L’ incubo di aver partorito in casa

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Vi presento una cara amica che poco tempo fa, decise di partorire in casa.
La sua esperienza non è andata liscia come si aspettava. Appena le ho proposto di raccontarci la sua storia, ne è stata entusiasta, proprio per poter dare il suo contributo e trasmettere la sua esperienza a chi è indecisa sul da farsi, a chi vorrebbe saperne di più e a chi, come lei, si è trovata a prendere questa decisione senza vagliare tutte, ma proprio tutte le eventualità.

Donne, è vero che abbiamo libertà di fare ciò che vogliamo, ma pensiamoci bene, molto bene: ne va della nostra stessa vita, nonchè quella del bimbo che abbiamo dentro.
Vi lascio alle toccanti ed emozionanti parole della diretta interessata….

Ho partorito la mia bimba in casa. A casa mia.

Avevo deciso di farlo e mi ero informata in tutti i modi possibili con libri, siti internet ufficiali, racconti di donne conosciute che avevano partorito in casa. Sono un ingegnere e non mi piace lasciare nulla al caso.
Insomma ero decisa e così, dopo aver lottato con mio marito che era contrario, ho cominciato ad incontrare delle ostetriche per valutare quale scegliere, ed alla fine mi sono affidata a quella che mi sembrava la migliore, senza farne una questione di soldi.

La gravidanza è andata bene. Mi sono fatta seguire dalla ginecologa del consultorio e poi, negli ultimi mesi, anche dalla ostetrica.
Avevo letto che il parto in casa è sicuro solo se la gravidanza è fisiologica ed io volevo esserne sicura.
Ho fatto TUTTI i controlli previsti per essere sicura che TUTTO andasse per il meglio.
Non ho saltato neppure un’analisi, un test, un’ecografia. Tutto quello che non era pagato dal SSN me lo sono fatta in privato.
Volevo essere sicura che tutto stesse andando per il meglio e che tutto fosse in sicurezza.
Ho preparato il materiale richiesto, lavato tutto il necessario a 90°, pulito la casa a fondo come non mai ed è cominciata l’attesa che non è durata molto…

Il parto in se è stato veloce ed emozionante: un’ora e mezzo di travaglio ed una fase espulsiva di pochi minuti.
Quando l’ostetrica è arrivata riuscivo già a toccare la testa della bimba e sentire i suoi capelli!
Lo volevo così: condotto solo dal mio istinto e dalla mia bambina che ha deciso di venire al mondo alla 37esima settimana.
Quando la testa è uscita lei mi guardava (cosa rara perchè di solito i neonati nascono con la faccia rivolta verso il basso!) ho gridato come una pazza: “La prendo io! La prendo io!”. E così è stato. Ho tirato su il ginocchio e l’ho presa.
Era bellissima: tutta rosa e perfetta.  Ha fatto appena “nghè nghè” e l’ho stretta al petto.
E’ stato il nostro primo incontro. Erano le 11:32.  Alle 12:00 è arrivato il papà e alle 13:30 è tornato il fratellino da scuola. Eravamo così felici!

Alle 22 è cominciato l’incubo.
La pressione mi sale alle stelle, mio marito e l’ostetrica mi portano in ospedale dove perdo conoscenza.
Risonanza magnetica e TAC: edema cerebrale.
Durante la notte un attacco eclamptico (simile in tutto ad un attacco epilettico). Mi hanno ripreso per i capelli nel reparto neurologia dell’ospedale.
Mi sono risvegliata con il fegato malmesso, la vista compromessa ed un braccio paralizzato.
In pratica ho avuto la temutissima eclampsia post parto (ancor più rara della eclampsia classica).
Ho rivisto la mia bambina dopo 2 lunghissimi giorni.
E pensare che non volevo partorire in ospedale anche perchè non volevo che nessuno me la portasse via nemmeno per farle il bagnetto e non volevo che nessuno le desse nulla da mangiare… alla fine invece, ironia della sorte, ha passato due giorni senza di me e con il latte artificiale!
Ringrazio il cielo che quando sono tornata a casa ha ripreso a ciucciare dal seno come se non avesse mai smesso!

Tutti dicono che per il parto in casa la gravidanza deve essere fisiologica, ma chi lo stabilisce se è fisiologica?
E quando? Solo dopo, quando alla fine è andato tutto bene, si può dire che è stata fisiologica.
L’ostetrica non sempre è in grado di garantire che la tua gravidanza sia fisiologica: per esempio nel mio caso non sono stati valutati i possibili rischi legati ad un parto in casa con i valori che risultavano dalle ultime analisi.
Io allora non potevo sapere, e mi sono affidata con serenità a chi doveva saperne più di me.
Parlano di enpowerment della donna: io ho perso totalmente la fiducia in me stessa. Come ho potuto fare una scelta del genere senza valutare i rischi?
Come ho potuto mettermi in quella situazione? Come ho potuto non rendernmi conto? Come ho potuto essere così cieca e testarda?

Quello che mi è successo mi ha molto segnato così come ha segnato fortemente i miei familiari e soprattutto mio marito, disperatamente arrabbiato con me perchè contrario al parto in casa per paura dei possibili imprevisti.
E’ ormai passato del tempo ma non basta a dimenticare.
Sto sicuramente meglio, ma ricordo quello che avrebbe dovuto essere uno dei momenti più belli della vita come un periodo di depressione.

Ero costantemente sull’orlo della crisi di pianto e non passava giorno che non pensassi al parto e sognassi di poter tornare indietro e cambiare le cose. Sicuramente sarebbe successo tutto anche all’ospedale ma sarei stata seguita da subito e non mi sarei sentita così in colpa.
Te la sei andata a cercare… hai messo in pericolo la vita della tua bambina ed anche la tua stessa vita… se la crisi eclamptica ti fosse presa nel momento esatto del parto non stringeresti la piccola tra le tue braccia! L’eclampsia spesso sfocia anche con la morte materna… paralisi, cecità, trapianto di fegato, reni, ti rendi conto?”
Per fortuna nessuno mi ha mai detto queste parole.
Ma spesso siamo noi stessi i giudici più severi delle nostre stesse imprese.
Ho passato anche momenti in cui l’unica ragione che mi ha impedito di farla finita è stato il pensiero del dolore che avrei dato ai miei piccolini e ai miei familiari tutti. Non riuscivo a vedere via d’uscita, ho cercato pian piano di riprendendermi, ma è stata molto dura.
Sono grata tutta la mia famiglia e agli amici che mi sono stati vicini, ma soprattuto ringrazio mio marito che, nei mesi subito successivi al parto, ha stretto i denti e mi è stato vicino nascondendo il suo dolore per cercare di aiutare me.
Ricordo un giorno in cui ho deciso di “darmi il permesso” di ricordare con gioia il momento del parto: il poter ricordare un singolo momento di felicità, anche breve, mi ha aiutato a rimarginare la ferita.

Non dimenticherò mai.
Anche adesso che scrivo queste cose le lacrime mi segnano il viso, però voglio andare avanti e godermi questa splendida famiglia.
Dopo tutto, grazie al cielo, sono (siamo) ancora quì!
Se stai pensando al parto in casa auguro il meglio a te e a tuo figlio ma, ti prego, riflettici bene … forse è meglio lottare per umanizzare gli ospedali che rischiare la propria vita partorendo in casa.

Micaela

Mamma di 3 piccole belve: Miriam, Melania e Massimo. Moglie di Marco. Meravigliosamente innamorata della vita. Social addicted e inguaribile ottimista.

35 COMMENTI

  1. Se io avessi partorito in casa sarei morta.
    Già in ospedale mi hanno salvata per un pelo (emorragia interna, l’emoglobina era a meno di 2).

    • Idem per me, se avessi partorito in casa…. morte certa per me e la mia bimba….. distacco intempestivo di placenta alla 41 settimana ed emorargia, salvate tutte e due per un pelo….

    • Sono convinta che questo sia di grandissimo aiuto a chi sta cercando informazioni in rete…

      Riguardo il perdono, penso che sia un processo lungo ed elaborato… e auguro di tutto cuore che si butti tutto alle spalle, la mia amica…

  2. … sono contenta che lei se sia perdonata..Io comunque credo che il partorire in casa sia un atto egoistico (dico questo perchè è un mio pensiero, non per accusare la protagonista)
    perchè in questo caso la mamma mette in primo piano il suo “sentirsi bene” (IO sono tranquilla, IO sto bene, IO faccio qualcosa che gli altri non fanno- sarò polemica ma a volte c’è anche un po’ di questo..) ma al figlio, al marito ai famigliari come si potrebbero sentire se a lei o al bimbo, succedesse qualcosa….noo, mica ci pensano, nella loro convinzione che la loro è una gravidanza fisiologica (nessuno te lo potrà mai garantire al 100%)..

    • Sì, molte volte non si valutano TUTTE le conseguenze delle proprie decisioni… o per lo meno a volte si pensa: “Non capiterà mai a me!”… e invece…

    • silvia, io credo che non sia giusto tacciare di egoismo una scelta simile.
      purtroppo le violenze che si subiscono quotidianamente negli ospedali in concomitanza con il aprto non sono solo sulle donne, ma anche sui bambini, quindi chi sceglie queste strade, probabilmente estreme, lo fa magari anche per proteggere i propri figli.
      penso piuttosto che esperienze simili debbano essere lette come dei rischi a cui una donna si sottopone proprio per fuggire una situazione che viene data per “protetta” e invece non lo e’ (quella degli ospedali).
      invece di stare sempre a metterci una contro l’altra a dire che quella mamma e’ egoista se fa cosi, o migliore o peggiore se fa diversamente, uniamoci per opporci a quello che accade tutti i giorni nei reparti maternita’ e che clpisce tutte le donne e soprattutto tutti i neonati.

      • non riguarda TUTTE le mamme e TUTTI i neonati, riguarda alcune strutture che si devono essere migliorate e bisogna lottare per questo, ma ci sono anche molti ospedali in cui si lavora bene e nel rispetto di mamma e bambino. vorrei poi sapere cosa si intende per ‘protetta’, se per protezione intendi startene a casa tua o se per protezione intendi una neonatologia e una ginecologia pronte ad ogni emergenza che può anche costare la vita a te e al bambino.

  3. Per la nascita della mia seconda bimba qualcuno mi suggeriva il parto in casa come la cosa più bella che potessi scegliere…io ho detto no, non me la sentivo e ho fatto bene.
    A differenza del primo parto, naturale e velocissimo (meno di due ore in tutto), il secondo è stato molto più lungo, la bimba è nata con sofferenza e io ho avuto un’atonia uterina….se fossi stata a casa forse nè io nè lei saremmo state quì!
    Pensateci bene prima di alscairsi anadare alla “naturalità” a tutti i costi….

  4. bel post micaela e grande coraggio la tua amica a raccontare questa esperienza.
    buona vita alla tua bambina e alla vostra famiglia!

  5. Il problema non è il parto in casa. C’è un protocollo preciso per cui l’ospedale più vicino deve essere al massimo a 30 minuti di distanza. Questo perchè è il tempo per preparare una camera operatoria anche in ospedale. L’attacco eclamptico vero e proprio è avvenuto quando eri già in ospedale. Il problema è che nè l’ostetrica ma soprattutto la ginecologa, che invece è proprio la figura che deve individuare la patologia o almeno il rischio di una patologia si sono accorte delle indicazioni che davano i valori delle tue analisi. Quindi anche in ospedale sarebbe successa la stessa cosa visto che comunque la ginecologa era sempre la stessa. Ti saresti fatta tutte queste domande? Avresti avuto gli stessi sensi di colpa? Gli imprevisti ci possono sempre essere e, soprattutto, nel momento della nascita, possono comparire all’improvviso. Il protocollo serve a questo: garantire le stesse possibilità d’intervento di un parto ospedaliero.
    Tu e la tua bambina avete avuto un’esperienza bellissima. La nascita in sè è stata emozionante ed il vostro primo incontro unico. In ospedale non sarebbe stato possibile perciò ricordati di quel momento, abbeverati a quell’istante, a quel ricordo che farà sempre parte della vostra storia insieme. Un abbraccio. Sabina

    • perchè in ospedale non sarebbe stato possibile? si dà sempre per scontato che gli ospedali siano dei gironi infernali, invece non sono tutti uguali e soprattutto le esperienze sono molto soggettive. e sinceramente rischiare id morire o di perdere mio figlio, se pur poco probabile, solo perchè volevo ricordarmi il momento mi sembra una scelta un po’ ingenua. non me la prendo con la protagonista della storia e non è giusto che si senta in colpa. è chi sputa sentenze contro gli ospedali e contro la medicalizzazione e invoca la naturalità che ha delle grosse responsabilità.

  6. Ma che c’entra il fatto che ha partorito in casa??? Non è stato mica il parto in casa che ha scatenato tutto! Se le cose cambiano, durante il travaglio, il parto o dopo si va in ospedale… Le ostetriche misurano la pressione continuamente tra le altre cose prorio per non lasciar nulla al caso…. E se vedono che la pressione inizia ad alzarsi mica ti fanno aspettare a casa!
    In ospedale sarebbe successa la stessa cosa… Non vedo come questo articolo possa aiutare un mamma a scegliere dove partorire!
    Cosa le fa credere che in ospedale le cose sarebbero andate diversamente?
    Questa mamma ha vissuto una brutta esperienza ma la scelta di dove partorire non c’entra…. Qualcuno dovrebbe rassicurarla, a partire sia dal personale sanitario sia dal marito. Lei ha scritto che il marito non l’ha mai colpevolizzata… Ma rassicurata del contrario? L’ha fatto?
    Cara, stai tranquilla hai fatto bene a scegliere secondo il tuo istinto e spero che lo capirai prima possibile così da poter riacquistare fiducia in te stessa nelle prossime dicisioni!

    • magari in ospedale si accorgono tempestivamente di quanto sta per accadere… e un’ostetrica, per quanto brava possa essere, non è infallibile e può capitare che prenda sottogamba una situazione che, invece, merita di essere osservata con più attenzione, cosa che magari con una troupe di medici e infermieri in ospedale, sarebbe stata presa in anticipo.

    • si, certo non fa differenza essere ricoverata in ospedale e poter chiamare soccorso solo premendo un pulsante vicino al letto in qualunque momento, rispetto al chiamare un ambulanza, aspettare che arrivi, essere trasportata ecc.

  7. A volte 30 minuti possono essere troppi. Un conto è stare già in ospedale, un conto arivarci da casa. In un ospedale attrezzato possono organizzarsi immediatamente per un emergenza, cosa che è successa ad una mia cara amica: nel giro di 10 minuti dall’emoraggia era già in sala operatoria, altrimenti sarebbero morte, sia lei che la figlia.

  8. Vorrei rispondere a Sabina, cogliendo l’occasione di puntualizzare alcune cose. Se c’è stata una grave negligenza da parte della ginecologa e dell’ostetrica nel non aver valutato correttamente gli ultimi esami (sarebbe interessante sapere se li hanno visti entrambe o solo l’ostetrica)come sembra dal racconto, va anche sottolineato che:
    – nei parti a domicilio le ostetrcihe dovrebbe essere DUE (per legge) e non una come nel caso in questione
    – in ospedale le donne vengono sottoposte a ripetute misurazioni di pressione (una almeno prima del parto e + di una nelle ore seguenti il parto), a domicilio le ost non lo fanno praticamente MAI
    In ospedale si sarebbero accorti certamente subito dell’ipertensione
    iniziando il trattamento farmacologico opportuno come da protocollo della pre-eclampsia o eclampsia conclamata, forse evitando il corteo sintomatologico che ne è seguito e l’edema cerebrale.
    – i 30 minuti di strada sono : 1. relativi per quel che riguarda la tipologia di strade, traffico, e tempo calcolato con un’automobile o ambulanza (considerando che in mezzo ci possono essere tutte le variabili possibili immaginabili !)2. assolutamente troppi e potenzialmente fatali per mamma e feto se si considera che gli standard di sicurezza dei punti nascita impongono che le sale operatorie per taglio cesareo devono stare all’interno delle sale parto e che le ostetriche devono saper strumentare un cerareo e quindi un cesareo emergente si dovrebbe imbastire in pochi minuti senza aspettare il personale da casa.
    Invece di raccontare false favole sulla sicurezza del parto in casa, sulla fisiologia della gravidanza (che assicura il parto SICURO) che i 30 minuti garantiscono sicurezza (ma quale???), e quindi abbindolare le mamme esponendole a questi /o peggiori rischi in nome della NATURALITA’, cerchiamo di capire quali sono davvero i criteri di sicurezza ,di chiederli a gran voce in tutti gli ospedali (perchè oltre il 50% in Italia non li garantisce)e una maggiore umanizzazione del parto NEGLI OSPEDALI.

  9. La maggior parte delle mamme che decidono di partorie in casa , lo fanno per scappare dalle malpractice degli ospedali dove molte volte viene imposta una medicalizzazione anche senza indicazioni mediche , dove non vi è rospetto per la donna nè per il bambino. Ma purtroppo l’unico ambiente dove puoi sperare di cavartela se hai serie complicanze è proprio l’ospedale. A casa si rischia tantissimo, sia la mamma che il tuo bambino e se la situazione è davvera seria senza gli interventi specialistici immediati si può MORIRE senza nememno riuscire a tentare un trattamento. Questo deve essere chiaro. Si rischia la morte anche in ospedale, questo è innegabile, perchè se si pensa che ogni anno muoiono 200.000 mamme di parto ( di cui la gran parte nei paesi poveri, …ma una neanche tanto piccola fetta anche negli ospedali normali e quelli iper-mega tecnologici!), vuol dire che purtroppo ancora non si è trovata la bacchetta magica per far fronte a certe gravissime complicanze mortali legate al parto. Questo deve far riflettere!
    Concludo esprimendo un sorriso molto amaro pensando alla scena di questa ostetrica che arriva a casa di questa mamma poco prima che nasca la bambina. Questo è un film vissuto da tantissime donne che hanno partorito a casa!( stando ai racconti letti sul web, o di qualcuna che conosco io, ma anche a quelli allucinanti delle ostetriche che lavorano nel mio ospedale che col pelo alto 10 cm e la bava grigia alla bocca mi hanno narrato sulle performance delle loro colleghe – ovviamente con grande disaccordo). Quasi tutte arrivano in estremis o quasi, oppure…con una scusa portano la donna a dilatazione completa in H per togliersi completamente la responsabilità di eventuali casini al momento del parto a casa, lasciando “la palla” alle colleghe ospedaliere (che magari si trovano ad assistere il parto di quelle poverette in luoghi improbaili, non certo tra quelli auspicati o sognati …come il sedile della prorpia auto davanti al’ospedale, il pavimento del pronto soccorso, l’atrio d’ingresso dell’H, davanti al..MONDO. ) Poi si fanno pagare lo stesso , però eh? e spesso IN NERO. Ah si, …e la documentazione del parto a domicilio? (ovvero una cartella clinica con tanto di tracciato cardiotocografico registrato e parametri vitali )? NON ESISTE.
    Saluti a tutte le mamme….riflettete mi raccomando…

  10. Micaela, io sono arrivata a leggere questa storia dal blog “diritto all’epidurale negato” (che io frequento), dove una mamma l’ha segnalato. Credo sia necessario uscire da tutta una serie di favole, meraviglie e cazzate varie sbandierate da una schiera di ostetriche ( e non solo, anche ginecologhe talebane del naturale)che assistono ai parti in casa. DEvo dire che certe mamme in effetti sono assolutamente schierate dalla parte del naturale a tutti i costi e pertanto estremizzano anche il parto trovando pane per i loro denti in queste ostetriche. E aggiungo che secondo me queste dovrebbero pure rimanere a casa o sotto il fico (dove decidono di partorire) qualunque cosa accada assumendosi le loro respondabilità senza poi venire a mettere nei casini (queli provocati da loro stesse) chi lavora in H! Ma ci sono anche mamme incerte che vengono talmente abbagliate da tutta una serie di informazioni assolutamente parziali, incomplete e pure false ( mi riferisco al fatto che viene detto che le ostetriche SANNO affrontare tutte le emergenze a casa e HANNO TUTTO ciò che serve intanto che si aspetta l’ambulanza. ) che optano per questa soluzione. Come avete capito io somno palesemente contraria al parto in casa, perchè se è vero che ognuno di noi deve poter scegliere (concordo!), è altrettanto vero che in questo caso la scelta coinvolge pure un esserino totalmenete ignaro, assolutamente dipendente dagli altri e che forse magari sarebbe pure in disaccordo se a seguito di ciò ne conseguirebbero problemi seri altrimenti evitati o risolti in miglior modo in ospedale. Io sono una mamma ed un anestesista e purtroppo vivo per il mio lavoro con le emergenze di ogni tipo, comprese quelle ostetriche. E vi assicuro che sono le peggiori.

  11. Condivido ogni parola della collega Luna! Il problema sta anche nel senso di onnipotenza delle figure sanitarie che ruotano intorno alla figura del medico: per fare il ginecologo servono 6 anni di università più 5 di specialità…fanno 11 anni, 11 anni di vita spesa per prepararsi ad affrontare tutte le situazioni e gli imprevisti legati ad un parto eppure a volte la vita si inventa situazioni ancora più subdole e bizzarre e questi 11 anni diventano addirittura insufficienti. Chi spinge le donne a fare scelte di questo tipo sono certe ostetriche (certe sottolineo, non voglio generalizzare coinvolgendo una categoria a me cara) che si riempiono la bocca con la parola naturale e fanno leva sul momento più intimo e privato della vita di una donna, convinte di poter fare a meno del medico o addirittura sostituirsi ad esso. Tutte le figure paramediche comprendono persone che arrivate ad un certo punto sono convinte di aver maturato una tale esperienza da potersi sostituire ad un medico! Siate grandi ostetriche o grandi infermieri non piccoli medici! Per il bene dei pazienti!!!
    A Micaela va il mio abbraccio e un grande in bocca al lupo

  12. Sono rimasta molto scossa dalla vicenda raccontata. Ho conosciuto una signora che has partorito in casa, a lei è andato tutto bene, ma è anche vero che era alla quarta gravidanza.
    Io ho partorito i miei figli in ospedale. Il primo ha 20 anni, avevo scelto un ospedale in cui ti facevano tenere il bambino in stanza sin da subito e 20 anni fà era raro trovare una struttura così.
    Come dice la protagonista di questa storia: è meglio lottare per umanizzare gli ospedali che rischiare la propria vita partorendo in casa.

    • Premesso che non ho alcuna competenza in campo medico, secondo me non vuol dire molto che era la quarta gravidanza. Sicuramente, alla quarta gravidanza, una donna sa cosa l’aspetta dal punto di vista del travaglo e della fase espulsiva, ma non credo che questo possa influire sul verificarsi o meno di problemi o complicazioni. Ritengo che le probabilità che qualcosa possa andare storto non dipendano dal numero di gravidanze già fatte. Penso invece che, in generale, più la donna è in avanti con gli anni, più tutti i rischi aumentano.

  13. Ho letto questa mattina questo articolo e ci ho pensato tutto il giorno. Ho partorito due dei miei figli a casa ed è andato tutto bene. Come la signora dell’articolo mi sono informata bene su tutto e alla fine ho scelto così. Mi dispiace che un articolo come questo possa indurre una mamma che magari non ha ancora scelto, a cambiare idea. Partorire in casa si può e soprattutto è sicuro. Addirittura più sicuro incasa che in ospedale per il bambino! E non sono io a dirlo, ci sono studi scientifici al riguardo. Attenzione a non far passare il messaggio che la complicazione avuta dalla signora sia stata causata dal luogo in cui ha partorito! L’eclampsia post partum può verificarsi dopo 48 ore dal parto fino a 6 settimane dopo per cui tutte le neo mamme sono potenzialmente a rischio. Ma mica si sta in ospedale fino a che il bebé raggiunge il mese e mezzo di vita! Per cui attenzione a non far passare un messaggio sbagliato con questo articolo! È un forte abbraccio a questa mamma che assolutamente non deve sentirsi in colpa per avere fatto una scelta che forse al giorno d’oggi è ancora controcorrente anziché normale e naturale. Un’ultimo appunto. Consiglio di soffermarsi nella lettura della parte in cui si racconta del bel parto e del primo abbraccio con la sua bambina. Forse in ospedale, anzi sicuramente, un parto così intimo e intenso non sarebbe potuto avvenire. Questa mamma ha fatto un grandissimo regalo alla sua bain a decidendo di farla nascere così.

    • Lucia, io non credo passi un messaggio sbagliato. O meglio… lo sarebbe se fosse l’unico. Ma la rubrica è colma di bellissimi articoli su donne che hanno partorito in ogni modo, e anche di ostetriche e di mamme che hanno avuto il piacere di partorire in casa. E’ solo una voce, che io penso sia corretto dare. A me questo articolo ha fatto riflettere, molto. E concordo con te ‘quasi’ su tutto… però credo che alla fine sia proprio questo che dobbiamo prendere dall’articolo. Lo spunto per riflettere. Ognuna di noi deve seguire il proprio cuore, il proprio istinto e fare cio’ che la fa stare meglio. Leggere la storia di altre donne, secondo me, ci puo’ solo che aiutare a riflettere appunto…

      • Concordo sul fatto che l’articolo debba fornire uno spunto di riflessione ma già il titolo demonizza il parto in casa…e ci si attacca a questo ma il problema è indipendente dal luogo in cui la signora ha partorito. ..credo che Lucia si riferisca a questo. Potrebbero esserci decine di racconti identici ma di donne che hanno avuto i loro bimbi in ospedale…tanta solidarietà a questa mamma che ha avuto una bruttissima esperienza che l’ha certamente segnata nel profondo…

  14. Salve a tutte, cercavo disperatamente da tempo qualcuno che avesse avuto la mia stessa e traumatica esperienza post partum per trovare la forza di raccontare la mia.
    Mi chiamo Alessia mamma di un meraviglioso bambino di quasi 2 anni.
    Il 28 marzo 2014 con parto cesareo davo alla luce il mio piccolino. Una felicità immensa, tutto programmato dettagliatamente, gli esami Sin dall inizio della gravidanza erano sempre stati nella norma, avevo scelto con cura anche la struttura dove partorire, una clinica ostetrica, una delle migliori.
    Tornata a casa,5 giorni dopo il parto, il 2 aprile del 2014 inizia l’inferno. Alle ore 17 avvertivo un mal di testa terribile,mai avuto prima, pensavo fosse un effetto collaterale dell anestesia, col cavolo!
    Poche ore dopo mi recavo al pronto soccorso, le mie condizioni peggioravano sempre di più, improvvisamente perdevo conosceva e di corsa in
    rianimazione. Ci sono rimasta 3 lunghissimi giorni, in coma farmacologico.
    Al mio risveglio non ricordavo nulla, nemmeno il nome di mio figlio. Terribile!!!
    Una ecamplsia post partum o più tecnicamente una encefalopatia posteriore reversibile Press.La pressione arteriosa alle stelle e di conseguenza forte pressione intra cranica con edemi cerebrali, crisi convulsive acutissime. Sono rimasta 17 giorni in ospedale, non rendendomi conto di quello che mi era accaduto. La terapia farmacologica a base di fenobarbital, anti epilettici e quant altro mi faceva dormire
    continuamente, rallentava la mia attività cerebrale. Fin qui tutto bene, nel senso non ci capivo una mazza. Il calvario e’iniziato al mio ritorno a casa, durato per più di anno. I farmaci non mi consentivano di stare vicino al mio bambino, avevo perso la memoria breve, nn avevo più il controllo del mio corpo. Sentivo il mio bambino piangere e non riuscivo a fare nulla, non riuscivo a tenerlo in braccio, ad occuparmi di lui. Il cervello era completamente scollegato dal corpo. Ho passato giornate intere a piangere, a cercare di capire perché proprio a me, la mia prima gravidanza,
    incazzata con il mondo intero, con i miei familiari. Perché prp a me, continuavo a chiedermi.
    Non avevo più voglia di vivere, l angoscia e la paura mi stavano divorando,mi sentivo inadeguata e incapace di stare col mio bambino.
    Piano piano però Grazie a mio marito, ai miei familiari ma soprattutto grazie al mio bambino ho trovato la forza di ricominciare a vivere. Ho combattuto con la depressione per diversi mesi, ho combattuto con la mia memoria che ancora oggi di tanto in tanto mi fa strani scherzi, ma ho vinto, io e il mio bambino abbiamo vinto, ho trovato la forza di buttarmi
    tutto alle spalle. Ogni tanto di notte mi sveglio e inizio a pensare, a ricordare poi guardò Giovanni e sono felice.l’emozione di vivere una seconda vita e’pazzesca, nessuno potrà restituirmi la
    felicità di quei giorni, di quei mesi, mi basta così. Grazie a Micaela, il tuo racconto mi e’servito a ricomporre un pezzettino, spero che il mio possa servire a chi sta attraversando un momento buio della sua vita dopo la gravidanza
    Buona serata a tutte

    • Cara Alessia,
      solo oggi per un puro caso sono ripassata di qui a rileggere la mia storia, quella raccontata in questo post.
      E così ho visto questo nuovo commento e sono rimasta di stucco.
      Mi dispiace molto per quello che ti è successo e spero che ti stia riprendendo in mano la vita insieme a tuo marito e al piccolo Giovanni.
      Un abbraccio

  15. Fisiologico non vuol dire in assenza di rischi… i rischi ci sono sempre… una gravidanza fisiologica vuol dire a basso rischio e quindi tutto può accadere e sta al professionista che hai davanti individuare una situazione di rischio, cosa che sembra sia stata fatta dall’ostetrica che ha assistito al parto…

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