Ultima modifica 17 Giugno 2023

Quest’anno si è chiuso didatticamente: è finito, sciolto negli ultimi mesi come sale nell’acqua, sappiamo bene come.
Iniziano quei giorni in cui hai il cuore nel passato e gli occhi verso il futuro: che sia incerto è una certezza, ma gli insegnanti sanno che dovranno correre, con tutta la poesia del proverbio africano della gazzella e il leone, ma con la morale di Aldo “Non importa che tu sia armadillo o pavone… l’importante è che, se muori, me lo dici prima”.
Ecco, ce lo dicessero prima possibile.

scuola futuro incerto

A parte questo, bisogna ogni volta concentrarsi sul migliorare, sul “si può fare meglio”, sul cambiamento che è sempre necessario.
Riflettevo sul fatto che, se non avremo a settembre classi nuove da 15 unità, ora che sarebbe non solo utile, ma persino vitale, non le avremo più.

Avete presente le belle classi danesi, con 7 bambini in tutto che lavorano in una classe di 30 metri quadri? Ecco, noi in Italia non le avremo mai quelle classi in cui è facile parlare e ascoltare. Quelle dove se chiami un bambino ti sente alla prima; quelle classi dove se cade un bambino dalla sedia, cade libero… senza beccarne un altro.

L’unica soluzione che abbiamo è…? Continuare ad essere noi.

Un’ammirazione immensa per l’insegnante e scrittrice Valentina Pezzi, perché parla di noi: quelli che sentono tutta la poesia della scuola anche in mezzo al caos e al casino quotidiano, all’incertezza, al “dai che ce la facciamo nonostante tutto”.
Si sente tutto il nostro “esserci”, quell’esserci a volte amato, a volte odiato, a volte impotente, ma l’unico che c’è.
Quell’esserci, spesso moltiplicato per 4.
Noi ci siamo.
Potremmo non esserci?
Ora che è passato, mi rendo effettivamente conto che ci siamo stati; forse non tutti allo stesso modo, forse non tutti nella stessa misura…

Ma poi, qual era il modo?
Qual era la misura?
Qualcuno, a voi, a noi, l’ha detto?

E certo che avremo sbagliato, più di quanto non lo facciamo già in classe!

Ma in fondo ce la siamo impastata da soli, con i nostri pc a bloccarsi ogni 3×2, con le piattaforme che ci dicevano “Meglio foto che pdf” quando per i bambini erano “meglio pdf che foto”.
Quando per caricare un miserrimo video autoprodotto di 5 minuti ti dovevi per forza fare un canale youtube o pubblicare la tua voce su Vimeo (che manco se ti avessero pagato doppio l’avresti fatto in pre-covid) visibile e audibile dal mondo intero.
Ma perché l’abbiamo fatto?
Perché ci siamo guardati ore e ore di tutorial della Redeghieri, ché adesso quando sento la sua voce mi si alza agevolmente la pressione?
Perché?
Perché abbiamo sentito la tensione verso l’insegnamento e abbiamo rotolato grazie ad essa fino al 6 giugno.
Perché in fondo non facciamo più niente per lo stipendio, e neanche per gli aumenti di 20 euro lordi. Non facciamo più niente per la gente, ché tanto, hai voglia a spiegare.
L’unico motivo sono quella quarantina abbondantissima di testoline che entreranno in classe a settembre.

Vi spiego cosa faremo: metteremo loro al centro e chi s’è visto s’è visto (riferendomi anche al Covid).

Vi spiego un secondino cosa servirà: esserci, per occhi nuovi che non sanno come funziona, che sono lì per imparare ad essere e a stare insieme secondo nuove regole, che si aspettano qualcuno su cui contare per imparare.
Vi spiego la ricchezza che noi più di tutti apprezzeremo: averli davanti.
Porteremo con noi nuove conoscenze apprese convulsamente e autonomamente, per farne strumenti più efficaci per noi e i bambini.
Niente niente andrà sprecato.

Nulla di ciò che è stato andrà perso: successi ed errori.

Tutto verrà arricchito.
Mentre finisco questo pezzo ascolto, appunto, l’intro di un corso sulle nuove proposte inclusive e tecnologiche per la matematica con i presupposti che sono perfettamente nelle mie corde. La professoressa A. Baccaglini Frank che parla di non mettere mai un tetto preventivo all’apprendimento di un bambino, di contare sull’errore come occasione di crescita e apprendimento profondo, di lasciare che il bambino abbia il tempo di apprendere… chiudendo con la frase di Laurent Schwartz che sarà una delle prime frasi cartellonate in classe per il 2020-2021.

“La velocità non ha una relazione precisa con l’intelligenza”

E un grazie a tutti i nostri bambini, perché tutto ciò che mi hanno insegnato sarà qualcosa in più da dare ai prossimi.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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