Io homeschooling, e tu?

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Lo sapevate che è l’istruzione ad essere obbligatoria e non la scuola?
Qualcuno vi ha mai detto che la scuola dell’obbligo non esiste?

Non credo.
E allora ve lo dico io.

La scuola non è obbligatoria né quella elementare né le scuole di altri ordini e gradi.

Si può scegliere di non mandare a scuola il proprio figlio dandone comunicazione al dirigente scolastico e facendo sostenere al bambino gli esami ogni anno, dalla prima elementare in poi.

Perché ve lo racconto?

Perché è da circa un anno che raccolgo informazioni in proposito e ormai ho deciso: mio figlio non andrà più a scuola.

Come me, moltissimi altri genitori in tutta Italia hanno preso questa decisione, molto seguita, in realtà, in molto altri Paesi del mondo.

Perché educare ed istruire sono parti della stessa medaglia. L’homeschooling è legale e sancito dalla nostra costituzione. L’articolo 30 recita: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire, educare i figli. (…) nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti”. All’articolo 33 la Costituzione sottolinea che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento (…) Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione”. L’articolo 34 parla dell’istruzione obbligatoria: “L’istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita”

I motivi per scegliere di fare scuola a casa possono essere molteplici e vanno da quelli religiosi a quelli etici.

Non posso spiegare come si fa homeschooling perché ognuno lo fa a modo suo: a volte è solo un genitore che insegna, altre volte sono entrambi e si dividono le materie, in altre occasioni è un gruppo di famiglie che si fa carico dell’istruzione di tutti i bambini.

Non credo più nell’istruzione impartita dalla scuola, né da quella pubblica né da quella privata. E dire che io a scuola ci lavoro… e proprio perché vedo la scuola a 360°, come madre, come maestra, come coordinatrice, ho deciso che non rispecchia gli insegnamenti che io voglio impartire a mio figlio.

Le maestre cercano di “scolarizzare” i bambini, di uniformarli ad una società che non mi rappresenta e che non voglio sia d’esempio per mio figlio.

La creatività, la personalità, l’individualità vengono incanalate nell’intelligenza linguistica e in quella logico-matematica. Ed ecco proliferare tutte le patologie legate ai ritardi nel linguaggio, nell’apprendimento e ai disturbi dell’attenzione e iperattività e tutte le altre intelligenze spesso rimangono lì, ad aspettare che qualcuno le stimoli e le tiri fuori. (Teoria delle sette intelligenze multiple di H.Gardner) Ma come si può parlare di standardizzazione quando le variabili fisiche, biologiche e socio-culturali di ogni bambino sono infinite e tutte diverse?

Le mie remore maggiori riguardavano la socializzazione.

Poi ho provato a non mandare a scuola Matteo per un mese, per motivi di salute, e mi sono accorta che mio figlio vive in un mondo fatto di rapporti sociali, di amicizie che esulano dalla scuola.

Passiamo tanti pomeriggi ai giardinetti, Matteo mi segue nelle librerie e nelle manifestazioni dove tengo laboratori creativi con i bambini, vediamo cuginetti e amici di famiglia, e stiamo a casa molto poco in realtà.

Home schooling ha 2 significati: decidere di istruire a casa il proprio figlio personalmente oppure prendere qualcuno in casa che lo faccia al posto nostro.

Sarò criticata da tutti, già lo so.

Ma proseguo per la mia strada perché in questo mese, senza volerlo in realtà, ho fatto scuola davvero! Ho insegnato a mio figlio quello che lui voleva sapere in quel preciso momento attraverso video, storielle, canzoncine e filastrocche, ho risposto alle sue continue domande anche quando non sapevo cosa dire (mi ha aiutata l’iphone e wikipedia). Ho capito che in realtà stavo seguendo un programma quando ho cambiato il cd in macchina e, invece delle canzoncine dello zecchino d’oro, ho inserito le filastrocche delle favole più belle e ho cambiato l’album da disegno sulla scrivania di Matteo con uno di disegni delle favole delle filastrocche che sentivamo in macchina. Abbiamo creato vulcani di cartapesta esplosivi con acqua, acido citrico, aceto e colorante alimentare, sezionato una seppia, pasticciato con la pasta di zucchero e studiato la piramide alimentare; abbiamo parlato degli dei dell’olimpo e dell’Odissea. Insomma, è stato veramente favoloso.

Purtroppo o per fortuna, io lavoro. Part time, ma lavoro. Durante le mie ore di lavoro mi sono barcamenata tra nonni, colleghe di scuola e turni del mio compagno.

Ma ora che ho deciso di fare “sul serio”, ho optato per una diversa soluzione. Prenderò una ragazza au pair che insegnerà una seconda lingua a Matteo mentre io non ci sono.

E ora io lo so che starete pensando: ”Tu sei del mestiere, per te è facile insegnare”, ma io credo che ogni madre possa farlo perché come si insegna ad un piccino a camminare, a parlare e ad essere educato, così gli si insegna anche a leggere, scrivere e far di conto, la storia e la geografia, l’italiano e la matematica.

Non è vero che non siamo capaci, che servono specifiche competenze.

Vi lascio con una domanda: Servono forse specifiche competenze per fare la mamma? Perché demandare l’istruzione alla scuola e tenere per la famiglia solo l’educazione?

 

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

5 COMMENTI

  1. […] leggi tutte le news | Qualche settimana fa abbiamo affrontato il tema dell’homeschooling in un articolo di Mariaelena La Banca. E’ un argomento dibattuto e molto controverso, ma il numero delle persone […]

  2. […] è magico. E’ una gioia che, per chi pratica homeschooling, come ci ha spiegato Mariaelena in un precedente articolo  è all’ordine del giorno e invidio non poco. Ma capisco anche chi, con il suonare dell’ultima […]

  3. ..inutile aprire dicendo che rispetto la scelta…sulle difficoltà della Scuola, poi, come non concordare…eppure, c’è qualcosa che l’homescooling non dà…per me, fondamentalmente, due cose:
    – i bambini intorno ai 7 anni (secondo settennio) hanno “bisogno” di avere figure educative che non siano i soli genitori
    – la seconda è la parte comunitaria (se ripenso alla mia esperienza scolastica, soprattutto alle elemntari, la parte “sociale” è stata fondamentale)
    a meno di “fondare una scuola da un’associazione di genitori…scelta più impegnativa (lo so perchè mia figlia fa una scuola di questo tipo) ma, a mio parere, più completa dal punto di vista della crescita dei bambini

  4. Per queste stesse motivazioni, unite a delle carenze della scuola, noi abbiamo optato per la soluzione part time, cioè vanno a scuola ma nel pomeriggio impariamo a modo nostro.

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