Il ruolo del padre oggi. Spunti di riflessione

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Molto genericamente, il ruolo del padre e, più in generale, il genere maschile è sempre stato identificato socialmente con caratteristiche quali forza e autorità.

Fino a poco tempo fa, dimensioni quali accudimento e affettività erano esclusivo appannaggio della madre (salvo rare eccezioni!).
Nei primi anni di vita e nella prima infanzia (dunque da 0 a 6 anni), il ruolo del padre veniva soggettivamente vissuto e socialmente percepito come irrilevante.

Il ruolo del padre oggi. Spunti di riflessione

Volendo semplificare una realtà complessa, concedetemelo, possiamo dire che il termine ‘madre’ corrispondesse a espressioni come ‘accudimento’, ‘contenimento’, ‘angelo del focolare o della casa’, ecc. mentre il termine ‘padre’ a espressioni come ‘guida normativa’, ‘autorità’, ‘procacciatore di reddito o di cibo’, ecc.

Con l’entrata delle donne nel mondo del lavoro e le (sacrosante) conquiste dei movimenti femministi, i ruoli familiari hanno subito una forte revisione.
Il padre ha cominciato ad acquisire un certo numero di “funzioni materne”, che fino a non molto tempo fa a uso esclusivo delle madri.

Rispetto al passato, i padri attuali iniziano a sviluppare dei legami di attaccamento significativi già nelle prime fasi di vita dei loro figli.

Questo è certamente un dato positivo sia per i figli, che possono avere diverse figure di riferimento o basi sicure a disposizione, sia per la coppia che può beneficiare della redistribuzione dei ruoli.

Tuttavia, la domanda che si pone è se la perdita di determinate “specificità paterne/maschili” non potrebbe portare a una confusioni dei ruoli e dunque a difficoltà (anche sul piano pratico).

ruolo del papà

In altri termini, stiamo assistendo a una trasformazione del ruolo del padre in qualcosa di simile a un ‘mammo’?

I padri attuali, che in genere hanno avuto un modello paterno completamente differente da quello che hanno oggi, sembrano trovarsi in una posizione complicata e per molti aspetti ancora indefinita.

Da un lato si sentono in dovere di essere normativi e di esercitare l’autorità, dall’altro si ritrovano a svolgere funzioni di accudimento affettivo e di gioco.
Più precisamente, il padre di oggi si può ritrovare in difficoltà a mantenere nella quotidianità un atteggiamento equilibrato e costante.

Per esempio, si può ritrovare a mostrare ai figli comportamenti altalenanti, con bruschi e, per i bambini, inspiegabili mutamenti di umore. Si passa dalle coccole quasi materne a improvvisi rigurgiti di autoritarismo o dalla più ampia tolleranza a una esagerata severità.

Si ritorna dunque alla questione esposta poco fa: di quali specificità può essere portatore il padre di oggi rispetto alla madre, considerando l’intercambiabilità di molte funzioni?

A mio parere, una risposta a questo quesito può essere quella di considerare il padre come il promotore della “giusta distanza”.

Consideriamo che, a differenza della maternità, a livello biologico la paternità implica necessariamente e sin da subito una “presa di distanza”.
In altre parole, per forza di cose il padre si ritrova ad assumere sin dall’inizio una posizione più defilata: la madre e il bambino nei primi momenti di vita sono infatti come una diade indissolubile, all’interno della quale non possono entrare dei terzi.

Tale posizione del padre viene mantenuta nel corso dello sviluppo, anche quando è direttamente coinvolto nelle mansioni di cura e di accudimento dei figli.

Essa risulta fondamentale nella crescita dei bambini in quanto, sul lungo termine, favorisce la formazione di un’identità personale e la necessaria distanza dalle figure genitoriali. Infatti, attraverso tale funzione, il padre fornisce un primo modello o punto di riferimento di indipendenza e autonomia.

Due delle principali conquiste dell’adolescenza prima e dell’età adulta poi.

Inoltre, in termini di vita familiare e pratiche quotidiane, tale funzione permette di assumere una posizione da “osservatore esterno (ma non neutrale)” rispetto a ciò che accade. Fondamentale per fornire un supporto adeguato e ‘meno coinvolto’ quando necessario.

In sintesi, l’esercizio della “giusta distanza” da parte del padre permette di “mantenere l’equilibrio” in famiglia. Allo stesso modo svolge un ruolo normativo ma non impositivo o autoritario in vista della conquista dell’indipendenza e dell’autonomia dei figli.

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