Ultima modifica 21 Gennaio 2019

Quante volte vi sarà capitato di pensare: mio figlio ha nove mesi e non ha ancora un dente, è normale?.
Mia figlia non parla ancora… mi devo preoccupare?

Quante volte vi sarete trovate, vostro malgrado, a fare confronti fra i vostri figli oppure fra vostro figlio e l’amichetto, soffermando l’attenzione su ciò che vostro figlio non ha e/o non fa ancora e preoccupandovi di capire se “è normale”.
Già, perché alla fine l’incubo di ogni mamma è quello di scoprire che il proprio figlio possa avere un problema.

bambini-sviluppo

Talvolta queste preoccupazioni possono essere così intense e/o frequenti da indurre a non vivere serenamente la crescita dei figli e ad assumere atteggiamenti apprensivi e ansiogeni nei confronti dei bambini.

Mentre scrivo mi vengono alla mente varie testimonianze raccolte nel corso degli anni.

Una giovane mamma si preoccupava perché il figlio di undici mesi aveva appena due denti. Quando ha appreso dalla propria madre che lei stessa aveva avuto un lento sviluppo della dentizione, si è tranquillizzata e ha compreso l’origine (biologica) della questione.
Un’altra mamma si preoccupava del fatto che il secondogenito non gattonasse, quando, al contrario, il primo aveva iniziato precocemente.

Mio figlio ha iniziato a stare seduto da solo e a gattonare molto presto.
Questa spinta all’autonomia ha indotto tutti, inclusa la sottoscritta, a pensare che potesse iniziare a deambulare autonomamente prima del previsto.
In realtà, così non è stato. Ha iniziato a staccarsi a quindici mesi.
Sebbene fosse palese la sua capacità di camminare da solo, aveva paura a lasciarsi andare.

In questi casi, come mi devo comportare?
Lo assecondo oppure devo sollecitarlo?

Ritengo che forse la soluzione migliore, come spesso accade, stia in un compromesso fra queste due opzioni.

Infatti se è vero che i bambini, soprattutto quelli più restii a lanciarsi e a provare, necessitino dei nostri incoraggiamenti e rassicurazioni, è altresì vero che l’eccesso e l’insistenza non sono mai proficui.

Ogni bambino ha i suoi tempi di sviluppo.

E’ probabile che il tempo che impiega ad acquisire delle competenze e a raggiungere determinate tappe evolutive sia diverso rispetto a quello del fratello o dell’amico, come anche rispetto alle aspettative dei genitori.
Tuttavia a meno che non vi siano dei chiari segnali di difficoltà che comunque emergerebbero dal consulto col pediatra, si tratta di accettare i tempi e i ritmi dei nostri figli, soprattutto quando sono diversi rispetto alle aspettative.
Questo implica rispettare la sua individualità e il suo percorso di sviluppo, evitando atteggiamenti insistenti che talora possono risultare controproducenti (“A piccoli passi”, S.Vigetti Finzi).

Quello che, invece, spesso osservo è che noi adulti, condizionati da una società fortemente prestazionale e accelerata, senza rendercene conto proiettiamo sui figli la nostra ansia prestazionale e il bisogno di fare e fare bene e subito, che tuttavia non sempre corrisponde ai tempi fisiologici dei bambini.

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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