Ultima modifica 23 Gennaio 2020

Mi piace la possibilità di analizzare le differenze tra genitorialità biologica e adottiva perché credo che abbiano un punto di arrivo comune ma enormi differenze con il punto di partenza. Soprattutto il percorso adottivo, pieno di insidie e carte bollate.

Il percorso adottivo: come diventare un genitore ado

Il 90% delle coppie intraprende questo percorso con un lutto da elaborare che è quello del non poter avere un figlio biologico.
Non dico che non ci sono coppie che vivono entrambe le situazioni e che la scelta del figlio ado possa nascere esattamente come quella del figlio bio ma, parliamoci chiaro, la maggior parte di noi arriva all’adozione dopo aver atteso e successivamente tentato e ritentato la strada del figlio biologico.

Non mi metto a disquisire qui se questa scelta sia un ripiego o no perché l’argomento è non liquidabile con un si o con un no.

Comunque tu sei lì. Con il tuo legittimo desiderio di diventare genitore.

Pronta ad affrontare il tuo percorso adottivo.

Per diventare genitore, infatti, devi percorrere una strada lunga, molto lunga e faticosissima.
Una strada fatta di domande, certificati medici, certificati penali (eh sì, devi avere la fedina penale intonsa per adottare altrimenti te lo scordi) e soprattutto indagini personali, di coppia, della famiglia. Oltre a dover richiedere, udite udite… il consenso scritto e autenticato in comune dei genitori.
Non importa se magari ormai settantenni e tu ampiamente maggiorenne visto che l’età media degli adottanti è intorno ai 40 anni. Devi avere il consenso firmato dai genitori come la giustificazione a scuola.

Ora, già è estenuante presentare il milione di documenti da richiedere quello che più pesa sulla coppia è l’indagine dei servizi sociali.
Un vero e proprio percorso psicoterapico, più o meno intensivo a seconda dei “problemi” che secondo loro hai.

percorso adottivo

Intendiamoci, adottare un bambino non è proprio proprio una cosa da tutti.

Credo quindi che tutte queste indagini alla fine siano necessarie per stabilire se la coppia ha la giusta stabilità per assorbire il ciclone che arriverà. Non è però facile mettere in piazza la propria vita davanti a degli estranei che tu sai ti giudicheranno e dai quali dipende o meno la realizzazione del tuo desiderio.

Ed ecco che tutto si impernia sulla fatidica domanda: “perché volete un figlio?”

E, state bene attenti perché la risposta a questa domanda sarà la chiave di volta, rispondi male a questo e sei letteralmente fregato.
Li per lì ti incavoli anche e ti rendi conto che a chi fa dei figli biologici nessuno va a chiedere: “scusa perché lo fai?”
Al massimo fanno la domanda contraria quando qualcuno aspetta più dei fatidici 2 anni dal matrimonio ed ancora non ti vedono col pancione “ma come, ancora non fai un bambino?”.

No, a noi viene chiesto.

In maniera anche un po’ torva a seconda che operatore ti trovi davanti.
Quasi come se fosse un desiderio peccaminoso.
Per quanto tu ti sia preparata la risposta preconfezionata cominci inequivocabilmente a balbettare qualcosa come: è il mio desiderio più grande, lo sogno da sempre, è lo sbocco naturale di una famiglia. Intanto balbetti sempre più a seconda del cambiamento di espressione della persona che hai davanti, in genere una psicologa, che passa dall’incredulo al decisamente schifato, al sufficiente.

Alla fine resti lì esanime e pensi: “cavolo, ho sbagliato tutto, sono fregata!”

Non importa tutto quello che dirai dopo, sei certa che tutto dipenderà da quello.

Per fare tutto questo percorso dovrebbero servire 6 mesi.
Questo succede solo se sei fortunato ed abiti in una piccola regione, altrimenti ottenere una idoneità significa anche aspettare un anno, un anno e mezzo.

Quando hai finalmente in mano l’idoneità, ti senti finalmente ed ufficialmente incinta.

Poco importa se poi farai la gravidanza di una balena ed a volte anche di più.
Ti senti felicemente incinta. Cammini su una nuvoletta azzurra e fluttui nell’aere dalla gioia. Fa nulla se devi ricominciare la trafila tutta da capo per scegliere l’ente autorizzato. Documenti, colloqui dove ti valutano se sei una coppia a loro idonea e non il contrario come per logica dovrebbe essere altrimenti abbassi la loro media di adozioni concluse.
La scelta del paese quando possibile perché non tutti gli enti te lo permettono di scegliere il paese. Poi arrivi finalmente ad essere ammesso ai corsi, rigorosamente a pagamento e che pagamento, dove ti spiegano cosa ti aspetta.

Bene, sappiate che i corsi di preparazione all’adozione sono pressappoco dei corsi a metà fra un corso di terrorismo ed uno di sopravvivenza e uno di preparazione di zucchero filato.

I corsi di preparazione al percorso adottivo

Ti si apre un mondo a te sconosciuto dove il futuro figlio viene descritto nel peggior modo possibile. Ti spiegano per filo e per segno quante te le farà passare il frugolino che desideri tanto. Ti istruiscono su come la tua coppia potrebbe non sopravvivere a questo evento.
Ti portano qualche testimonianza diretta di neo genitori adottivi ancora sulla nuvoletta sulla quale inevitabilmente graviti dopo l’arrivo del bambino, e, quelli i più temerari, anche di qualche figlio ado che esprime tutta la sua gratitudine nei confronti dei genitori adottivi (…orripilante, ma anche questo è un altro argomento!)

Mai, dico mai, mi sono sentita dire ad un corso che la mia vita sarebbe stata una normalissima vita familiare con i pro ed i contro che la genitorialità comporta.
Quasi ogni coppia esce di lì con mille dubbi, mille paure e alcune coppia alla fine rinunciano terrorizzate.
Se sei abbastanza forte, dopo qualche corso, ti convinci che tanto è inutile ascoltare sempre le stesse cose e spendere un mucchio di soldi.
Decidi così di percorre fino in fondo questa strada. Così cominci ad aspettare.
Alla fine arriva quella benedetta telefonata ed, il più delle volte, finalmente partorisci.

Da quel momento in poi credo che i due percorsi si riuniscano.

Diventi genitore e vivi la genitorialità a tuo modo, con i tuoi errori e le tue gioie.
Certo è che a noi genitori adottivi, durante tutto questo tempo, ci hanno infilato nella testa, a nostra insaputa, tutta una serie di microchip che ci fanno essere super sensibili ad ogni sbalzo di umore dei nostri bambini. A partire dallo stare lì sulla porta a guardarli mentre dormono non solo con tenerezza ma anche con quel filo di apprensione.
Ci fanno parametrizzare tutto sul fatto che il nostro non è solo figlio ma anche altro e che ci portano a ricordare perennemente che lui/lei/loro sono arrivati a noi con la loro valigia di quel passato di cui tu sai poco e niente.
Un passato che potrebbe aprirsi in ogni momento ma tu stai lì, sulla porta, incantato a guardare quel miracolo che finalmente si è compiuto.

PS: alla fine ho scoperto qual è la risposta preconfezionata che tutti apprezzano alla fatidica domanda del perché vuoi un figlio.
Sbatti gli occhioni, infila gli occhiali rosa che avrai comprato all’occorrenza e che fanno tanto mamma angelica e rispondi…perché ho tanto amore da donare.

Riminese trapiantata per amore in Umbria da ormai 18 anni. Ex dietista e mamma attempata, di due fantastici figli del cuore che arrivano dal Brasile. Ma il tempo passa e i figli crescono (e non sia mai avere mamma sempre fra i piedi) ho ripreso a studiare e sono diventata Mediatore familiare, civile e commerciale. E a breve...mediatore penale.

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