Ultima modifica 17 Giugno 2023

Sarà perché crescendo si perde quel disincanto spacciatore di stupore. Sarà perché guardando il mondo devi aggrapparti forte a un filo di speranza che arrivino tempi migliori. Insomma mi trovo nel mezzo.

Non esattamente ‘quel mezzo’, ché i 35 li ho passati da un pezzo… però ecco, mi sento di averne viste abbastanza per parlare ai miei piccoli studenti che nel 2020 faranno un gran salto verso non so cosa, perché per ciascuno di loro sarà il primo salto nel buio.

In questi giorni di vacanza ho pensato non tanto a cosa augurare, ma a cosa dare (ed è da vedere se io ci riesca, ma è un fatto che io ci provi), perché in fondo le chiacchiere stanno a zero.

scuola 2020

Ci vogliono i fatti in questo mondo di paroloni.

Per la loro sopravvivenza mentale vorrei far comprendere che sbagliare fa parte della vita e della scuola, che devono essere loro per primi a convincersi che si può ripartire, perché gli altri, per invidia o per scoramento, remeranno contro.
E a quel punto bisogna volere più bene a se stessi e metterci grinta, la grinta di un ariete.

Vorrei fargli capire sempre più a fondo che non esiste una vita facile e che la soddisfazione viene dopo che hai faticato e anche pianto, perché no.
Ho un sacco di problemi da risolvere, che possono fare da metafora… e gliene lascerò uno, il più difficile, come compito di passaggio. Un oggetto di transizione che gli faccia capire che mai si è arrivati e che forse è proprio questo uno dei sensi del vivere.

Ci sono periodi lunghi in cui ti senti fradicio e continua a piovere.
Ma non può piovere per sempre, come diceva Eric Draven.

Vorrei far capire loro che quel mattone di fatica serve. E se non serve subito, servirà.
Il tempo è il solo mezzo per scoprirlo.

Vorrei che affrontassero le loro giornate pensando (e glielo farò notare ogni santa volta) che ogni azione ha una conseguenza.

Sono grandi ormai, devono avere come stile di pensiero il “se….allora”, perché quando si agisce si modifica la realtà e non si può pensare di farlo, punto.
Non possiamo cadere dal pero o girarci dall’altra parte se offendiamo o facciamo danni. No. Così funziona per gli ignoranti, gli insensibili, i violenti: devono essere diversi.

E visto che tanti adulti si comportano come fossero pietre rotanti spinte dal caso, padrone nemmeno del loro cervello, vediamo bene che non è una questione di età: è questione di stile ad ogni età.

Vorrei trasmettergli la nullità di alcuni giudizi e la validità di altri.

Anche se so che sarà la cosa più difficile.
Forse potrei parlargli della povertà o ricchezza mentale di chi li esterna.
O della differenza tra chi sa di non sapere e chi crede di essere Dio.
Forse potrei fargli vedere esempi di onestà intellettuale… e di come, se sei consapevole di ciò che sei, te ne infischi di chi ti considera meno di e vai avanti per la tua strada, anche da sola: Cristoforetti docet.

Sì, credo che uno dei tanti articoli che parlano della sua nuova missione all’ESA sarà una bella lettura da fare. Dimostrare che pur avendo toccato la fama attraverso il talento e la conoscenza, non sei mai esente da frustrazioni è fondamentale.

La differenza la fa come reagisci, come vuoi modificare la realtà, appunto.

E poi il diverso da me: gigantesco.

Cinque anni di vita col diverso. Abbiamo un mondo in classe ed è qui che si inizia a gestire il proprio atteggiamento, a decidere di essere inclusivi o esclusivi, a essere persone o dèi.
Gli parlerò di uomini e donne con lo studio del corpo umano.
Basta essere corretti, onesti, leali, per essere persone, ché uno stomaco, un fegato… un cuore, l’abbiamo tutti.
Dovremmo avere anche un cervello usato, ma questa non è una costante, purtroppo.

Gli parlerò, con lo studio dell’Universo, del fatto che il mondo è tondo e che non troverò mai un posto solo mio, che sarò sempre circondato da chi non è come me.

A cosa serve escludere?
Attenderò 53 risposte, le scriverò e le leggeremo insieme.
Dirò a cosa serve per me: a fare in modo che anch’io, poi, un giorno o l’altro possa essere escluso… perché io non ho nulla di diverso dall’altro e nessun Dio mi ha firmato una delega. Ecco, la delega… qualcuno pensa di averla. Attenti, in guardia, sempre.
L’unica che gli auguro di operare sempre è l’esclusione di chi viola volontariamente la libertà dell’altro. Di chi pensa di essere il metro di tutte le cose, di chi mena, di chi denigra. Via, lontano ma… Trovare il modo di denunciare.

Ripeto sempre a tutti i miei piccoli studenti, che dopo che si è provato a far da soli, se non si riesce l’unica strada è cercare aiuto.

Non è debolezza, ma forza di contrasto.
Se voglio fermare qualcuno che fa del male, cerco di farlo con ogni mezzo: visto Nemo?

Ultimo fatto: la distrazione del mondo è una piaga.

Ecco, farò in modo che si accorgano di chi sta male, di chi è triste, di chi è solo… perché non accade solo al tg, accade anche in classe.
E devono accorgersi, perché non accada in futuro che parcheggino l’auto sul marciapiede o di fronte alla rampa dei disabili “due minuti e la tolgo”… no.
Per stare al mondo bisogna stare svegli, anche per non creare Il Problema agli altri, per non rovinargli la giornata o la vita.

Scarpe buone, spalle grosse, cuore e cervello.
Buon 2020, buon anno del salto.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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