Insegnare a capire

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Ultima modifica 18 Gennaio 2016

 

C’è chi pensa che sia ormai giunto il tempo di dare ai bambini l’opportunità di conoscere i diversi modi di essere delle persone e delle famiglie, di avere una visione più realistica e vera delle diverse espressioni dell’amore in tutte le sue declinazioni e c’è chi, invece, tenta di censurare ogni e qualsiasi tentativo di conoscenza.

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C’è, quindi chi si oppone fermamente alle progettazioni e alle decisioni assunte dai vari consigli scolastici di insegnare ai piccoli, ed ai più grandi, che esistono modi di essere diversi dal limitante uomo-donna e che una famiglia può essere composta da esseri di sesso diverso come da quelli dello stesso sesso.

Lo fanno adducendo il pretesto che i genitori debbano essere edotti sull’educazione che la scuola impartirà ai propri figli: giusto? Sbagliato?

Se una persona non condivide, per un proprio intimo convincimento, l’impostazione della scuola sull’argomento, può chiedere che il proprio figlio venga esonerato dalle relative lezioni, così come oggi si procede per l’esonero dalle lezioni di religione?

Beh, mi sembra difficile, poiché lezioni di uguaglianza, di apertura mentale sui temi della diversità nell’uguaglianza e differenza dei sessi, così come del riconoscimento che esistono modi diversi di essere e di vivere non sono precipui di una sola materia, ma sono trasversali e devono diventare uno stato mentale, un modo di pensare e di comportarsi, il principio di condividere, di comprendere e non semplicemente di tollerare il diverso da se, sia che la diversità consista nel colore della pelle, nel sesso piuttosto che nell’essere o meno portatori di handicap, di intelligenza, di capacità atletiche o di qualsiasi altra cosa che ci differenzia gli uni dagli altri.

E qui sorgono molte, troppe complicazioni, per preconcetti atavici, per mancanza di conoscenze e volontà di approfondimento, per dettami, o quelli che ignorantemente crediamo tali, delle varie religioni.

Vero è che è stabilito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sanciti e fatti propri dall’ Unione europea devono essere rispettati, nell’istruzione scolastica i diritti dei genitori a che ai propri figli sia impartita un’educazione conforme alle loro convinzioni religiose e filosofiche.

Sempre? O solo fino a quando queste non contrastino le leggi dello Stato?

Certo è che chi vive e fa parte uno Stato deve rispettarne le leggi anche quando gli sembrano inutili o assurde oppure semplicemente in rotta di collisione con le proprie idee, comunque e per qualunque motivo acquisite.

Però questo sembra contrastare con il rispetto delle minoranze e delle loro idee.

Sembrano condizioni difficilmente compatibili, gli uni accusano gli altri di eccessiva rigidità, di bigottismo, di castrazione mentale, gli altri accusano i primi di essere senza morale, senza etica, senza religione, troppo tesi alla soddisfazione personale per rendersi conto di quale caos stiano creando, di quale cacofonia di idee e di costumi indecenti stiano provocando.

Gli uni chiamano gli altri castrati retrogradi, gli altri li tacciano di modernisti immorali, per non dir di peggio e non si accorgono gli uni e gli altri di essere entrambi legati ad una ideologia che ogni loro pensiero è legato ad una ideologia e si sentono, gli uni e gli altri, accerchiati e tendono ad arroccarsi per difendersi.

In quale dei due mondi vogliamo vivere?

In quale dei due mondi vogliamo che vivano i nostri bambini, in quale li prepariamo a vivere?

Sono due mondi in netta contraddizione, uno esclude l’altro, entrambi sono assolutisti e negano diritti, e doveri all’altro, entrambi pensano di essere nel giusto, entrambi sono assoluti.

Ma non esiste solo il bianco e il nero, e le infinite sfumature di grigio che li dividono e uniscono, esiste un ampia gamma i colori e di sfumature diverse, il problema è insegnare a vederle e conoscerle tutte non negandole senza approfondirle, ma si può?

Siamo in grado di capire?

La scuola è in grado di insegnare non la semplice tolleranza che, per me, è semplicemente una finta solidarietà e un porsi su un piano di sufficienza e superiore condiscendenza?

Siamo in grado di far capire che l’uguaglianza nella differenza è la sola strada da seguire?

Siamo in grado di insegnare che ridere di quelli che ci sembrano insufficienze altrui è indice di povertà mentale?

È, la scuola in grado di insegnare che le discriminazioni per retaggi culturali sono un nonsenso e che nessuno, ripeto nessuno, ha il diritto di insultare un altro per le sue convinzioni, le sue idee, che le differenze sono un valore assoluto e che il disprezzo delle convinzioni altrui rende le proprie disprezzabili?

L’auspicio è il coinvolgimento reale dei genitori nella predisposizione dei modelli di insegnamento, non facendoli calare dall’alto, ma cercando una condivisione più precisa e concreta, in modo che gli stessi si sentano più partecipi, in modo semplice e meno burocratico possibile, facendo in modo che le decisioni siano ben comprese e, possibilmente, accettate togliendo spazio a successive proteste e discussioni portate all’infinito, non condannando a prescindere nessun idea, ma cercando di comprenderle.

La cosa importante, però, è quella che nessuno si senta il depositari della verità, nessuno, ne i così detti progressisti ne quelli che gli stessi considerano retrogradi, perché la domanda è una sola : è possibile che solo una parte abbia ragione in assoluto e che gli altri vaghino nel più profondo degli errori?

Insegnare a ragionare è difficile, insegnare ad imparare ancora di più, ma è solo questo che si deve fare se non si vogliono imporre le proprie idee e non importa con quale metodo se con la forza, la persuasione, il condizionamento o usando la propria personalità e il proprio fascino.

Altrimenti gli uni diventano uguali agli altri e viceversa e nessuno di loro riuscirà realmente nel proprio intento, ma e soprattutto non renderà i nostri giovanissimi liberi di capire e vivere.

 Nonna Lì

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