Ultima modifica 21 Aprile 2021

Da bambina mi capitava di fare un gioco: ci dividevamo in gruppi, poi in ogni squadra uno dei partecipanti veniva bendato e doveva affrontare un percorso guidato dai compagni che lo affiancavano dando indicazioni, suggerendo i passi, cosa fare e cosa non fare per arrivare al meglio in fondo.
L’ingrediente fondamentale era la fiducia: ti trovavi in balia di un altro che aveva interesse al tuo bene, alla tua riuscita, che si sbracciava e impegnava perché tu potessi giungere oltre l’ostacolo sano, salvo, nel modo migliore e prima possibile. Era un fantastico alleato.

Ecco, se chiudete gli occhi e provate a mettervi nei miei panni, sentite tutta l’ansia che si prova a sapere che ci aspetta un percorso ad ostacoli e a non poter prevedere quali ciottoli o quali prati ci attendono.

referente all'estero

Il viaggio all’estero è pieno di incognite, forse perché così è la storia in ogni giorno della vita, ma in quel particolare viaggio c’è qualche incognita in più: è un paese straniero, con lingua, cibo, abitudini diverse dalle nostre (per una freddolosa come me, scoprire che in Colombia non esiste il termosifone ma al massimo dei camini a gas…è stata una vera scoperta!).
Tuttavia in quel particolare viaggio possiamo contare su un grande alleato: il referente.

Alcuni enti preferiscono un espatriato, cioè un italiano all’estero, altri una persona del posto. Scelte diverse con vantaggi e svantaggi, in fondo un italiano sembra più familiare, un locale ci innesta direttamente nella cultura locale.

Ma cosa fa un referente?

Il referente non è un amico, non è una persona alle nostre disposizioni e desideri, ma, come amo definirlo, è un alleato.
Un alleato dei bambini e delle coppie.
Un alleato che ha a cuore questa strana e impensabile avventura che è il fare famiglia incontrandosi a migliaia di chilometri da casa. E come gli amici di squadra quando giocavo bendandomi gli occhi, è quello che vede le cose prima e meglio di noi, conosce il percorso, le sue caratteristiche, le ricorrenze, le insidie. Sta in guardia, vigila sui nostri passi per orientarli, provvede con indicazioni e con la sua presenza affinché riusciamo ad arrivare in fondo al percorso.

In pratica, cosa fa un referente?

Le “LINEE GUIDA per l’ente autorizzato allo svolgimento di procedure di adozione di minori stranieri* “, dopo aver ricordato che ” è compito esclusivo dell’ente individuare i propri rappresentanti, referenti e collaboratori, nonché formalizzare con gli stessi, attraverso un accordo scritto, le modalità di assistenza e i servizi che dovranno essere forniti alle coppie in loco”, per quanto riguarda i compiti scrivono solo che la Commissione Adozioni Internazionali “ne autorizza l’impiego nell’attività di assistenza alle coppie durante il percorso adottivo”.
Ma cosa significa assistenza?

Ecco, qui ognuno di noi può avere aspettative diverse, personali, legate ai propri bisogni e alle proprie situazioni, ma se ci fermassimo a questo, potremmo fraintendere il suo ruolo.
Credo che possiamo dire che, senza dimenticare le varianti dovute ai diversi paesi e alle diverse procedure estere, il compito del referente abbia un aspetto oggettivo, che è quello di curare la permanenza, le pratiche, gli spostamenti, la documentazione, i contatti con avvocati, traduttori, tribunali, uffici, ma anche un lato soggettivo: è colui che ti accoglie, che organizza e accompagna quel momento magico che è l’incontro con tuo figlio e quel periodo speciale, strampalato e unico che è il primo periodo di vita insieme.

E’ importante che l’ente abbia un rapporto chiaro con il referente, che ci sia fiducia e trasparenza, che formalizzi, come scrivono le Linee Guida* “con gli stessi, attraverso un accordo scritto, le modalità di assistenza e i servizi che dovranno essere forniti alle coppie in loco, nonché le condizioni economiche sulle quali il rapporto di collaborazione si fonda.”

Anche riguardo la retribuzione dei referenti vale spendere una parola anche se il terreno si fa spinoso: mi è capitato spesso di imbattermi nello sfogo di persone che affermano di aver pagato per ottenere qualcosa… un appuntamento in un ufficio, un’accelerazione delle procedure, un documento che non arrivava.

Ecco, tutto ciò non sembra previsto dal regolamento della Cai che prescrive che “I collaboratori dell’ente all’estero devono essere retribuiti per le loro prestazioni soltanto dall’ente. Le coppie in carico all’ente non possono fare da tramite per i pagamenti. L’importo e le modalità di pagamento delle prestazioni devono essere indicati espressamente nell’accordo di collaborazione tra l’ente e il collaboratore.”

Tutto ciò è confermato dalle Linee guida in cui si legge “”È inoltre emerso in taluni casi che gli enti, nell’intento di evitare un aggravio dei costi bancari o comunque per esigenze di carattere pratico, non provvedono direttamente al pagamento delle spese sostenute all’estero per la procedura adottiva, lasciando che siano gli aspiranti genitori a provvedervi personalmente, versando nelle mani del referente la somma dovuta per le prestazioni rese da quest’ultimo, senza poi annotare successivamente sulle proprie scritture contabili l’importo oggetto di tale versamento. Tale condotta, oltre a non consentire alcun riscontro obbiettivo in ordine alla effettività ovvero alla reale entità del pagamento eseguito, risulta in aperto contrasto con la lettera e con lo spirito della normativa vigente, determinando il venir meno del requisito della trasparenza contabile, anche perché l’omessa annotazione dell’avvenuto pagamento di tali somme non consente in alcun modo di ricostruire, sulla base dell’esame della documentazione contabile, l’effettivo costo complessivo della singola procedura.”

Quando il nostro gioco è iniziato, quando siamo partiti per la Colombia un anno e mezzo fa, pur sentendoci come con gli occhi bendati, di fronte all’ignoto e timorosi, abbiamo sentito che eravamo una squadra, che anche se noi non conoscevamo il prossimo passo, lei sapeva dove andavamo, e ci siamo sentiti portati.
Nella nostra esperienza il referente ci ha accompagnato, sostenuto e supportato, è stata il miglior alleato nel nostro gioco di squadra.

Mamma adottiva, autrice de 'Un rapper alieno è atterrato nella nostra famiglia. Diario sincero di un’adozione internazionale'.

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