Ultima modifica 10 Gennaio 2019

Spesso quando si parla di adozioni si parla anche di “mamma biologica“.
Una persona che conosco, tempo fa ha partecipato ad un corso di formazione per nuove coppie adottive fatto da un ente riconosciuto. La psicologa, madre adottiva per giunta, parlava di come noi genitori adottivi dovremmo rapportarci ai genitori biologici dei nostri figli.
Questa psicologa, incalzata da una domanda della mia amica che si chiedeva come porsi emotivamente rispetto alla questione, spiegava come noi dovremo essere riconoscenti anzi, dovremmo adorare la madre biologica dei nostri figli.
Questo per il semplice fatto che la signora in questione non ha abortito una volta saputo di essere incinta.

madre biologica

Ora, al di là che io penso che nessuno possa dirmi quali sentimenti io posso o non posso provare nei confronti di chiunque, figuriamoci poi nei confronti di queste donne che, almeno io, non riesco neanche a definire  “madri”.
Mi chiedo come si possa anche solo pensare di dover essere grate a qualcuno che ha fatto così tanto male a dei bambini, bambini che per giunta adesso sono i miei figli.

Queste affermazioni mi sembrano
proprio il frutto di un buonismo infarcito di una certa dose di cinismo.

Come fai a compiacerti per un gesto del genere.

Devi pensare “per fortuna che quella donna non ha abortito così almeno tu sei potuta diventare madre e chissenefrega del dolore che hanno vissuto i tuoi figli per arrivare ad essere dichiarati adottabili? Scherziamo?
Diciamoci la verità fino in fondo, in certi paesi non esiste la possibilità di scelta nei confronti dell’aborto.
Non pensiamo che tutte le situazioni siano come quelle dei paesi più sviluppati dove c’è, se non il diritto all’aborto la possibilità di pagare e farlo in una struttura attrezzata.

In molti stati da cui provengono i bimbi adottivi questa possibilità non esiste, soprattutto nelle fasce più disagiate che sono poi quelle che sfornano un gran numero di bambini messi poi sotto tutela dello stato e resi adottabili.
Restano incinte e, sempre che non riescano a tirare su quei due soldi per sopravvivere spesso tengono il bambino per poi liberarsene.

Portano avanti la gravidanza non per scelta d’amore ma per forza.

Solo dopo  si preoccupano di cosa fare del fagottino frutto della notte di passione passata nove mesi prima.
Quando al bambino va bene, viene lasciato direttamente in ospedale (sempre nei paesi sviluppati) o in un luogo dove qualcuno si prenderà cura del nascituro. Quando va male, provano per un po’ a fare le madri e dopo aver fatto più danni della gramigna o spariscono o mollano il frugolino a qualcun altro.

Prendiamo un esempio pratico: la donna che ha generato i miei figli.

Quando le cose hanno cominciato ad essere troppo pesanti, dopo 4 dico 4 figli con tre uomini diversi, ha pensato bene di sparire mollando 3 dei 4 pargoli da soli in casa ed il più grande aveva 6 anni.
Cosa devo pensare di questa donna?
Che si è stancata della responsabilità che la maternità comporta?
Era forse troppo giovane?
Che era in una situazione disagiata?
Ma che dire dei milioni di madri che non sanno come far mangiare i proprio figli eppure non scappano?

Allora, che diavolo di scusante si può dare ad una “madre” così se non che è una, e sarò educata, irresponsabile, immatura ed egoista?

Ovviamente non tutte le situazioni si presentano come ingiustificabili.
Purtroppo situazioni in cui non si hanno alternative ci sono, ma la maggioranza degli abbandoni sono il frutto di ignoranza, superficialità ed egoismo.
Quell’egoismo che mette il proprio benessere davanti a tutto anche a quello dei propri figli.

Certo, queste situazioni ci sono quando si nasce e si cresce in un ambiente talmente degradato che fare altre scelte risulta difficile ma, se la vediamo in questa ottica, ogni madre che vive in questo ambiente dovrebbe abbandonare i propri figli.
Invece, fortunatamente, non succede.
Ci sono madri amorevolissime che muoiono anche di fame per sfamare i propri  bambini. Madri che arrivano a prostituirsi o a rubare per dar da mangiare ai loro figli.
Insomma ci sono donne che mettono a repentaglio la loro stessa vita per il bene dei propri bambini. Quelle che fanno la scelta dell’abbandono hanno quella sfaccettatura di irresponsabilità e di egoismo che altre madri non hanno benchè siano nella stessa situazione disagiata.

Tornando a me, ovviamente mi comporterò da persona matura e responsabile e non parlerò mai male della donna che ha generato i miei figli davanti a loro.
Ma da qui a dire loro che “poverina ha dovuto fare la scelta che ha fatto e voi dovete capirla” no, questo mai.

La seconda valutazione che faccio rispetto alla “santificazione” queste persone è che, purtroppo, i bambini devono dare “la colpa” a qualcuno di quello che è successo.

Se non colpevolizzano chi li ha abbandonati arrivano a colpevolizzare sé stessi.

Sono loro che si pensano “brutti, sporchi e cattivi”, diventanto ai loro stessi occhi i responsabili del loro abbandono. Sono loro che pensano di meritare quello che è successo.
Allora ditemi se posso io, madre, anche solo vagamente permettere che i miei figli pensino che è colpa loro e non di chi li ha abbandonati. Lasciare che si facciano carico non solo del dolore che l’abbandono porta ma anche la responsabilità di quello che è accaduto.

Ma non scherziamo!

E soprattutto mi piacerebbe che a questi corsi non facessero il lavaggio del cervello ai futuri genitori adottivi.

Riminese trapiantata per amore in Umbria da ormai 18 anni. Ex dietista e mamma attempata, di due fantastici figli del cuore che arrivano dal Brasile. Ma il tempo passa e i figli crescono (e non sia mai avere mamma sempre fra i piedi) ho ripreso a studiare e sono diventata Mediatore familiare, civile e commerciale. E a breve...mediatore penale.

4 COMMENTS

  1. Elisabetta, mi piace come scrivi, ma stavolta non mi ci trovo. Sono d’accordo che nessuno possa dirmi quali sentimenti debba provare. Ma non condivido le idee sull’aborto nè la critica a certo modo di sentire denominato “buonismo”. Proprio perchè nessuno può dirci cosa provare, ognuno ha i propri sentimenti verso il genitore biologico dei propri figli, generato dalla propria situazione personale.

  2. Non pretendo che siate sempre in accordo con me cara Gabri, non sarebbe possibile. Quello che intendevo, e non so se mi sono riuscita a spiegare, è che mi piacerebbe nei percorsi preparatori ai nuovi futuri genitori è un po più di realismo e meno occhiali rosa. Se viene detto che il sentimento che si deve provare è quello e solo quello il rischio è di generare sensi di colpa in coloro che questo sentimento proprio non lo sentono. Ed il senso di colpa non è mai, secondo me, un buon compagno di viaggio. Per quanto riguarda l’aborto l’unica considerazione che ho fatto è che non è che queste donne non lo fanno per una scelta di vita ma perché non hanno alternativa perché se l’avessero credo che purtroppo molte lo sceglierebbero. Questo non mi pone per l’aborto ma per la possibilità di scelta e questo in molti paesi non esiste.

  3. Mi scuso se mi permetto di commentare l’articolo, scritto col cuore, ma che mi ha lasciato comunque molto amaro in bocca.
    Io sono una mamma bío, aspirante adottiva, se così posso definirmi, perché in realtà non ho ancora dato alcuna disponibilità all’adozione, visto il 75% della famiglia non ancora del tutto convinto della scelta…
    Sebbene mi sia chiaro quanto amore provi per i sui figli, che è pari, se non superiore a quello che provo io per i miei, non credo comunque sia giusto giudicare così malamente le mamme biologiche che hanno lasciato i loro figli. Ogni situazione è sé.
    Capisco la rabbia per il male fatto a chi è innocente. L’impotenza di non riuscire magicamente ad assorbire tutto il male che è attorno e dentro ai nostri figli e farlo sparire dentro di noi, ma io, da madre, non mi sento di giudicare male un’altra madre o non madre.
    Non giudico, non perché queste donne non hanno abortito. È vero, può non essere stata una scelta possibile e se avessero potuto, l’avrebbero fatto. Ma neanche perché sono e restano persone, irresponsabili, immature ed egoiste.
    Lo sono e allora? Chi siamo noi per giudicare? Io sono la prima a riconoscere che i miei figli sono la cosa che amo e odio di più al mondo! Non li lascerei mai per nulla al mondo, ma se ogni tanto potessero sparire… Solo per il tempo di riuscire a fare una conversazione di trenta secondi, senza quarantacinque mamma in mezzo. E nonostante questo, sarei pronta comunque a complicarmi ulteriormente la vita.
    Ma io ho il sostegno di mio marito.
    Per quanto a volte indesiderato, quello dei miei genitori, della scuola, degli amici.
    Non mi sento di giudicare chi scappa. È un codardo che fa male, tanto male a chi non ne può niente. Ma non vengono giudicati allo stesso modo quei genitori assenti che restano ufficialmente tali, ma che appena possono si rifugiano nel lavoro per scappare a loro volta dalla responsabilità genitoriale.
    Loro possono.
    Prova a chiedere a 10… 100 madri modello, quanto erano dispiaciute per l’inizio della scuola. Io la risposta la so. Non ho bisogno di chiedere. Loro sono là a rimboccare le coperte ai loro figli, è vero. Ma non me la sento di giudicare chi non ha avuto il fegato di affrontare la responsabilità enorme che è educare e crescere un figlio. Se ne pentirà comunque da solo e se non lo farà, significa soltanto che ha fatto la scelta giusta.

    • Cara Sonia è quel ” quasi mamma adottiva” che cambia la prospettiva fra noi. Quando scoprirai il dolore negli occhi dei tuoi figli, quando vivrai la loro rabbia sulla tua pelle può essere che vedrai il mio punto di vista con altri occhi. Non sono neanche eccessivamente critica nei confronti delle mamme anzi comprendo bene che in società dove i livelli di povertà sono alti c’è anche un’ altra percentuale di ignoranza(vero nel senso della parola) che porta a questo tipo di scelte. La mia critica più forte è comunque sulla scelta di alcuni enti che ancora sono reticenti nel raccontare la realtà delle adozioni come ho scritto nella risposta a Gabriella. Ti auguro di raggiungere il tuo bimbo il più presto possibile.

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