Ultima modifica 20 Giugno 2016

Vi è mai capitato di ricevere un regalo con un piccolissimo, quasi invisibile, bigliettino attaccato?
Un bell’orsetto che esclama felice: “Auguri Riccardo!”. Simpatico, solo che vostro figlio si chiama Alessio!

Se vi è capitato, avrete sospettato che quel regalo non fosse stato comprato per lui e, allora, a quel punto, avrete avuto la vostra personalissima reazione: una risata sdrammatizzante, un sorriso stizzito o l’imbarazzo totale.
Io, onestamente, sarei orgogliosa se un invitato alla festa di mio figlio si presentasse con un regalo riciclato.
Forse è per via di quel mio bisogno maniacale di risparmiare (e di far risparmiare) e rendere efficiente ogni processo o, forse, perché credo che i bambini non vadano educati al consumismo, ma penso che riciclare i regali, soprattutto quando si parla di bimbi, sia un gesto intelligente.

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Intanto, chiariamo subito che ci sono regali fatti col cuore e altri fatti un po’ per dovere.
Tu, sì proprio tu, amico mio che mi stai leggendo, sappi che tutti i regali che ci hai fatto appartengono alla prima categoria, perché, quando parlo di regali asettici, non parlo certo dei tuoi, così sentiti ed estremamente personalizzati! Bisogna pur salvare la faccia 😛

Parlando seriamente, ho sempre saputo distinguere e risparmiare dalla mia furia “eco” i regali, effettivamente acquistati per i miei bambini: quelli del padrino o della madrina, quelli della zia del cuore o, semplicemente, quelli da cui trapelava un pensiero dedicato a loro.

Fatte le dovute premesse, penso che non ci sia niente di tanto triste e offensivo che vedere i bambini scartare con ingordigia un regalo dopo l’altro, senza concedere nemmeno un briciolo di attenzione al gioco appena ricevuto, perché già rivolti verso la prossima effimera sorpresa. Non è altro che la proiezione di una società bulimica e consumista che ingloba nelle sue dinamiche anche i più piccini. Io, non volendo essere complice di questo scempio, ho cercato di reagire a modo mio, con un po’ di fantasia e sfacciataggine.

Fin che i miei bimbi sono stati abbastanza piccoli da non poter essere interrogati dai loro benefattori, ho messo in atto la rateizzazione dei regali, anche detta Piano A, facendo loro scartare, a Natale o al Compleanno, solo un paio di regali dei circa venti ricevuti. Gli altri venivano concessi, come premio, nell’arco dell’anno oppure messi da parte per diventare regali di compleanno di altri bimbi.

Man mano che i miei figli crescevano, però, procedere in questo modo diventava sempre più pericoloso e c’era il rischio che alla domanda della vecchia zia “Ti è piaciuto il trattore che ti ho regalato?” Il mio bimbo rispondesse: “Quale trattore? Quello che abbiamo dato al mio amico Luca? Sì a lui è piaciuto un sacco BRUM BRUM”.

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No, non si poteva più procedere così, bisognava cambiare strategia!
Allora ho testato il piano B, ovvero, l’estirpazione del problema alla radice.
Se avessi chiesto alle mamme dei bimbi invitati ai nostri “eventi social” di non fare regali o di farne meno possibile ai miei piccoli festeggiati, non avrei assistito a scene di delirio da scartamento regali e i miei figli avrebbero apprezzato, della propria festa di compleanno, più la presenza dei loro amichetti che l’abbondanza di doni.

In tutta trasparenza, avrei evitato ogni problema ma, inaspettatamente, la risposta delle mamme è stata perentoria e quasi unanime: “Noi alla festa senza regalo non ci presentiamo!”. Ma come, ho pensato io, vi faccio risparmiare dei soldi e del tempo e voi mi rispondete no grazie? Avete voluto la guerra? E guerra sia!

Bene – Mi sono detta – Avanti col Piano C, quello cioè che, se non può prevenire il problema, è costretto a risolverlo con astuzia. Così, da un po’ di tempo, ho perfezionato l’arte del riciclare i regali che avrei fatto a meno di ricevere, quelli per miei bimbi e, a volte, anche quelli per me. D’altro canto, se per Natale, mi regali un profumo di Chanel o una crema corpo, significa che, non solo non mi conosci ma non mi hai mai nemmeno annusata, o, magari che, anche tu, a tua volta, mi hai regalato un fondo di magazzino!

Riciclare i regali è diventata un’impresa organizzata, nei minimi dettagli, con la collaborazione di mia sorella, più diabolica e minuziosa di me in questo. La tecnica collaudata è la seguente:

  • Lasciare nelle mani dei bambini solo i regali che pensiamo useranno e ameranno oppure quelli fatti col cuore, anche se non azzeccati;
  • Trafugare, subito dopo il feroce scartamento, tutti gli altri regali, lasciando le confezioni intatte o le etichette attaccate, con la scusa del “Lo proviamo prima di staccare la targhetta, così, se non andasse bene, lo possiamo cambiare!” Funziona sempre perché dà importanza all’oggetto!
  • E’ importante che il festeggiato rimuova dalla propria memoria il fatto di aver ricevuto quel regalo e questo è molto facile, vista la quantità di oggetti scartati in poco tempo. Per essere più sicuri, tuttavia, è bene lasciar trascorrere del tempo tra l’arrivo di un regalo e la sua assegnazione ad un altro fortunato (i bambini sono dei gran chiacchieroni!);
  • Mettere al sicuro le borse regalo, anche quelle torneranno utili!
  • Catalogare i regali sottratti allo sterminio, per età e, soprattutto, indicando il nome del mittente per evitare spiacevoli “coming back home”;
  • Stringere una o più partnership con persone aventi lo stesso “scopo sociale”. Io e mia sorella, ad esempio, incrociamo i regali: quelli ricevuti dai miei figli andranno agli amici di sua figlia e viceversa. Vi assicuro che questa accortezza rende praticamente nulle le possibilità di essere smascherate.
  • Scrutare meticolosamente l’oggetto prima di incartarlo perché l’incidente diplomatico è sempre dietro l’angolo. Nel Natale del 2011, per fare un esempio, avevo deciso di riciclare una composizione di cosmetici (cosmetici a me?) ricevuta l’anno prima ma la confezione era talmente carina che il mio istinto mi suggeriva di “inoltrarla” direttamente. Poi, per fortuna, ho deciso di aprirla con molta delicatezza e ho realizzato che tutti i prodotti contenuti erano marchiati “Natale 2010”. Ci è mancato davvero poco per mettere la parola fine ad una promettente carriera!

So che a qualcuno questo modo di operare sembrerà irrispettoso o superficiale ma io, invece, lo ritengo etico, perché è contro lo spreco di risorse e materiali, economico, perché fa risparmiare un sacco di soldi, e, soprattutto educativo, perché i miei figli vivono molto meno nel superfluo di quanto accada a molti dei loro coetanei.
E voi cosa ne pensate? Riciclereste un mio regalo?

Francesca Rolle

Vivo in Val di Susa, un posto in cui ancora i vicini si scambiano i biscotti fatti in casa ed i bambini crescono insieme. Due figli, un marito, un diploma di sommelier e una piccola ditta che seleziona e rivende vini di qualità. Da qualche tempo, ho anche realizzato il mio sogno di creare un blog sull'enoturismo.

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