Non ci sono più le mamme di una volta…

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ovvero
come sopravvivere sorridendo ai retaggi delle mamme, nonne..

Inizio con il ringraziare la mia mamma e la mia nonna per tutto quello che mi hanno insegnato: ad amare i miei figli, ad essere una brava formichina lavoratrice, a essere grata per tutto quello che ho, a rispettare le regole, a fare le valige in modo che ci stiano più cose possibili (e di questo vi ringrazia anche il mio compagno)…

mamma

Per anni mi son adoperata per essere una madre e una moglie come loro. Vi giuro che ce l’ho messa tutta.

Devota ai canonici doveri di mamma e donna “che si rispetti” mi sono assolutamente voluta sposare giovanissima e ho voluto subitissimo un figlio ( in realtà non esattamente in questo ordine).

Ricordo ancora lo sguardo attonito delle mie amiche quando a 21 anni ho annunciato il mio matrimonio da favola con il mio primo (e ultimo) principe azzurro mostrando entusiasta la prima ecografia del mio fagiolino.

Eh si, non sta bene andare solamente a convivere con un angioletto in arrivo!

Ma io ero felicissssima di dire “si, per sempre” davanti a Dio all’uomo della mia vita, di seguire un corso matrimoniale accelerato stile CEPU con il Don del paese che guardava l’espressione vacua dell’amore della mia vita che dichiaratamente si sarebbe sposato in chiesa solo per risparmiare un infarto alle nostre mamme e fare le cose “come vanno fatte”.

Il povero (ma mica tanto povero a dir la verità) uomo di chiesa con una flebile speranza, affidava nelle mie ingenue mani di cristiana, non più praticante da parecchi anni, il nutrimento della vita spirituale del nostro nido d’amore.

Preparazione del matrimonio classica: scelta del velo e del vestito da sposa in compagnia di mamma nonna e futura suocera   stile imperiale perché nel frattempo il fagiolino era diventato un sodo melone invernale; ho saltato il confezionamento dell’abito per mano di nonna sarta solo perché quando le ho comunicato che il semino era stato impiantato prima di indossare la fede le mani le hanno iniziato a tremare e hanno continuato per mesi, smettendo quando oramai mancava solo un mese alla cerimonia. Così proseguirono i preparativi, scelta delle bomboniere con gli animaletti e inviti a 100 parenti consegnati, la maggior parte, personalmente. Preparazione da parte delle consuocere del talamo nuziale con l’utilizzo di parte del super accessoriato corredo accuratamente confezionato in 21 anni di vita della futura sposina e poi…CENTRINI! CENTRINI OVUNQUE!! Sui comodini, sotto i libri, tra le mensole… Mi piacciono i centrini a casa di mia madre , mi piacciono le numerose statuine di ceramica di Capodimonte e i soprammobili accuratamente disposti, i mignon di liquori che le ho regalato in diverse occasioni, le vetrinette di Swarovski…sanno di lei, sanno si casa, raccontano la SUA storia e la MIA infanzia.

Cerimonia classica: la sera prima i due piccioncini si sono dovuti salutare prima della mezzanotte; ultima notte insonne nel mio lettino di ragazza; arrivo degli invitati e consegna di 50 rose rosse che poi ho accuratamente fatto essiccare e riposto nella scatola dei ricordi; acconciatura raccolta che metteva ancora più in evidenza il mio faccino sempre più paffuto grazie al meloncino che stava diventando una baby anguria, qualcosa di rosso, di blu, di prestato e regalato. Foto in camera sola, sulle scale da sola, sul letto da sola, mentre guardo le rose rosse da sola, foto con i genitori, con i nonni, con gli zii, e poi con i genitori e i nonni, con i nonni e gli zii e poi… durante la cerimonia mentre mi commuovo, dopo la cerimonia mentre ci guardiamo negli occhi, mentre guardiamo al nostro futuro, mentre firmiamo… e vogliamo parlare del riso e di nuovo della foto di gruppo e di quelle prima e durante il pranzo da 20 portate? Mi fermo ma ne avrei ancora da raccontare…

Ad oggi non so ancora se il pianto ininterrotto della mia migliore amica nonché testimone (nonché madrina dei miei pargoli, nonché compagna di vita nella buona e nella cattiva sorte da 25 anni) durante tutta la cerimonia fosse di gioia o di preveggenza per le catastrofi future.

Dopo la cerimonia è iniziata la mia vita di mamma e massaia…e moglie devota…vi giuro che ci ho provato! Le mie giornate erano scandite dalla preparazione di piatti succulenti, che hanno notevolmente contribuito all’acquisizione di ben 10 kg in 1 anno e mezzo della mia dolce metà , dalle lavatrici, dallo spolverio dei suddetti soprammobili appoggiati ai noti centrini .

Da lì a pochi mesi a tutto questi stimolanti impegni si è aggiunta la cura dell’anguria estiva che uscendo si era svelato essere un piccolo Buddha di 3.800 gr.

Non voglio essere fraintesa, non denigro, anzi, stimo moltissimo chi si dedica anima e corpo 24h su 24h alla propria famiglia, ma non volevo vedere che tutto questo non era la MIA VITA.

Non mi sono neanche fatta mancare il corso di maestra d’asilo, perché la donna perfetta è quella che accudisce non solo i propri figli, ma anche quelli degli altri.

Quelle sante donne di mamma, nonna e suocera si alternavano nel aiutarmi a rivestire il mio ruolo nel miglior modo possibile, dato che nel frattempo il mio dolce maritino aveva scoperto che mettere in atto la volontà di “facciamo un bambino subito” implicava anche accudirlo, lavarlo, farlo addormentare, tutto ciò magari dopo aver terminato le 8 ore di lavoro del un buon padre di famiglia.

Intanto io continuavo a domandarmi perché non mi desse felicità passare dall’accudire il mio paffuto pargoletto ad accudire altri splendidi diavoletti; perché non mi realizzasse cucinare pranzi del sabato sera per gli amici; perché il nuovo lucida pavimenti, non suscitasse lo stesso luccichio che vedevo negli occhi delle mie donne; perché stare con il mio gnomo riccioluto non mi riempisse il cuore o non trovassi la forza e la pazienza di addormentarmi accanto a lui per tranquillizzarlo come aveva fatto con me la mia mamma.

…E intanto lo sguardo delle mie amiche era sempre più attonito, loro che mi venivano a trovare e mi raccontavano di interrail e festoni nel centro di Milano, loro che lavoravano come praticanti a paga 0 mentre ancora erano all’università e usavano lo gnomo riccioluto come Cicciobello rabbrividendo ai miei racconti di cacche, pappe, arrosti e panni in microfibra lucidanti.

Per incoraggiare il mio senso della famiglia sono arrivati anche Mao e Asia ( rispettivamente un micino trovatello e un bulldog) e ci siamo trasferiti in una casa tutta nostra (dopo aver pagato 20 anni di mutuo).

Poi, un giorno, mentre uscivo di casa, una telefonata sul fisso da una famosa società assicurativa che mi offriva il colloquio per un lavoro; mi piace ricordare quel momento raccontandolo come un evento alla “Sliding Doors” ed effettivamente quel colloquio ha cambiato buona parte della mia vita!

Da li un susseguirsi di eventi stile domino: cade la tessera della cena sempre pronta alle 7 di sera che fa cadere quella dei panni lavati e stirati, che fa cadere quella delle giornate passate in tuta, che fa cadere quella della dipendenza economica, che fa cadere quella dell’innocente ideale che ancora avevo che un matrimonio infelice era pur sempre un matrimonio…

Il resto è storia, o meglio, il resto è un’altra storia.

Adesso vicino a me non ho un principe azzurro, anzi ho accanto un non-principe azzurro, un lavoro che mi fa piacevolmente impazzire e che mi permette uno stile di vita autonomo e dignitoso, un angelo del focolare a ore che pago con infinita gratitudine e ancora due, dico solo due, soprammobili.

Non preparo un arrosto da tempo immemorabile, ma a volte la domenica pomeriggio cucino ipercaloriche torte cioccolatose in compagnia dei miei due eredi (si, perché nel frattempo ho anche trovato il tempo di moltiplicare la mia prole con un altro paffuto orsetto dagli occhi grandi come i manga), non lavo e non stiro (la mia mamma ha talmente tanta devozione per la casa che le è bastata anche per la mia e cosa c’è di meglio se non accontentare entrambe?) ma la sera mi accoccolo sul divano e tra un urlo e una coccola mi godo la mia non-ordinary family.

Lavoro quasi tutto il giorno, ogni tanto esco la sera con i miei amici, seguo corsi di formazione che mi portano lontano alcuni giorni dai miei cuccioli e ho frequentato corsi di cucina e di teatro …sarei ipocrita se dicessi che a volte i sensi di colpa non mi attanagliano e mentirei se dicessi che non mi sono mai scontrata, colpita e a volte affondata dalle “mie donne” sulle mie egoistiche scelte di vita.

Ma…

Ho capito che il mio “voglio sposarmi e fare la mamma ” in realtà era “non sono capace di fare altro” e visto che accanto a me avevo dei modelli così facili da emulare per tener fede al mio primo, apparente ed esclusivo progetto vita?

Ho capito che ogni ruolo materno che si sceglie di ricoprire è giusto per noi e per i nostri figli nella stessa misura in cui ci fa sentire presenti e nessuna scelta è priva di controindicazioni o sensi di colpa. Mia madre non sarebbe stata felice se non avesse avuto un lavoro part-time per seguire me e mio fratello o se non si prendesse cura personalmente del suo nido sotto ogni punto di vista. Forse qualche volta rimpiange di non essere uscita con le amiche a prendere qualche caffè, ma il piatto della bilancia della sua vita che pesa di più sicuramente pende verso le scelte che ha fatto.

Ho capito che non mi importa niente del letto rifatto e del pavimento lucido e che casa mia svolge tutte le sue funzioni dignitosamente anche con qualche ragnatela sul soffitto; che i miei bambini si addormentano complici e sereni nel loro lettino anche senza di me e io rimbocco loro le coperte mentre li guardo tra le braccia di morfeo; che l’essere una mamma con una vita sociale mi permette di dialogare con il mio anticipatario adolescente in modalità easy ; che sono bravissima a rompergli le palle anche se un venerdì ogni 15 giorni rientro alle 2 di notte dopo aver ballato per qualche ora; ho imparato che il giorno dopo sono perfettamente in grado di disegnare discretamente bene al mio manga/gnomo Saetta McQueen con le lance di fuoco che escono dal tubo di scappamento o costruire un Monster Truck con il Didò che sa di mela.

Nonostante tutti i diverbi sull’argomento …grazie mamma e grazie nonna, sono felice di non essere come voi e sono altrettanto felice di essere stata cresciuta da due donne come voi.

Non ci sono più le mamme di una volta…chi lo può dire? Io non lo sono.

Come sopravvivere ai loro retaggi?? Io ci provo nutrendo gratitudine verso di loro e non forzandole a capire le scelte di vita che non condividono ma semplicemente chiedendo di essere amata così come sono; frase che ripeto spesso anche a me stessa: amarmi così come sono.

 

Francesca Rossolimone 

Da un’idea di Katia e Laura, nel maggio 2012 nasce Rosso Limone, per sensibilizzare le persone al benessere sessuale in modo fresco e dinamico, con particolare attenzione alla vita di coppia e a un corretto approccio col proprio corpo.

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