“Oggi” e “io”: a scuola non bastano per crescere.

Ultima modifica 25 Gennaio 2021

“Maé io oggi ho visto un albero di cachi come dicevi tu, che da bambina ti sembrava un albero di Natale con tutte le palline arancioni!”
“Maestra lo sai che oggi viene a trovarmi la mia nonna? Sì… sì. Io sono molto contento lo sai?”
“Maé oggi la sposto io la freccina del giorno”
“No ché la sposti sempre tuuu perché ci stai vicino maestraaaaaa però non è giustoooggilapossospostareiooo?”
“Maestra oggi ho una merenda buonissima che ha fatto mamma e anche la frutta così vinco il gioco delle merende”(La mia collega che l’ha inventato è sempre un passo, due, ma facciamo 10 passi avanti).
E’ ciò che può succedere in un oggi qualsiasi e, come potete capire, oggi è un posto bellissimo per cominciare la giornata.

scuola

Concentrarsi sui loro “oggi” è un dovere, all’inizio della prima.

E’ il loro tempo preferito, quello che si vive, quello che è sempre pronto ed è il punto di partenza di tutto.
Non è prima o dopo. Non è nemmeno precisamente “adesso”. No.
E’ il tempo in cui avvengono tutte le cose.
Domani è lontano, a parte quando devono andare dal dentista.
E l’oggi è in coppia con l’attenzione all'”io” più che al noi.
Quando arrivano alla primaria pochi bambini hanno già il noi in testa; gli altri, come è normale, hanno forte quella sensazione che tutto accada solo a loro e che loro siano il metro di ciò che li circonda.
Quindi l’impegno della scuola è quello di espandere l’oggi e farli affacciare oltre l’io.
Cominciamo dal tempo: dare un nome a oggi, che resta comunque il tempo del fare e dell’agire, richiamare ieri e allargare lo sguardo a domani è il compito della scuola ed è un compito che non si esaurisce in una lezione e neanche in venti.

“Bimbi ieri che abbiamo fattoscopertoinventato? Qualcuno racconta?” Ecco il legame con ieri attraverso le conoscenze: ogni giorno si richiama ciò che si è fatto, il perché e il perché serve.

Il mattone di ieri serve per metterci quello di oggi, e queste cose vanno dette ai bambini.

Un momento metacognitivo su ciò che stanno imparando e come si impara è il sale di tutto.
Il domani cos’è invece? Sarà un giorno in cui mi servirà ciò che ho fatto ieri e oggi.
Per i bambini la scuola primaria è la prima vera strutturazione di un tempo attraverso il loro fare.

Ma non si dice: si fa.
Loro comprendono profondamente solo se lo vivono.

Ieri, oggi, domani diventa una terna che prende senso pian piano… non quello della spesa o del dentista o della nonna che arriva da lontano: quello è più emotivo.

In contemporanea avviene la scoperta del noi rispetto all’io: questo si riduce in modo drastico invece, stando e lavorando con gli altri.

E’ una questione piuttosto dura, sì, quella di sentirsi “limitati” dall’altro e a scuola accade subito. Non è solo l’insegnante a farlo presente, ma proprio la realtà vissuta: basta un
“Ho chiesto prima io di andare in bagno!”
“Ma maé è urgentissimo”
“E anche per me è urgente!”
Semplice, così. Un frontale a cui non si sfugge.
Puoi anche non essere d’accordo, ma la realtà non cambia.
Non poter parlare quando mi scoppietta in testa un’idea, non poter fare una pausa quando voglio sono altre esemplificazioni quotidiane, immediate, inevitabili.
Ad alcuni bambini accade di vedere l’altro quasi per la prima volta e restano male, perché “L’altro…sono tanti altri”.

Capire che non si è soli, che si sta in un gruppo è confortante, ma può essere terribile.

Consideriamolo.
Però è da questi impatti che poi nascono le relazioni: mi accorgo che lui esiste, mi accorgo che a lei piace disegnare come a me.
Mi accorgo.
A me piace tanto scorgere l’alba di queste consapevolezze.
Uno dei sensi della scuola è proprio vederli crescere nella conoscenza, nella consapevolezza del tempo usato per imparare e per stare insieme.
E niente di tutto ciò è scontato e cresce da solo.
La scuola serve e agisce su questo ogni giorno.
Se non lo fa, chiediamolo.

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