La tragedia del Vajont

Ultima modifica 20 Aprile 2015

vajontSono passati 50 anni da quel 9 ottobre 1963, una data che, forse, molti non conoscono, ma che è fissata a lettere cubitali nella memoria di chi ha vissuto quel dramma, quello che molti, troppi , hanno liquidato come un incidente, un fatto ineluttabile, imprevisto, un’ ulteriore dimostrazione che la natura, a volte, è matrigna.

Un’ intero versate del monte Toc si è definitivamente staccato dalla montagna ed è subitaneamente precipitato nel lago artificiale progettato dall’uomo, invaso dalle enormi dimensioni, che aveva richiesto una imponentissima diga indispensabile per la centrale idroelettrica che doveva fabbricare energia per un vasto territorio.

Dicono che fossero 50.000.000 di metri cubi di terra e sassi che hanno sollevato onde gigantesche e l’acqua ha superato la diga e si è precipitata a valle.
Quasi 50.000.000 di acqua velocissima e vorticosa  che tutto travolge e porta con se….paesi come Erto e Casso, Castellavazzo, Vajont e Longarone …e non resta più niente…solo desolazione e fango.
SONO 1957 i morti tra i quali 400 sono le salme dei bambini ritrovati, pochi  i superstiti.
Ma è stato davvero un imprevedibile capriccio della natura? O, forse, solo una catastrofe annunciata?

morti vajontIl monte Toc non aveva mai dato segnali di cedimento? Nessuna frana? Nessun Distacco di rocce dalla parete?
Erano reali le sicure possibilità tecniche di realizzazione di quella grandiosa diga, esempio di ingegneria italiana date le naturali caratteristiche della valle del Vajont determinate dal concorso di eccezionali caratteri morfologici e geognostici come recita la relazione che accompagna il progetto?
O queste parole e queste assicurazioni erano solo il frutto di una criminale noncuranza, di un progetto da portare avanti ad ogni costo, ignorando i se ed i ma, i tanti segnali che evidenziavano l’instabilità della roccia, il pericolo di immense frane?

Perché i segnali c’erano ed erano evidenti da subito, da prima che si desse inizio ai lavori, anzi ancor prima che il progetto fosse iniziato.
Tutto il fianco della montagna sovrastante l’invaso sta franando, non si può sapere se il movimento sarà lento o repentino e, in quest’ultimo caso non si possono prevedere le conseguenze. Così scriveva una giornalista 11 mesi prima del disastro!!!
Solo i proprietari della diga e i controllori pubblici non vedevano o fingevano di non vedere e quando, finalmente, i tecnici si preoccuparono, traccheggiarono e no presero provvedimenti se non frammentari , assolutamente insufficienti ed inefficaci.

imagesMa questo non basta.
La giustizia, anzi l’ingiustizia italiana, definì l’accaduto disastro naturale mandando assolti i responsabili, comminando solo piccole pene per non aver dato in tempo l’allarme!!!
Sul solco già tracciato dall’allora presidente del Consiglio Giovanni Leone, che in visita ai luoghi disastrati si disse a fianco dei proprietari della diga, accogliendo in pieno le loro ragioni.
Con lo stesso metro vennero liquidati i risarcimenti ai superstiti elargendo importi a livello di elemosina.

1957 le vittime!!!!

La ferita nella valle è ancora aperta, i superstiti hanno ancora nelle orecchie il rombo e spaventosamente insopportabile e negli occhi la terrificante visione dell’enorme massa di acqua che precipita con ondate violente e dirompenti.
Molti sono stati i soccorritori volontari che hanno scavato  nel fango anche a mani nude, cercando di salvare qualcuno, ma riportando in superficie solo corpi di bambini, donne e uomini senza vita: 1957 corpi.
Quei bambini, quelle donne, quegli uomini non sono morti per fatalità, sono deceduti per colpa di altri uomini, incoscienti, incuranti che non solo hanno sottovalutato le problematiche , ma pur comprendendole, le hanno volutamente ignorate e tutto per io dio denaro.
E nessuno dei poteri dello Stato li ha stigmatizzati e puniti, anzi, ha dato loro ragione!!!

Ieri solo il Presidente del Senato era presente alla commemorazione, come se lo Stato, ancora una volta, prendesse le distanze e non si assumesse colpe e responsabilità.
Forse perché non ha imparato la lezione, forse perché continua a voltare la faccia, perché non fa niente per prevenire, nulla per assestare un territorio devastato dall’opera dell’uomo, nulla per imporre e per negare, nascondendosi dietro costi impossibili da sopportare, ma continuando a pagare per le ricostruzioni, anche se difettose ed imparziali, dopo i disastri che sono seguiti numerosi.
E si continua a rovinare il territorio, a costruire e cementificare dissennatamente.

Non si deve chiedere scusa a parole o con presenze estemporanee alle commemorazioni, ma con i fatti, dimostrando a quei 1957 morti e ai loro superstiti di aver, finalmente, imparato la lezione.

Anche se a 50 anni dal disastro!!!

Nonna Lì

 

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