Lo ‘sfogo’ di una figlia adottiva

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Ultima modifica 6 Ottobre 2016

Non ho voluto parlare del fertility day perché la cosa mi ha creato una sorta di ridda di reazioni che già facevo fatica a gestire nella mia testa, figuriamoci a parlarne.
Ero ora inorridita, ora scandalizzata, ora pensierosa e, vista sotto un certo aspetto mi faceva ridere da morire.
Poi mi sono soffermata sulla curiosità di cosa ne potessero pensare coloro che sono stati adottati e questa amica mi ha raccontato il suo punto di vista e ve lo voglio regalare come lei lo ha regalato a me. Sangeetha è una figlia adottiva il suo paese di nascita è l’India ma Bergamasca per adozione. Una donna, una figlia e, da tempo, una meravigliosa mamma che invece le idee sul fertility day le ha ben chiare e lascio a lei il compito di farvi vedere il suo punto di vista.

Sono una figlia adottiva, moglie e mamma di tre bambini.

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L’adozione è il secondo regalo più grande che ho ricevuto. Il primo è la vita.

Ho due genitori meravigliosi, che mi amano tantissimo.
Loro dopo avermi adottata, perché non riuscivano ad aver figli, ne hanno avuti altri tre. Quindi noi siamo quattro fratelli. Io per prima, poi una sorella e due fratelli. Una famiglia che sembrava dovesse rimanere piccola, invece ha avuto il dono di allargarsi!
Nella famiglia di mio marito c’è una sorella maggiore, due gemelli (tra cui mio marito) e un altro fratello.
Quattro fratelli anche loro. Quindi proveniamo da famiglie numerose.

Quando ci siamo sposati abbiamo avuto subito il desiderio di avere figli e non abbiamo perso tempo.
In 7 anni di matrimonio ne abbiamo avuti tre. Tre stupendi maschietti.
Hanno circa due anni di differenza l’uno dall’altro. Il primo intelligente ed acuto ha quasi 6 anni, il secondo vispo e socievole ha quasi 4 anni e l’ultimo ha 15 mesi. Sono piccoli e ci prosciugano l’energia.

Faccio questa premessa perché ho seguito molto bene tutta la questione che si è scatenata sul fertility day (giornata indetta dal ministero della salute per promuovere la fertilità in Italia).
Ho provato disappunto ed indignazione per il modo con cui questa campagna è stata fatta, mi sono sentita offesa per tutte quelle donne che i figli li desiderano ma non possono averli.

Su una cosa però ho riflettuto molto, cioè che l’Italia è sempre più un paese di vecchi (e non solo anagraficamente purtroppo). Di bambini ce ne sono pochi e quando ci sono non sono visti molto bene.

In Italia le donne giovani quando fanno un colloquio di lavoro si sentono chiedere come prima cosa:

” Quanti figli ha o pensa di avere?”.

Lavoriamo per vivere, non viviamo per lavorare. Il lavoro è il sostentamento necessario per portare a casa il pane per i nostri figli. Ma il lavoro non può toglierci la voglia, il desiderio di avere dei figli.
Non possiamo sentirci in colpa perché abbiamo figli.
Se la fertilità non è un bene comune, i figli invece sì, sono il nostro futuro
.

Noto con profonda tristezza che sempre di più i bambini danno fastidio, non devono far rumore, devono stare sempre composti, non possono quasi respirare. In piscina alle 18 del pomeriggio non possono giocare, fanno rumore, danno fastidio a ‘quella’ signora che vuole leggere.
A far la spesa devono stare tranquilli e guai se piangono o fanno un capriccio perché danno fastidio a chi fa la spesa in santa pace (sono fatti che mi sono successi realmente!).
In alcune chiese non possono mettere piede perché anche lì… fanno rumore.

I bambini non sono molto silenziosi, è vero, ma sono vivi e curiosi com’è giusto che sia.

Quando vado in giro capisco subito chi sono le persone che amano i bimbi e chi no.
C’è chi mi ferma e dice che mi ammira perché con tre bimbi piccoli così vicini ” ho sicuramente molto da fare, ma sono belle soddisfazioni”! C’è chi invece mi guarda con faccia schifata e commenta al primo segnale di rumorosità eccessiva  “hai voluto la bicicletta e allora pedala… e se non sei capace di tenere un figlio a bada, due ceffoni e via”.

Dimenticavo di dire anche questa cosa così il quadro è completo: c’è anche chi ti dice con poco tatto e benevolenza che insomma “tre sono tanti, adesso basta, magari è meglio se usi metodi contraccettivi più efficaci”!
Che rabbia mi invade quando sento queste affermazioni: primo perché io amo i miei figli e amo l’uomo con cui li ho avuti. E li abbiamo voluti e desiderati consapevolmente tutti e tre e nessuno si può permettere di giudicare questa cosa. Secondo perché i miei figli mi insegnano ogni giorno alcune cose, che chi non ama i bambini o non li vuole, non potrà imparare mai.

I miei figli mi insegnano che la vita è più bella se guardata con quello stupore ingenuo ed allo stesso tempo carico di curiosità che loro hanno; che la vita è più interessante quando ti metti in gioco e riscopri con i loro occhi le cose di tutti i giorni; che la vita per loro è sempre buona perché dipendente dalla presenza della mamma e del papà che li amano; che noi adulti abbiamo la possibilità di migliorare con loro accanto, di aprire il cuore, di far spazio ogni giorno alla loro diversità e unicità; che la loro presenza nella nostra vita ci richiama a riscoprire il valore della coppia, a godere dei piccoli e pochi momenti in cui loro non ci sono, quando ad esempio dormono, oppure a ritagliare piccoli spazi per noi genitori.

Io credo fermamente che il problema dell’Italia invecchiata non sia esclusivamente legato ad una questione economica, ma anche ad una questione più profonda: al desiderio di tornare bambini.
Chi ne ha voglia oggi come oggi, in questa società del consumismo materiale ed affettivo, lasciarsi scombussolare la vita da queste meravigliose creature e soprattutto il cuore???
Io e mio marito ne abbiamo voglia, perché mentre i bimbi crescono, stiamo maturando anche noi, come genitori, come coppia e soprattutto come persone.

C’era un Uomo, duemila anni fa che diceva: ” Se non ritornerete come bambini non avrete parte nel Regno del Padre mio”. Ecco i miei figli ogni giorno mi richiamano a questo. Mi aiutano a ritornare un po’ bambina, a stupirmi delle piccole cose, a scoprire la mia dipendenza da quel Padre Buono, com’è la loro da me e dal loro papà.
Quindi chi non li vuole o li allontana dalla propria vita sappia che si sta perdendo qualcosa.

Sangeetha Bonaiti

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