Manca il lavoro. Ma è vero?

Ultima modifica 14 Ottobre 2019

La commissione Ue asserisce che nel 2025 l’Europa non sarà in grado di ricoprire 25.000.000 (diconsi venticinquemilioni ) di posti di lavoro qualificati!

Va bene che l’Europa consta di 28 paesi, ma venticinquemilioni di offerte di lavoro sono tantissime.

Ci dicono che, atteso che la popolazione europea invecchia, che i giovani d’oggi non sono disposti a far figli, sarebbe indispensabile ricercare altrove la mano d’opera qualificata, cercando di attivarsi e trovare il sistema di rendere più semplice ed attraente per chi non è nato nella Ue venire da noi.

Eppure molti sono i disoccupati, giovani e meno giovani, e si raggiungono cifre altissime di disoccupati e non solo in Italia, ma in Grecia e in Spagna per esempio.

Nella vita di ogni giorno si sente ribadire che la povertà sta crescendo, che sempre meno sono le offerte di lavoro, mi ripeto: ma è vero? O è semplicemente che le offerte ci sono, ma manca la domanda, ovvero mancano le persone con le qualifiche necessarie a ricoprire i posti vacanti?

Parrebbe proprio di si.

E non si ricercano manovali o operai generici, cioè quella bassa forza che percepisce altrettanto bassi stipendi per quel tipo di lavori che la nostrana gioventù non si adatta ad accettare, no, si tratta di impieghi che abbisognano di personale altamente qualificato.

Vi faccio alcuni esempi.

Già oggi si ricercano vanamente ingegneri, analisti di procedure informatiche, progettisti per l’automazione industriale, sviluppatori di software e di app e consulenti per la gestione aziendale: ma ne esistono in Italia? Pochi, pochissimi, che trovano immediatamente lavoro e che non sono sufficienti a ricoprire le richieste, ma, e la cosa appare incredibile, pochi sono i giovani interessati ad iscriversi a quelle facoltà e, anche se viviamo ormai in un mondo sempre più digitale, la maggior parte dei ragazzi non conosce queste professioni o non sono interessati a conoscerle.

Ma non si deve credere che la ricerca e la richiesta di professionalità sia limitata al mondo dei laureati, nossignori, anche ‘mestieri’ che richiedono un minor percorso scolastico risultano disertati dai nostri ragazzi.

Mancano addetti alla riscossione dei crediti, istallatori di macchinari industriali, addetti agli stipendi, tecnici elettronici; anche la logistica cerca i suoi addetti, tante le figure specializzate per la cura della persona, per non parlare dei campi in cui dovremmo essere all’avanguardia come agricoltura e turismo, dove, molte, troppe volte gli attuali, pochi, addetti mancano assolutamente di professionalità.

Ecco quello che serve: una più capillare e chiara informazione sin dalla prima infanzia, serve rendere attrattive e importanti queste professioni spogliando, contestualmente, da quell’alone di rispetto quelle che sono ormai retaggio del passato, quelle che cominciano a non esistere, quelle che non offrono più lavoro.

Spero che, almeno tra qualche anno, non mi sentirò più rispondere, come mi è successo ieri, da un gruppo di ragazzi preoccupati per il loro avvenire progettisti per l’automazione industriale? Ma che cavolo sono?

Nonna lì

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