Inglese, italiano e mandarino: il multilinguismo in Cina

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Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Siamo venuti a vivere in Cina che i miei figli dovevano compiere rispettivamente due e quattro anni.
La sorella maggiore, che padroneggiava già bene la lingua italiana, si è adeguata in fretta alla nuova realtà linguistica, il fratellino invece ha avuto molte difficoltà: per lui ritrovarsi immerso in un ambiente dove si parlano tre lingue (italiano, inglese e cinese) è stato fonte di frustrazione e confusione. Ha fatto molta fatica ad ingranare con la lingua italiana ed ha decisamente rifiutato di imparare quella cinese, scegliendo l’inglese come sua lingua madre: difatti, in questa lingua, si esprime meglio che nelle altre.

bilingue

La bimba, che evidentemente è più portata per il linguaggio (da brava femmina!) ora parla un inglese dall’accento molto American e un cinese che non ha nulla da invidiare a quello dei bimbi locali. Io sono molto felice di ques’opportunità che ha avuto (anche se la invidio bonariamente per l’incredibile capacità di assorbire le lingue, soprattutto il mandarino!).

Questo mix linguistico alle volte crea situazioni divertenti: a casa nostra ormai non si parla più soltanto una lingua, ma ogni frase è infarcita di parole poliglotte: Mamma nel mio schoolbag c’è il quaderno con l’homework, mamma è pronta dinner? mamma la teacher ha detto che e via dicendo! All’inizio cercavo di ripetere tutto in italiano e di stare molto attenta io stessa a non mischiare, ma poi sono entrata anche io in questo vortice linguistico ed ora parlo come loro!

Inoltre, anche la costruzione grammaticale risente del multilinguismo e ne vengono fuori frasi come: cosa serve questo per? non essere arrabbiata a me! sto cercando per il mio amico (dall’inglese: what is this for? don’t be angry at me, I’m looking for my friend). E poi ci sono le storpiature, le parole inventate: come tacchingshoes (scarpe col tacco!).

Per fortuna quando torniamo in Italia qualcosa scatta nel loro cervello e cominciano a parlare solo in italiano, senza più mischiare le parole. Altrimenti dovrei fare da traduttrice per parenti e amici!

Alle volte mi rendo conto che per loro non è facile assorbire questo bombardamento lessicale: il piccolino spesso ha bisogno della traduzione in inglese, perché le parole in italiano non le conosce! Che fare allora? A Suzhou esiste una scuola italiana organizzata dalla comunità: si ritrovano ogni sabato per far lezione e imparare la nostra lingua e il nostro programma scolastico. E’ un’iniziativa importante e lodevole, ma per il momento non me la sono sentita di caricarli con un impegno scolastico anche nel week end.

Una delle soluzioni è comperare dei bei libri in italiano, leggerglieli ed insegnargli a leggerli. In questo modo spero che possano mantenere la nostra lingua madre divertendosi e senza sentirlo come un ulteriore obbligo, imparando possibilmente anche a scriverla correttamente.

Inoltre, quando andiamo in Italia per l’estate li iscrivo sempre a qualche centro estivo: frequentare tanti bimbi della loro età è il modo migliore per allenare l’italiano ed ampliare il vocabolario (sperando di non imparare anche le parolacce!)

L’incognita è rappresentata adesso dal piccolo di casa, che è nato qui in Cina ed ha otto mesi: in che lingua pronuncerà la sua prima parola?

Antonella Moretti

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