il bambino in una stanza fino a che il pianto cessi per esaurimento, ma penso che si debba cercare di mettere in atto tutti gli accorgimenti possibili per alleviare la sua pena.

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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