Ultima modifica 11 Aprile 2020

La domanda sembra retorica perché non c’è luogo, soprattutto in Italia, dove il giorno di Pasqua, mani impazienti, piccole o grandi che siano, rompano un uovo di cioccolato, ansiose di scoprirne la sorpresa mentre ne gustano il sapore.

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Ma quanti dei proprietari di quelle mani si sono mai chiesti il perché e quando sia iniziata questa che è una delle nostre tradizioni più osservate?

Il primo incontro tra uovo, cioccolato e sorpresa avvenne agli inizi del 1500.
La sorpresa era proprio costituita dalla cioccolata liquida contenuta in un uovo di legno cavo finemente intagliato che un suddito volle regalare a Francesco I, re di Francia.
All’epoca si scambiavano uova di legno massiccio, intagliate o dipinte con episodi della passione di Cristo, perchè l’uovo è da sempre simbolo di vita e l’abitudine di regalare uova vere o finte si perde nella notte dei tempi.

Pensate che in una delle infinite piccole isole dell’arcipelago polinesiano ne è stata ritrovata una risalente a 10.000… sì, avete letto bene, diecimila anni fa.

Del resto anche la Pasqua è una festa che esiste da sempre.
Una festa di vita e di rinascita, ed è solo da 2000 anni che riveste il significato che la religione cristiana le ha donato.
Era una ricorrenza di tutti i popoli sparsi sulla terra, dai riti e dai nomi diversi, ma sempre coincidenti con il risveglio della natura, con il ripetersi della nascita del ciclo vitale, con la festa di primavera, insomma, una giornata dove l’uovo rappresentava il simbolo della vita.

Erano decorate con figure e colori propri di ogni popolo, di ogni tribù.
Figure e colori tramandati dagli antenati, generazione dopo generazione, erano quasi oggetti di culto, simboli di una stirpe e delle sue tradizioni, della cultura e dell’essenza stessa della vita di tutti e di ognuno.
Nella tradizione cristiana la rinascita diventa resurrezione; in alcune regione di questo nostro mondo, c’è tutt’ora l’abitudine di seppellire un uovo durante la quaresima per poi disseppellirlo, con cerimonie diverse, nel giorno di Pasqua.

L’uovo regalato a Francesco I non era quindi un dono così inusuale.

Il suo geniale inventore aveva solo, ad imitazione dell’uovo di gallina, sostituito l’albume e il tuorlo con della cioccolata liquida, ma la gente non si accorse subito della genialità dell’idea. Quell’uovo rimase un esempio isolato per anni, e fu solo nel 1725 che una pasticciera torinese, la vedova Giamone, così era nota, ebbe la folgorante idea di riempire un guscio d’uovo di gallina con della cioccolata liquida esponendola in vetrina insieme ad una gallina con una didascalia che fece accorrere tanta gente.

C’era scritto: ” questa è una gallina portentosa, fa uova di cioccolato. Provare per credere!”

Così ebbe inizio la moderna vita dell’uovo di Pasqua.
Presto seguì la trasformazione del cioccolato da ripieno ad involucro e poi qualcuno rimasto sconosciuto vi inserì un regalo, una vera e propria sorpresa.

Le uova erano semplici, fasciate da carte multicolori sgargianti e accattivanti, legate con fiocchi e fiocchetti o decoratissime di fiori e altre immagini di glassa, fondenti o al latte, le stesse che dopo 3 secoli occhieggiano festose nelle nostre vetrine, per la gioia dei bimbi e di tutti i golosi.

Sono una giovane ragazza dai capelli bianchi, un vulcano di curiosità con una voglia irrefrenabile di sorseggiare la vita, una fantasiosa e interessante signora piena di voglia di fare, dire, raccontare, condividere.

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