La fiducia nei buoni maestri

Ultima modifica 20 Giugno 2019

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Un sondaggio condotto da uno dei più importanti quotidiani italiani indica che la fiducia negli insegnanti e nella scuola in generale oggi è pari al 60%.Significa che sei italiani su 10 hanno fiducia nella scuola, in particolar modo di quella pubblica, sulla sua valenza educativa e sugli insegnanti in generale. Anche se dal 2005 il trend è leggermente in discesa sembra che gli italiani abbiano ancora fiducia nella scuola.

Devo dire la verità. Dall’esterno non sembra. Quando vedo (io insegno alla scuola primaria) gli eserciti di mamme che accompagnano i loro figli a scuola agguerrite e alla ricerca anche di una piccola ingiustizia, vera o presunta, fatta dai loro figli, mi prende lo sconforto.

Sarà che il circo mediatico di continui maltrattamenti che avvengono a scuola, sarà che il titolo di “dipendente statale fannullone” è duro a morire, ma io percepisco che la fiducia negli insegnanti non sempre c’è.

Perché,per come la vedo io,fiducia nella scuola significa comprendere che si condivide lo stesso compito educativo nei confronti dei bambini. E’ chiaro che siamo persone, e che sia come genitori che come insegnanti possiamo sbagliare, ma la comunicazione ed il “venirsi incontro” per ciò che riguarda aspettative e metodi è necessaria. Spesso invece c’è il sospetto, la polemica, la critica sul metodo di lavoro o su altre scelte che, se rimangono nell’ambito di un puro scambio di idee o di critiche costruttive sono positive, se sconfinano invece è piuttosto pericoloso.

E allora questo sondaggio? E’ totalmente sbagliato?

Credo di no, anzi credo che la fiducia nei buoni maestri ci sia, almeno quanto la voglia di credere nella scuola e nelle istituzioni.

Qualche tempo fa (ormai bisogna andare indietro nel tempo…) la scuola ed il maestro erano delle vere e proprie istituzioni che non si mettevano in discussione. Poi,piano piano,la crisi dei valori e anche la caduta dei ruoli hanno cancellato un po’ tutto.Se non esistono ruoli io sono come te e mi permetto di criticare e di oppormi alle tue scelte.

A questo punto la fiducia riveste un ruolo importante. Mi fido di te non perché sono obbligata ma perché lo scelgo. E’ un po’ come quando si sceglie un dottore: il rapporto è e resta asimmetrico ma è la fiducia, l’empatia e la coscienza della sua professionalità che mi fa scegliere un professionista piuttosto che un altro.

Per questo motivo sono d’accordo al fatto che gli insegnanti siano “giudicati” con criteri più meritocratici: proprio per risollevare la fiducia in loro che talvolta in questa società profondamente cambiata sembra cadere.

Ai bambini, inoltre, come ai genitori piace un’istituzione scolastica autorevole e severa. Che sappia dire no quando è no e sì quando e sì. Che abbia regole chiare condivise per tutti e dove ci sia chiarezza e serenità.

E questo succede proprio perché viviamo in una società in cui tutto è permesso, dove anche i crimini che la coscienza comune condannerebbe senza appello vengono attenuati da mille scusanti. La scuola deve tornare ad essere un punto di riferimento. Credo che sia proprio quella che la gente vuole.

Arianna Simonetti

 

 

 

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