Non chiamiamoli MAMMI per favore

Ultima modifica 16 Dicembre 2019

Anche se Eva Perasso, autrice di questo articolo ha inserito delle provvidenziali virgolette per attenuare il termine “mammi” a noi questa definizione non piace.

Abbiamo già espresso la nostra opinione in merito tempo fa, in questo post: Mammo? No, genitore! .Preferiamo definirli “genitori”, perché questo sono, non “mammi”.

Non chiamiamoli MAMMI per favore

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Secondo le statistiche Inail, sarebbero già 40mila gli uomini italiani che hanno scelto di accudire i propri figli invece di timbrare il cartellino tutti i giorni.

In Inghilterra sono almeno 62mila il numero dei papà che al mattino si alzano per preparare la colazione, portare figli a scuola, cucinare, fare la spesa e pulire casa.
Anche se nel conteggio non rientrano tutti coloro che, oltre a fare i casalinghi, svolgono le loro mansioni professionali fra le mura domestiche.

Perciò, a conti fatti, i papà che svolgono un ruolo interscambiabile con le loro compagne sarebbero molti di più.

Il fenomeno potrebbe essere determinato dalla crisi e dalla recessione economica.
Ma vogliamo ben sperare che si tratti invece di una benefica invasione maschile in un territorio finora marcato soltanto dalle donne.

I nuovi papà non trovano più disdicevole né castrante l’idea di rimanere in casa per accudire i figli continuando magari contemporaneamente a svolgere una professione che non richiede necessariamente di andare in ufficio tutti i giorni.

Fino a un paio di decenni fa, invece, il loro compito sarebbe stato considerato castrante e poco consono alla loro figura maschile.

Lavorare da casa, e questo vale sia per gli uomini che per le donne, consente di ottimizzare i tempi e di trascorrere più tempo con i figli.

Ciò non significa che sia tutto più semplice, intendiamoci, ma innegabilmente migliora la qualità della vita. Riduce il livello di stress “da spostamento” tipico delle grandi metropoli dove raggiungere il posto di lavoro ruba tempo prezioso che può essere impiegato in modo più costruttivo: utilizzandolo per lavorare, ad esempio, o anche per stirare una montagna di panni.

Che poi a mettere mano al ferro sia il papà, oppure la mamma francamente ci sembra un dettaglio di scarsa importanza.

Quello che conta sul serio è sapere che anche nel nostro Paese non è raro trovare papà disposti a fare i genitori, senza preoccuparsi di stereotipi arcaici ormai superati. E per favore, non chiamiamoli “mammi”.

Qualcuno chiama forse “babbe” l’esercito di donne che tutte le mattine si alzano per andare a lavorare fuori casa?

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