Scuola e famiglia: quanta attenzione c’è per i bisogni dei bambini?

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Scuola e famiglia: due realtà complesse che dovrebbero cooperare per il benessere dei bambini, invece a volte non è così. 

Questa settimana ho avuto diverse conferme a riguardo.

Premessa: non possiamo fare di tutta l’erba un fascio, però quando ci si imbatte nell’erba marcia, metaforicamente, un pensiero a riguardo credo sia consentito. 

Scuola e famiglia

I genitori affidano il proprio bambino prima all’asilo nido, poi alla scuola dell’infanzia, a quella elementare e così via.
In queste prime realtà, io credo sia di fondamentale importanza il ruolo della maestra o dell’educatrice, inteso come sostituto materno, se non in tutti i sensi ma per la maggior parte sì! I bambini devono poter trovare una figura di riferimento affettiva, ovvero capace di occuparsi anche delle richieste di affetto dei bambini, quando essi le esprimono.

Mi sono trovata a confrontarmi con alcune mamme, le quali raccontavano di personale poco accogliente, di maestre forti sostenitrici della teoria del “niente prendere in braccio”, di bambini trovati piangenti e poco consolati all’arrivo del genitore.

I bisogni affettivi dei bambini devono essere soddisfatti, indipendentemente dalle teorie o da mille altre scuse.

Altro capitolo: i bisogni fisici di cura.

Allo stesso modo, alcune mamme si trovano insoddisfatte nel sapere il proprio bambino poco accudito, ad esempio sotto il punto di vista dell’igiene.

I bambini hanno diritto anche a questo, quanto più sono dipendenti dall’adulto.

Qualcuno potrebbe pensare che sia anche utile spronare i bambini ad essere più indipendenti e questo campo della cura del corpo può essere effettivamente una buona base di prova.

Ma possibile, secondo voi, che ci sono ancora scuole trascuranti in tal senso?

Un ultimo bisogno, sul quale spesso nascono conflitti, è quello dello studio.
Alcuni bambini hanno dei bisogni speciali, legati all’apprendimento, il quale a volte può essere difficoltoso.

Le maestre hanno l’obbligo di seguire alcune indicazioni specifiche di insegnamento per questi bambini, eppure capita anche qui una certa incuria.

Ogni volta che sento un racconto in tal senso, da un genitore, per lavoro o semplicemente al parco, rimango basita.

Allora penso sia utile dirlo, senza voler polemizzare contro nessuno.

Perché anche se nella maggior parte dei casi le cose funzionano (mi piace immaginare sia così), penso che anche solo un caso di mal funzionamento sia già uno di troppo, andando esso a ledere il benessere di un cucciolo. 

Sono mamma di una splendida bambina. Terapeuta EMDR, Psicoterapeuta (specializzata in psicoterapia dell'infanzia, dell'adolescenza e delle coppie), Consulente per il Tribunale di Varese in materia di separazione/divorzi e Formatrice in progetti di prevenzione al maltrattamento ed abuso infantile. La psicologia non è solo un lavoro ma una vera e propria passione.

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