Ultima modifica 29 Settembre 2026

Quanto tempo riusciamo davvero a trascorrere con i nostri figli lontani dagli schermi, quindi senza uno smartphone in mano?
Una domanda semplice, ma forse meno scontata di quanto sembri.

Viviamo immersi nella tecnologia: notifiche, messaggi, video e impegni finiscono spesso per frammentare anche i momenti che dovrebbero essere dedicati alla famiglia. E così può capitare di essere tutti nella stessa stanza, ma non essere davvero insieme.

Riscoprire il valore del tempo condiviso, allora, diventa anche una piccola scelta educativa. Perché giocare con i propri figli, ascoltarli, costruire qualcosa insieme o semplicemente dedicarsi attenzione reciproca non significa soltanto trascorrere qualche ora piacevole: significa contribuire alla loro crescita emotiva, relazionale e psicomotoria.

È da questa consapevolezza che nasce l’iniziativa di Fondazione Carolina ed Epoch di Fantasia, che hanno invitato alcune famiglie (noi eravamo tra loro) a vivere un pomeriggio diverso dal solito: smartphone spenti e rigorosamente in fondo alla borsa, per lasciare spazio al gioco e alla relazione.

Lontani dagli schermi: mettere via il telefono per ritrovarsi davvero

lontano dagli schermi

Non si tratta di demonizzare la tecnologia. Smartphone, internet e dispositivi digitali fanno ormai parte della nostra quotidianità e possono offrire anche importanti opportunità.

Il punto è un altro: non lasciare che gli schermi occupino tutto lo spazio della relazione.

Quando il telefono viene messo da parte, anche solo per un po’, si crea uno spazio diverso. Ci si guarda negli occhi, si parla, si ascolta, si collabora. E spesso ci si accorge che non serve organizzare chissà quale attività per stare bene insieme.

Basta fare qualcosa insieme.

Un gioco, un disegno, un lavoretto, una passeggiata. Sono proprio questi momenti semplici a permettere ai bambini di sentirsi ascoltati e considerati e ai genitori di entrare davvero nel loro mondo.

E costruire fin da piccoli una relazione solida può diventare particolarmente importante negli anni successivi, quando durante l’adolescenza il mondo dei coetanei e quello digitale acquistano sempre più spazio.

Quando gli schermi diventano un rifugio

A ricordarci quanto sia importante non perdere il contatto con le relazioni reali sono anche alcuni dati raccolti da chi lavora quotidianamente per il benessere digitale dei più giovani.

L’indagine “Cuori e algoritmi”, realizzata dal Centro Studi di Fondazione Carolina, ha analizzato un fenomeno molto attuale: l’utilizzo dei chatbot emotivi da parte degli adolescenti.

Su 1.300 ragazzi e ragazze coinvolti in tutta Italia, il 25% dichiara di utilizzare l’IA per sfogarsi senza paura di essere giudicato.

Oltre la metà del campione desidera sentirsi ascoltato e apprezzato, più di due ragazzi su tre cercano risposte gentili e comprensive e circa un terzo parla esplicitamente di un amico o partner digitale.

Numeri che non raccontano semplicemente quanto i ragazzi utilizzino la tecnologia, ma mostrano anche quanto possa essere forte il bisogno di ascolto, comprensione e accettazione.

Da qui l’importanza, secondo la Fondazione, di promuovere occasioni in cui i rapporti interpersonali tornino al centro, soprattutto quando possono essere vissuti faccia a faccia.

Giocare insieme è molto più di un gioco

lontano dagli schermi

Ed è proprio qui che l’iniziativa di Fondazione Carolina ed Epoch di Fantasia, Lontano dagli schermi, ha cercato di trasformare un principio in un’esperienza concreta.

Durante il pomeriggio, genitori e bambini hanno lasciato gli smartphone da parte e si sono dedicati a un’attività manuale insieme, accompagnati dall’équipe della Fondazione.

Protagoniste del laboratorio sono state le Aquabeads, le perline che si uniscono semplicemente con l’acqua.

Un gioco apparentemente semplice, ma che permette ai bambini di allenare diverse competenze: dalla motricità fine alla coordinazione occhio-mano, passando per creatività, immaginazione e capacità di concentrarsi su un’attività.

Ma forse il risultato più interessante non si misura soltanto nelle abilità sviluppate.

Si trova negli sguardi tra un genitore e un bambino, nelle mani che lavorano insieme, nel “guarda cosa ho fatto!”, nelle piccole difficoltà risolte fianco a fianco.

Perché mentre un bambino costruisce con le proprie mani, spesso sta costruendo anche qualcosa di altrettanto importante: un ricordo condiviso con mamma o papà.

Non serve essere genitori perfetti

Forse il messaggio più interessante di questa esperienza è proprio questo: per creare connessione non servono grandi gesti.

Non dobbiamo trasformare ogni pomeriggio in un’attività educativa. Non dobbiamo essere sempre disponibili, creativi e senza telefono.

Possiamo semplicemente provare, ogni tanto, a restare lontani dagli schermi e restare davvero presenti.

Anche mezz’ora può diventare preziosa se in quella mezz’ora ci siamo davvero.

Perché crescere bambini che sappiano vivere la tecnologia con consapevolezza passa anche da qui: dal mostrare loro, attraverso l’esperienza quotidiana, che nessuna notifica è più importante di una persona che ci sta accanto.

E che, qualche volta, per sentirci davvero vicini, basta semplicemente spegnere lo schermo e accendere la relazione.

Classe 1985 nata e cresciuta a Milano, meglio Cormano. Sono laureata in scienze sociali applicate ma nella vita ho fatto un pò di tutto. Da febbraio 2017 ho lasciato il nord per trasferirmi a Catania con la famiglia, rientro nella City a settembre 2024 per godermi a pieno tutti gli eventi che questa città ha da offrire! Sono mamma di due piccole pesti che adoro, anche quando mi fanno impazzire. Dal 2020 ho iniziato a lavorare come content writer/copywriter e successivamente ho preso la qualifica con Meta in Social Media Marketing. Amo viaggiare, la lettura, il cinema, le serie tv, i giochi di società ed il baseball/softball.

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