Panem et circenses

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

 

Gli imperatori dell’antica Roma avevano un sistema per tener buono il popolo bue, un sistema sintetizzato da due parole panem et circenses, cibo per riempire le pance e divertimenti per distrarli dai problemi.

stadio_olimpico

Sembra che gli attuali imperatori abbiano rispolverato quell’antico motto, solo per la seconda parte, però, perché, della prima non se ne preoccupano, se non a parole.

Infatti, qualcuno ha avuto la peregrina idea di proporre la candidatura di Roma quale sede dei giochi olimpici del 2024.

Non ho ben capito chi l’abbia proposta, chi ha avuto la prima idea, ma subito si è alzato un coro di favorevoli consensi, per fortuna alcuni, con i piedi per terra, non l’ hanno presa neppure in considerazione.

Le olimpiadi, è vero, sono un’eccezionale vetrina, per un mese gli occhi del mondo sono puntati sui giochi, tutti i media ne parlano, è vero sono importanti, ma costano, costano moltissimo e le entrate (biglietti, tv, ecc…) non coprono le spese, anzi.

Il bilancio, come dimostrano le ultime edizioni si è concluso in profondo rosso, ripianato, ovviamente, con il denaro dello stato, ovvero con quello sudatissimo dei contribuenti, magari estorto con nuove imposte e tasse.

Il gioco vale la candela?

Ce lo possiamo permettere?

I vantaggi d’immagine potranno, se non pareggiare, almeno i danni economici?

E, siamo sicuri che non ci saranno enormi sprechi e edificazioni inutili se non dannose?

Oltretutto in Italia ci sono precedenti che dovrebbero servire a monito, ma, sembra che non riusciamo ad imparare dai nostri errori, che cancelliamo il passato o relegando tutto nel dimenticatoio.

Pensiamo alle Olimpiadi Invernali di Torino, pensiamo alla realizzazione di impianti faraonici e costosissimi, rivelatisi, ma già lo si sapeva, inutili ed inutilizzabili sia per la carenza, o, addirittura l’assenza, di frequentatori sia per gli altissimi costi di manutenzione ed utilizzo.

Impianti che vanno man mano disfacendosi, veri monumenti allo spreco.

Pensiamo ai mondiali di nuoto romani, di cui stiamo ancora pagando i costi, nuove piscine, nuovi impianti al Foro Italico, ma quelli, almeno, sono utilizzati altri invece no.

Un solo esempio dovrebbe bastare: la piscina e gli impianti sportivi culminanti nel faraonico arco disegnato dall’architetto spagnolo Baclava che si erge come un antico rudere a dominare una desolazione assoluta, impianti non terminati, lasciati al degrado della polvere e dell’acqua, altro monumento allo spreco nostrano.

Ma tutto questo non è servito, non serve.

Ma c’è chi ci ammonisce: non dobbiamo più piangerci addosso e riprendere il ruolo che ci spetta!

Come? Stringendo ulteriormente la cinghia e guidare (come dice lui) l’Europa, dobbiamo raccogliere il guanto di sfida e presentare la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024!

olimpiadi-2024-roma

Al diavolo se abbiamo grandi problemi, al diavolo se siamo in recessione, se aumenta la disoccupazione, se le condizioni in cui sono ridotte le nostre periferie (e non solo) le sta facendo esplodere, se la casa, o meglio, la mancanza di essa affligge e porta a delinquere migliaia di persone, se i poveri aumentano, se molti ricercano nei cassonetti della spazzatura cibi e abiti, se le pensioni di tanti non permettono neppure un minimo di sopravvivenza.

Che importa!

Le olimpiadi sono una vetrina e noi, l’Italia deve apparire, deve dare lustro …………..a chi?

Ai presidenti pro-tempore, forse?

Circences, per distrarci dai problemi, per distoglierci dalle loro non decisioni, dalle promesse mancate, dalle vane assicurazioni?

Non abbiamo abbastanza debito pubblico? Non siamo già abbastanza oberati di imposte?

Nonna Lì

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