Preparare il seno all’allattamento

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Ascolto e lentezza dovrebbero essere due parole chiave nella gravidanza di ogni donna.

Ascoltare il proprio corpo che cambia e il proprio bambino aiuta a conoscersi, ad instaurare quella relazione unica ed inscindibile che durerà per tutta la vita e ciò è possibile solo prendendosi tempo, staccandosi dalla nostra frenetica ed abituale routine, mettendosi in ascolto.

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Questo atteggiamento permette ai genitori di riflettere e condividere diverse scelte di cui saranno protagonisti: l’alimentazione del proprio bambino è una di queste.
Già in gravidanza i genitori devono informarsi e apprendere il più possibile sull’allattamento, per rendere la loro decisione consapevole.

Può sembrare prematuro pensare in gravidanza all’allattamento, ma è un punto fondamentale che condiziona il futuro della famiglia. La preparazione all’allattamento è più mentale, che fisica, è un apprendimento.

E’ importante che la mamma prenda già confidenza col proprio seno in gravidanza, osservandolo, toccandolo ed imparando eventualmente il modo di massaggiarlo delicatamente.

Possiamo subito sfatare un mito, “strofinare i capezzoli” con un guanto di crine o una asciugamano al fine di rendere la pelle più resistente non è più consigliato: in questo modo vengono eliminate sostanze protettive che il seno produce in gravidanza e nel periodo successivo e che servono a mantenere morbidi i capezzoli.

Praticare invece massaggi delicati può essere utile per imparare a conoscere il proprio seno e prenderne confidenza.

Non è necessario utilizzare creme, i capezzoli producono già le sostanze di cui hanno bisogno; il seno va lavato con acqua corrente, senza usare saponi che potrebbero seccare la pelle: in tal caso va trattato con un olio naturale.

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E’ importante osservare il proprio seno e verificare la conformazione dei capezzoli: se fossero piatti o introflessi potrebbero comportare delle difficoltà nell’attacco del bambino al seno, per cui risulta utile trattarli in gravidanza.

Per verificarlo bisogna premere leggermente tra le dita l’areola a un paio di centimetri di distanza dal capezzolo: se il capezzolo non sporge, viene definito piatto; se si ritrae nel seno o appare concavo, si considera introflesso.
I capezzoli piatti o introflessi non protrudono neppure se esposti al freddo, se invece al freddo o alla pressione dell’areola il capezzolo sporge, non è introflesso o piatto e non richiede alcun trattamento.

Ci sono opinioni differenti in merito, in quanto le manipolazioni dei capezzoli che in gravidanza sono molto sensibili, possono provocare per riflesso contrazioni precoci. Ecco perché non devono essere praticate a livello preventivo per tutte le donne, ma solo nei casi specifici.

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Alcuni suggerimenti per massaggiare i capezzoli

  • Tecnica di Hoffman: appoggiando i pollici alla base del capezzolo (non sull’areola ma esattamente alla base del capezzolo), bisogna premere con decisione verso il torace e contemporaneamente allontanare i pollici. Questa manovra contribuisce a distendere il capezzolo e ad allentare le rigidità nei tessuti alla base, spingendolo gradualmente a muoversi verso l’alto e verso l’esterno. E’ utile ripetere l’esercizio da due fino a cinque volte al giorno, spostando i pollici attorno alla base del capezzolo.
  • Modellatori del capezzolo: indossati sotto il reggiseno, sono formati da due parti e sono in materiale plastico; la parte interna ha un foro che viene posizionato in corrispondenza del capezzolo e fa pressione costante e delicata sul tessuto che lo circonda, spingendolo verso l’esterno.
  • Dispositivi che permettono di far protrudere il capezzolo simulando la suzione.

E’ importante rivolgersi a professionisti e partecipare ai corsi di accompagnamento alla nascita, informarsi, osservarsi e imparare a conoscere il proprio corpo.

Alla base di un buon allattamento c’è una profonda consapevolezza e conoscenza di sé.

Mi chiamo Chiara, Mamma (innamorata della splendida Camilla), Moglie, Donna e Ostetrica. Quattro semplici parole che mi descrivono e che racchiudono in sé l’essenza e l’esperienza della mia vita.

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