Il senso della vita

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

baby squilloCe l’ hanno il senso della vita quei giovanissimi, maschi o femmine che siano, che si vendono non per sopravvivere, ma per soddisfare i loro capricci scambiandoli per bisogni?
Poveri di spirito  e di cervello, senza valori, senza rispetto per se stessi, non hanno limiti, non se ne pongono, vedono solo il guadagno, il dio denaro, solo a quello aspirano, solo quello pretendono.
È c’è una cosa, in particolare, che mi turba.
Non sono sfruttati, non sono indotti a vendersi da adulti brutti e cattivi, no… sono loro che si propongono, sono loro che sfruttano la domanda.

È vero, purtroppo, c’è molta domanda, molti che sono, sembrano, adulti seri e maturi non lo sono né si accettano, non accettano la loro età, e per sfuggire alle responsabilità, per fuggire dalla loro vita, desiderano, spasimano per consumare una libbra di carne fresca nell’illusione di trarne, per se stessi, la giovinezza, per illudersi…
Intraprendono viaggi per terre lontane dove la miseria regna sovrana e dove, per pochi euro, possono godere delle grazie di giovanissimi, spesso venduti dagli stessi genitori.

È vero, sono essere indegni, esseri ignobili che vogliono esclusivamente sfogare le loro brame con giovanissimi, poco più che bambini, ma non si ritengono, non sono ritenuti pedofili, perché le loro vittime, perché di vittime si tratta, sono adolescenti appena entrati nella pubertà e per soggiogarli usano i loro potere e il loro denaro e non esitano a sopraffare, stuprare, pretendere prestazioni estreme superando ogni limite.

Ma a Roma, Ventimiglia, Genova e nelle tante altre città, i casi saliti con più o meno clamore agli onori della cronaca questi esseri immondi non hanno dovuto usare il loro potere, nessuno stratagemma, nessun inganno, hanno solo dovuto alzare una cornetta, inviare una mail, chattare e scegliere tra le numerose offerte quella che sembrava più rispondente ai loro desideri.

Adolescenti si offrono on line senza veli o pudore, si offrono per soddisfare la libidine altrui, si vendono per 30 denari.
E perché lo fanno?
Per un abito, una borsetta, per un po’ “d’argent de poche”, per uno shortino, per sballarsi con gli amici, per poter essere “a la page” o, addirittura, per una ricarica telefonica.
Molti sono pargoli di famiglie cosìddette bene, che di bene hanno soltanto l’apparenza e qualche disponibilità finanziaria, ma padri e madri superficiali, distratti, profondamente egoisti, che vivono d’immagine, di effimero, che si accontentano di condurre un certo tenore di vita, tenore che, a volte, non si potrebbero permettere, e allora arrivano i primi no, a cui i figli non sono abituati, che non accettano e, allora, magari imitando i genitori, cercano vie traverse, più facili per ottenere quel denaro che a loro sembra così indispensabile.

E si sprecano, rinunciano a priori all’amore, che non conoscono, che non sanno, indifferenti a tutto se non a quell’apparire che a loro sembra tanto necessario, non sanno, perché nessuno lo ha  insegnato loro che così facendo rinunciano a conoscere qualcosa di importante, di prezioso, di assolutamente indispensabile per vivere una vita piena, realizzata, felice.
Si vendono per denaro, utilizzano il loro corpo come merce di scambio, non dando nessuna importanza al loro atto,  ai loro atti.
Dicono che pensano ad altro, dicono che si  estraneano, dicono che sopportano tanto dura pochi minuti, dicono che accettano tutto perché così pagano di più, dicono…

Credono di aver molto guadagnato, credono di aver suscitato l’invidia dei compagni per la disponibilità di denaro loro mostrata, dicono di essersi sentite grandi, importanti, dicono, ma non sanno ancora di aver perso con la loro innocenza qualcosa che non potranno mai più sperimentare, qualcosa che non ritroveranno più, qualcosa che sarà loro per sempre negato, che le segnerà per la vita, qualsiasi cosa esse facciano, qualsiasi cosa imparino.

La prima volta.

Nonna Lì

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