Ultima modifica 3 Giugno 2021

Eccoci a parlare dell’ultima fascia d’età dell’infanzia, ovvero quella dei 6-10, anni in cui si possono manifestare altre paure, più o meno tipiche.

Ve ne sono diverse.

Oggi mettiamo però il focus sulla paura della scuola, poiché credo che molti genitori abbiano a che fare con questioni di questo tipo.
Ve la racconto con un esempio, del quale mi sto occupando.

Paura della scuola

Maria è una bambina di 7 anni.

Alla scuola dell’infanzia ha fatto un buon inserimento e ha seguito regolarmente il triennio senza troppe difficoltà. L’unico motivo di crisi era legato al saluto mattutino con la sua mamma, momento nel quale la bambina manifestava chiaramente la sua opposizione a staccarsi dalla figura materna, piangendo e a volte gridando dalla rabbia.

Passato questo momento la crisi rientrava e la bambina restava serena tutto il giorno.

Ciò non sempre si manifestava, ma a volte sì.

Genitori ed insegnanti, proprio perché la frequenza delle crisi era contenuta, erano riusciti a gestire la dinamica proteggendo il benessere emotivo della bambina.
E anche la tranquillità della mamma.

All’inizio della scuola elementare però l’inserimento di Maria si è rivelato un gran disastro.

La bambina quasi tutti i giorni dei primi mesi manifestava il suo malessere ad andare a scuola, con pianti di fronte all’ingresso dell’istituto, con crisi di collera a casa prima di uscire e durante il tragitto in auto. A volte, Maria anticipava l’ansia del giorno seguente, entrando in crisi la sera prima.

La mamma è riuscita anche in questo caso a gestire la situazione, tamponandola.

Questa volta però se il malessere è rientrato, lasciando lo spazio ad un’apparente calma, la situazione è poi precipitata all’inizio del secondo anno di scuola.

Sono iniziati i primi sintomi fisici, espressi ad esempio con il mal di pancia ed associati ad una forte ansia e crisi di panico.

Cosa è successo a questa bambina?

La paura di andare a scuola può nascondere dietro di sé altri tipi di emozioni.

In questo caso, e spesso è così, la paura non riguarda la scuola stessa, né i rapporti con i pari o con gli insegnanti. Molte volte il problema non riguarda l’andare a scuola, ma lo staccarsi da casa e, nello specifico, dalle figure di accudimento primarie.

Andare a scuola e staccarsi da casa sono due cose diverse ma facenti parte della stessa medaglia.

La fantasia di rimanere soli a scuola fa scatenare nel bambino la paura di non sentirsi affidati a qualcuno, l’ansia di non essere capaci di fare le cose, l’ansia da prestazione nelle attività, la paura a reazionari con l’altro.

Questo è successo a Maria.

Come si stabilisce il limite tra la normalità e la patologia?

O meglio, quando una mamma si deve preoccupare perché la situazione è grave e quando invece una mamma può pensare sia circoscritta e che rientri con qualche accorgimento?

La risposta sta nella differenza tra la paura e la fobia. La prima riguarda un pericolo esterno e reale. L’emozione di paura provata serve al bambino per proteggersi dal pericolo percepito. La seconda riguarda qualcosa di non reale.

Può essere un animale, un oggetto, una situazione, che il bambino attende, immagina la presenza, sente, vive.
In questo caso, il bambino non è in grado di riconosce né l’irrazionalità dell’emozione né l’intensità della stessa. Non si rende conto di vivere una fobia. L’adulto invece sì.

Nel caso di Maria, appena illustrato, possiamo vedere come l’andare a scuola, quindi separarsi dalla mamma, sia stato un qualcosa inizialmente vissuto come una paura, nei primi anni di asilo, per poi trasformarsi in una fobia con l’andare del tempo.

Come fare allora per aiutare i bambini come la piccola Maria?

L’attenzione dell’adulto su come i bambini vivono una certa situazione è fondamentale, come l’osservare i bambini nei vari contesti, ascoltarli nello loro emozioni, lasciandogli lo spazio ed il tempo di portarle, in modo autentico.

Già questo è un esercizio importante che un genitore può fare: allenarsi all’ascolto attento delle emozioni del proprio bambino.

Un genitore può poi adottare alcune strategie che possono agevolare il bambino nella gestione delle sue paure. Ad esempio, questa mamma usava dare a Maria una sua foto che la bambina poteva tenere con sè nel grembiule o guardare in caso di crisi.

Se poi una situazione non si risolve con qualche accorgimento e si ripresenta spesso,  bisogna chiedere aiuto a degli specialisti che con i genitori svolgono un lavoro di squadra finalizzato ad aiutare il bambino e la famiglia in difficolta.

A voi è capitato di gestire situazioni simili?

Sono mamma di una splendida bambina. Terapeuta EMDR, Psicoterapeuta (specializzata in psicoterapia dell'infanzia, dell'adolescenza e delle coppie), Consulente per il Tribunale di Varese in materia di separazione/divorzi e Formatrice in progetti di prevenzione al maltrattamento ed abuso infantile. La psicologia non è solo un lavoro ma una vera e propria passione.

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